
Il mercato dell’infrastruttura IT sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato, l’aumento dei costi dell’hardware e la disponibilità di componenti come RAM e storage impongono alle aziende di ottimizzare gli investimenti; dall’altro, la necessità di modernizzare gli ambienti virtualizzati porta molte organizzazioni a valutare alternative alle piattaforme tradizionali.
In questo scenario Sangfor Technologies sta lavorando su più fronti: dal Memory Tiering su NVMe per ottimizzare l’utilizzo della memoria nelle infrastrutture HCI, all’integrazione con Veeam Backup & Replication 13.1 per rafforzare la protezione del dato. A queste tecnologie si aggiungono strumenti per rendere più semplici le migrazioni da VMware e una strategia che integra infrastruttura, virtualizzazione, sicurezza e business continuity.
Ne abbiamo parlato con Simone Protano, Senior Presales Manager di Sangfor Technologies Italia, partendo proprio dalle novità tecnologiche per arrivare alla strategia dell’azienda, al rapporto con il canale e al recente Partner Summit internazionale di Shenzhen.
Partiamo dalle novità tecnologiche: Sangfor ha introdotto il Memory Tiering su NVMe per HCI: quali esigenze concrete dei clienti volete risolvere con questa tecnologia e in quali scenari può fare davvero la differenza?
“È un momento particolare per il mercato, perché dall’inizio del 2026 il costo dell’hardware, e soprattutto quello della RAM e dei dischi, ha subito un incremento molto elevato. Ci troviamo in una situazione di shortage sia per la RAM sia per i dischi, con prezzi che sono arrivati a essere anche cinque volte superiori rispetto all’inizio dell’anno.
Per Sangfor, che è un software vendor, l’infrastruttura rappresenta comunque un elemento importante su cui lavorare. Il mondo della virtualizzazione è il nostro ambito e la RAM è una delle componenti più difficili da ottimizzare. Se ho una determinata quantità di RAM disponibile, infatti, non posso andare molto oltre quella capacità.
Abbiamo quindi deciso di investire su una tecnologia che già utilizzavamo nello storage, applicandola alla memoria. Il Memory Tiering permette di affiancare alla RAM un disco NVMe e di aumentare, in un rapporto 1:1, la memoria effettivamente visibile dal sistema. Per esempio, con 256 GB di RAM e il Memory Tiering posso arrivare a farne vedere 512 GB al sistema.
Naturalmente le performance di un disco NVMe sono inferiori a quelle della RAM, quindi abbiamo sviluppato la tecnologia in modo da poterla utilizzare selettivamente. È possibile scegliere quali macchine virtuali sono adatte al Memory Tiering e quali, invece, devono continuare a utilizzare esclusivamente la RAM. Un database particolarmente performante, per esempio, potrebbe non essere il candidato ideale, mentre altri server possono sfruttare questa tecnologia senza impatti significativi sulla user experience.
È una soluzione che ci sta dando soddisfazioni perché, in alcuni progetti, parliamo di decine di migliaia di euro di risparmio senza impattare sulle performance o creare disservizi per il cliente finale. Molte trattative avevano infatti subito rallentamenti perché i budget definiti a fine anno erano diventati completamente disallineati rispetto ai nuovi prezzi dell’hardware. Il Memory Tiering nasce anche per rispondere a questa esigenza”.
Un altro fronte importante è quello della protezione dei dati: Sangfor aSV è ora supportato da Veeam Backup & Replication 13.1. Cosa cambia concretamente per aziende e partner e quale ruolo gioca questa integrazione nella strategia di data protection di Sangfor?
“Questa è un’altra importante novità, lanciata a metà di quest’anno, sulla quale lavoriamo in realtà da più di due anni. È una vera partnership, perché ha coinvolto sia il nostro reparto di ricerca e sviluppo sia quello di Veeam. Il lavoro ha portato all’ufficializzazione del supporto con la versione 13.1 di Veeam Backup & Replication lo scorso 30 luglio.
