Le organizzazioni stanno introducendo nei propri processi operativi veri e propri “dipendenti digitali”

human in the loop uomo robot dipendenti digitali - pexels

Di fronte a un panorama di minacce in costante evoluzione, board aziendali e CISO stanno comprensibilmente concentrando gli investimenti sulla costruzione di muri sempre più alti. Eppure, mentre l’attenzione è puntata sull’intelligenza artificiale come strumento efficace di minaccia a supporto degli hacker, un rischio senza precedenti si sta insinuando silenziosamente nei data center e negli ambienti cloud-native delle aziende: gli agenti AI autonomi. Le organizzazioni stanno introducendo nei propri processi operativi veri e propri “dipendenti digitali”, a cui vengono affidate attività complesse, capacità decisionali e, soprattutto, privilegi di sistema elevati. Tuttavia, ciò avviene senza fornire loro un badge di sicurezza adeguato e senza i controlli che verrebbero applicati a qualsiasi operatore umano. Il risultato? Ancora prima che si registrino attacchi dall’esterno, è molto probabile che l’AI interna cancelli o corrompa i dati, semplicemente per un errore di calcolo o un’allucinazione algoritmica.

Il rischio a velocità macchina

Non si tratta di scenari fantascientifici, ma di rischi operativi tangibili che attraversano trasversalmente ogni settore. Nel mondo del Finance e delle Assicurazioni, ad esempio, un agente AI incaricato di ottimizzare i database o automatizzare le pratiche di mutuo potrebbe, a causa di un’istruzione mal interpretata, sovrascrivere in pochi secondi terabyte di dati storici legati alla compliance normativa, bloccando di fatto l’operatività dell’istituto e scatenando sanzioni milionarie.

Dinamiche altrettanto critiche si potrebbero riscontrare nella Sanità. In un ospedale moderno, un’AI autonoma impiegata per riorganizzare i flussi delle cartelle cliniche elettroniche o gestire la supply chain dei farmaci potrebbe, a causa di un errore algoritmico con privilegi di amministratore, cancellare i log di accesso o corrompere i file diagnostici. In un contesto simile, a rischio non è solo la business continuity, ma la salute stessa dei pazienti.

Guardando al cuore del tessuto produttivo italiano, settori come Manifatturiero e Industria 4.0 si affidano sempre più agli agenti AI, ad esempio per ottimizzare le catene di montaggio e gestire i sensori IoT. Se un “dipendente digitale” dovesse inavvertitamente resettare le configurazioni di produzione o cancellare i dati di telemetria, l’intera linea si fermerebbe istantaneamente, causando danni incalcolabili per il business.

La risposta: resilienza unificata nell’era dell’agentic enterprise

In uno scenario di concorrenza sempre più spinta, la soluzione non è certo quella di frenare l’innovazione. Ma le aziende italiane devono poter adottare l’intelligenza artificiale in totale sicurezza per rimanere competitive in quella che viene definita l’era dell’agentic enterprise. Tuttavia, la fiducia nell’automazione deve essere bilanciata da un’adeguata strategia di cyber resilience.

Oggi non è più sufficiente eseguire il backup dei dati, ma è necessario unificare protezione dei dati, resilienza delle identità e capacità di recovery su un’unica piattaforma. Se un agente AI esce dallo schema indicato e compromette un ambiente critico, l’azienda deve essere in grado di accorgersene immediatamente e, soprattutto, di garantire i ripristini più rapidi e completi non solo dei dati, ma di tutte le attività aziendali.

È necessario smettere di pensare alla sicurezza solo come a uno scudo contro i criminali informatici che si trovano all’esterno. La vera resilienza aziendale significa essere pronti a superare gli incidenti e mantenere i servizi di business attivi, anche quando l’errore proviene dal dipendente più veloce, instancabile e, purtroppo, fallibile: l’intelligenza artificiale.

Di Vincenzo Granato, Country Manager di Commvault Italia