In questo articolo Fosca Pellegrinotti Mari di ExportUSA parla della fuga di cervelli e della sua esperienza di successo negli Stati Uniti.

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La fuga di cervelli è un fenomeno che caratterizza l’Italia da decenni, con molti dei nostri migliori talenti che scelgono di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità di lavoro e di sviluppo professionale. Dati ISTAT dimostrano che oltre un milione di connazionali altamente qualificati ha lasciato il paese dal 2010 al 2020 con gli Stati Uniti in testa come destinazione più popolare. Una tendenza, questa, che comporta la perdita di talento e di competenze e si traduce, giocoforza, in minore capacità di innovazione, crescita economica e creazione di posti di lavoro qualificati e qualificanti. Fortunatamente gli Italiani all’estero sentono ancora un forte legame con le proprie radici e hanno sete di trasferire il proprio know-how: è il caso di Fosca Pellegrinotti Mari, Vicepresidente di ExportUSA, società di consulenza che affianca l’internazionalizzazione delle imprese nel mercato americano. Veneziana, classe 1987 e residente negli States dal 2012, Fosca Pellegronotti ha iniziato la sua carriera con un tirocinio, per poi scalare tutti i possibili ruoli aziendali sino a raggiungere i vertici.

L’Italia”, afferma Fosca Pellegrinotti Mari, “dovrebbe attrarre cervelli, non rincorrerli. Manovre come quelle per il loro rimpatrio sono sicuramente seducenti, ma sono anche un’altra evidenza del fatto che si continua a guardare al passato invece che al futuro”.

Lo dice a malincuore, consapevole che la qualità della vita nel Bel Paese è alta. Tuttavia, una nazione che investe sugli incentivi fiscali come strumento per stimolare i rimpatri delle nostre eccellenze cura, secondo lei, solo una parte del problema della fuga di cervelli. Affinché ci sia qualcosa a cui tornare è necessario guardare alle risorse con alto potenziale che ancora non hanno scelto se sfruttarlo altrove.

Per mantenere saldo il contatto con l’Italia, Fosca Pllegrinotti Mari intraprende molte attività formative e divulgative per raccontare alle nostre PMI quali sono le modalità che regolano l’export delle imprese italiane negli States. La sua non è stata una fuga, ma la curiosità e la voglia di entrare in un contesto ricco di sfide. Ha lasciato casa con la tranquillità di ritrovarla al suo ritorno, arricchita del bagaglio che allontanarsi comporta. Tutti i giorni si confronta con aziende, imprenditori e giovani alla ricerca del sogno americano.

Questo”, aggiunge, “mi ha consentito di mantenere una certa vicinanza agli oneri e onori del nostro paese, alimentando in me la convinzione che in Italia ci vorrò tornare, ma che lo farò per godermi la pensione”.