
La fase di sperimentazione dell’AI è giunta al termine e il cloud privato è ormai l’ambiente in cui vengono distribuiti i carichi di lavoro enterprise basati sull’AI, in un’ottica di sicurezza e scalabilità. Questa è la conclusione principale del “Private Cloud Outlook 2026”, un nuovo rapporto pubblicato da Broadcom.
Mentre il rapporto dello scorso anno evidenziava un deliberato “cloud reset” volto a ristabilire l’equilibrio tra cloud pubblico e privato, il 2026 segna un’accelerazione verso un vero e proprio punto di svolta nell’ambito dell’AI. Questo cambiamento è determinato da tre fattori – costi, complessità e controllo – che gli ambienti di cloud pubblico faticano sempre più a gestire per l’implementazione su larga scala dell’AI in produzione. Questi i principali risultati emersi dal rapporto:
“Man mano che le aziende passano dalle fasi pilota all’implementazione dell’AI su scala operativa, i costi infrastrutturali e operativi aumentano vertiginosamente, emergono lacune nella sicurezza e la complessità si amplifica. I dati emersi dalla ricerca sono chiari: le aziende preferiscono sempre più spesso il cloud privato per l’AI in produzione”, ha dichiarato Prashanth Shenoy, vice president of marketing, VMware Cloud Foundation Division di Broadcom.
“Anche in Italia si sta delineando uno scenario sempre più chiaro: il cloud privato sta diventando la piattaforma preferita per portare l’AI in produzione in modo affidabile e sostenibile. Le aziende stanno accelerando in questa direzione per ottenere maggiore controllo sui dati, garantire performance più prevedibili e rispondere con maggiore efficacia alle crescenti pressioni su costi e complessità operativa”, ha dichiarato Mario Derba, Managing Director per Italia e Iberia di Broadcom.
Il cambiamento nell’inferenza: l’AI in produzione trova la sua collocazione nel cloud privato
Il dato saliente del rapporto di quest’anno è la portata e la rapidità del cambiamento nell’ambito in cui le aziende eseguono i carichi di lavoro di AI. Sebbene il cloud pubblico rimanga un ambiente valido per i progetti pilota di AI e gli esperimenti di addestramento dei modelli, i costi legati all’esecuzione dell’inferenza su larga scala raccontano una storia diversa: il 56% delle aziende esegue o prevede di eseguire l’inferenza di produzione sul cloud privato, rispetto al 41% sul cloud pubblico. Un’inversione di tendenza rispetto alla quasi parità registrata lo scorso anno. Il calo di 15 punti percentuali della quota del cloud pubblico nei carichi di lavoro di AI di produzione in un solo anno è uno dei cambiamenti più significativi emersi dal rapporto di quest’anno.
Il motivo è chiaro. Come hanno spiegato i responsabili IT interpellati, il cloud pubblico è troppo costoso e non sufficientemente regolamentato per gestire carichi di lavoro AI su larga scala. Per i progetti pilota e la formazione, alcuni compromessi in termini di agilità possono essere accettabili. Ma quando le organizzazioni devono espandersi, i costi e i requisiti di governance spingono i carichi di lavoro a tornare in-house. Il 62% dei responsabili IT dichiara infatti di essere molto o estremamente preoccupato per i costi infrastrutturali legati all’esecuzione dell’AIgenerativa e agentica, mentre il 36% afferma che l’AI sta attivamente generando nuovi requisiti in materia di protezione dei dati, privacy, controlli di sicurezza e gestione dei rischi.
Il mandato della sovranità: la geopolitica ridefinisce la strategia infrastrutturale
Nel 2026 la geopolitica è entrata a far parte del dibattito sull’infrastruttura. Quattro responsabili IT su cinque dichiarano ora che la geopolitica sta influenzando direttamente la strategia e le operations IT. La sovranità dei dati è passata dall’essere un semplice requisito di conformità a una priorità a livello di consiglio di amministrazione, e i requisiti di sovranità e residenza dei dati (54%) hanno superato la compliance specifica per giurisdizione (51%) come principale fattore geopolitico che influenza le decisioni relative alle infrastrutture. I settori con elevati requisiti di sicurezza e conformità – servizi finanziari, settore pubblico, sanità e scienze della vita – sono in prima linea in questo cambiamento. Per queste organizzazioni, la combinazione fra volumi di dati generati dall’intelligenza artificiale, complessità della governance transfrontaliera dei dati e aumento dei costi e degli oneri di governance del cloud pubblico sta fornendo argomenti convincenti a favore di un’infrastruttura cloud privata che mantenga i dati sensibili sotto il controllo dell’organizzazione.
Il bilancio dei costi: il modello economico del cloud pubblico sta entrando in crisi
Il costo è ormai diventato la preoccupazione principale riguardo al cloud pubblico, superando la sicurezza come sfida numero uno, con un aumento dal 26% nel 2025 al 31% nel 2026. I dati relativi agli sprechi sono impressionanti: il 97% dei responsabili IT ritiene che una parte della propria spesa per il cloud pubblico risulti inutilizzata, mentre il 52% ritiene che tale spreco superi il 25% del proprio budget totale destinato al cloud pubblico.
Questi aspetti economici si traducono direttamente in attività di repatriation. L’83% delle aziende sta ora valutando di spostare i carichi di lavoro dal cloud pubblico a quello privato, mentre il 50% ha già riportato in casa almeno una parte di essi. I tre principali fattori che determinano la repatriation sono la sicurezza e la conformità (51%), la prevedibilità dei costi e le prestazioni (39%). L’aumento esplosivo della prevedibilità dei costi come fattore determinante per la repatriation è uno dei cambiamenti più significativi rispetto all’anno precedente nel rapporto, a sottolineare quanto profondamente sia peggiorata l’economia del cloud pubblico nell’era dell’AI.
In questo contesto, l’intenzione di investire nel cloud privato sta accelerando. La propensione alla spesa per il cloud privato sta crescendo a un ritmo doppio rispetto a quella per il cloud pubblico, con un aumento di 21 punti contro i 10 punti in un orizzonte triennale, e il 58% dei responsabili IT indica ora la creazione di nuovi carichi di lavoro sul cloud privato come una priorità assoluta, in aumento rispetto al 53% di un anno fa.


























