Sangfor ha sempre avuto funzionalità di backup standard all’interno delle proprie licenze, ma il mercato richiedeva una protezione del dato più puntuale e orientata alla sicurezza. Grazie all’integrazione con Veeam possiamo sfruttare funzionalità come l’immutabilità, la protezione dei backup e la retention a lungo termine, anche su supporti come il tape, particolarmente importante in alcuni settori, come quello finanziario.
Questa sinergia amplia le possibilità per i nostri partner. È inoltre particolarmente importante in un momento in cui le aziende stanno valutando alternative nel mondo della virtualizzazione. Un cliente che vuole adottare Sangfor può farlo senza essere costretto a cambiare anche il proprio sistema di backup, soprattutto se utilizza già Veeam e ne riconosce il valore.
Riteniamo quindi che questa integrazione possa permettere a Sangfor di essere considerata anche da quei clienti che in passato non avevano approfondito la soluzione, proprio perché non era presente tra le piattaforme supportate da Veeam”.

Negli ultimi mesi Sangfor ha lavorato anche per rendere più semplici e veloci i percorsi di migrazione dalle infrastrutture legacy. Il nuovo motore di cold migration e cloning di HCI è, nei test dichiarati, fino a cinque volte più veloce rispetto al workflow nativo VMware. Quanto pesa oggi il tema della migrazione da VMware nelle richieste che ricevete dal mercato italiano?
“VMware è uno standard di fatto, non solo in Italia ma a livello internazionale, e copre oltre il 90% dell’installato. Ha avuto un ruolo fondamentale nella prima grande trasformazione delle infrastrutture IT, quella che ha portato dai sistemi fisici alla virtualizzazione.
Per questo, quando ci proponiamo come alternativa, una delle prime domande che riceviamo sia dai clienti finali sia dai partner è: “Avete la possibilità di migrare e importare le macchine da VMware?”. È normale, perché un cliente difficilmente vuole rifare tutto da zero e ha bisogno di poter importare almeno una parte significativa dell’ambiente esistente.
Sangfor ha da sempre un sistema di migrazione che abbiamo progressivamente ottimizzato. L’ultima evoluzione, anche alla luce dei test di affidabilità e velocità, ci permette di fare in modo che l’importazione delle macchine virtuali non sia più percepita come un passaggio critico, ma come una normale fase del cambio di tecnologia.
Ciò è particolarmente importante per il mercato delle PMI, che rappresenta una fascia su cui stiamo lavorando molto. In queste aziende l’IT è fondamentale, ma la migrazione deve essere un’operazione standard e non una complicazione. Per tale motivo abbiamo investito molto in questa direzione”.
Guardando queste novità nel loro insieme (HCI, virtualizzazione, backup e sicurezza) qual è oggi la direzione della strategia Sangfor? State costruendo un’offerta sempre più integrata per accompagnare il cliente dall’infrastruttura alla protezione del dato?
“Sangfor ha due anime che cerchiamo di far convergere sempre di più nei nostri prodotti: l’infrastruttura e la sicurezza. Il nostro leitmotiv è offrire soluzioni semplici ma allo stesso tempo sicure. Siamo nati 26 anni fa con una soluzione di sicurezza e ci siamo poi evoluti, da oltre 15 anni, nell’infrastruttura e nella virtualizzazione.
Quest’anno abbiamo anche lavorato sull’ottimizzazione delle licenze, creando bundle che rendono più semplice il licensing. Abbiamo inoltre inserito funzionalità di sicurezza già nella licenza base, come il firewall distribuito per la micro-segmentazione della rete.
Lo riteniamo un livello di protezione cybersecurity dal quale oggi un’infrastruttura non può prescindere. Vogliamo quindi essere un’alternativa valida a VMware non solo per singoli progetti, ma per tutte quelle organizzazioni che hanno esigenze di business continuity e disaster recovery.
Le normative sono sempre più stringenti, dal GDPR alla NIS2 e molte aziende, direttamente o perché inserite in determinate filiere, devono confrontarsi con questi requisiti. La nostra soluzione punta a coprire questi aspetti a 360 gradi, offrendo un’infrastruttura sicura by design”.
Sangfor ha una strategia molto focalizzata sul canale e punta a rendere i partner più confidenti sulle tecnologie, sulla formazione pratica e sulla forte presenza sul campo (come abbiamo approfondito in questa intervista a Marco Barbieri, PreSales Engineer della società). Come sta evolvendo il rapporto con i partner italiani e quali competenze ritenete oggi più importanti per affrontare la trasformazione delle infrastrutture IT?
“La nostra strategia è 100% canale: lavoriamo in ottica B2B e non abbiamo un contatto diretto con il cliente finale se non attraverso i nostri partner. Abbiamo comunque una struttura sul mercato italiano molto capillare e, quando serve, affianchiamo i partner per dare evidenza della presenza del vendor.
Per noi è fondamentale costruire un rapporto di trust con i partner e aiutarli a mantenerlo con i loro clienti storici, che in questo momento stanno chiedendo alternative. È quindi importante continuare con una formazione costante. Organizziamo corsi gratuiti per presentare le nuove funzionalità e formare anche le nuove persone che entrano negli organici dei partner.
Dal partner ci aspettiamo soprattutto una conoscenza del mondo IT italiano: dei clienti, del mercato e delle sue esigenze. È una partnership nel vero senso della parola, nella quale possiamo mettere insieme le nostre competenze tecnologiche e la conoscenza del mercato da parte del partner.
Il partner ideale, quindi, è una realtà strutturata, che conosce il mondo IT e valuta l’opportunità di proporre soluzioni innovative come quelle Sangfor, con l’obiettivo finale di creare valore per il cliente”.
Chiudiamo infine con il Partner Summit di Shenzhen: far convergere i partner nella sede centrale per mostrare l’organizzazione, la struttura, le innovazioni e le nuove tecnologie è un modo per valorizzare l’importanza del partner e fidelizzarlo. E’ secondo voi una strategia oggi vincente e distintiva?
“Sì. Anche quest’anno, poche settimane fa, abbiamo organizzato il Partner Summit, che in questa occasione aveva una dimensione mondiale. È un evento che ci permette di valorizzare concretamente la partnership.
Shenzhen è il cuore pulsante della tecnologia e dell’innovazione Sangfor. Abbiamo un building con un importante demo center e ci piace dare ai partner la possibilità di vedere e toccare con mano le tecnologie. Per i partner storici che hanno dimostrato di credere nella nostra strategia c’è inoltre stata la possibilità di conoscere in anteprima alcune novità.
Una parte importante è rappresentata dai laboratori, dove le roadmap vengono provate e testate, ma soprattutto dal dialogo diretto con i Product Manager delle diverse soluzioni. I PM sono presenti durante il Summit e possono confrontarsi con i partner sia sul piano tecnologico sia su quello strategico.
Per noi questo confronto è molto importante perché siamo sempre interessati ad ascoltare i trend del mercato. Abbiamo le nostre idee e le nostre roadmap, ma i partner lavorano quotidianamente sul campo e possono fornire indicazioni preziose sulle esigenze dei clienti. Questo dialogo può diventare anche uno stimolo per sviluppare soluzioni future o vere e proprie alleanze.
Il nostro obiettivo è proprio dare ai partner la possibilità di vedere dove nasce la tecnologia, di toccarla con mano e di confrontarsi direttamente con chi la sviluppa”.
E l’intelligenza artificiale?
“È sicuramente un tema che rappresenta il futuro, ma anche il presente. Sangfor può essere un viatico per chi vuole ragionare sulla private AI e costruire un’infrastruttura dedicata in un ambiente privato. È un ambito ancora giovane e in crescita, ma siamo presenti anche in questa direzione.
L’intelligenza artificiale è un tema dal quale ormai non può prescindere l’intero ambiente in cui Sangfor opera. Non è da poco che ci stiamo lavorando, ma, come accade con tutte le nuove tecnologie, serve tempo perché possano diventare pienamente affidabili. Sarà sicuramente un argomento che approfondiremo ancora nel 2027”.
























































