Problemi e configurazioni errate sono una delle cause principali di violazioni e interruzioni di servizio

Cloud pubblico, attenzione agli errori di configurazione

Da qualche anno la crescita dei servizi cloud è inarrestabile, soprattutto ora che le aziende hanno la necessità di gestire una forza lavoro che opera ancora in gran parte da remoto. Questo ha contribuito ad accelerare esponenzialmente il processo di digitalizzazione, ma allo stesso tempo ha fatto nascere nuove e imprescindibili sfide per le divisioni IT. Secondo lo studio “State of Cloud Security Concerns, Challenges, and Incidents”, pubblicato a inizio del 2021 dalla Cloud Security Alliance (CSA) in collaborazione con AlgoSec, quando si parla di progetti legati al cloud pubblico per il 58% degli intervistati la preoccupazione primaria è la sicurezza.

Oltre a dover fare i conti con cyber criminali sempre più evoluti e sofisticati, infatti, lo studio ha riscontrato che problemi e configurazioni errate del cloud pubblico risultano essere una delle cause principali di violazioni e interruzioni di servizio. L’11% degli intervistati ha segnalato di aver subito, nell’ultimo anno, almeno un incidente di sicurezza dovuto a problemi causati dal provider di cloud (26%) o da configurazioni errate della sicurezza (22%).

I clienti sono alla ricerca del miglior modo per archiviare e gestire i propri dati all’interno dell’azienda come parte del processo di digitalizzazione ed è per questo che, nello scenario attuale, le aziende sono sempre più propense a prendere in considerazione offerte di multi-cloud o cloud-ibrido per ottenere il meglio da ogni soluzione. A conferma del trend, secondo un rapporto IDC, entro il 2022 oltre il 90% delle aziende farà affidamento a un modello di soluzioni di cloud ibrido. A differenza del cloud pubblico, infatti, i cloud privati si sono dimostrati più affidabili dal punto di vista della sicurezza, nonché la soluzione perfetta per ridurre i costi e fornire maggiore flessibilità tra modelli di costo CapEx e OpEx. Per soddisfare le esigenze di un mercato in continua evoluzione, da anni Infinidat investe nello sviluppo di soluzioni innovative e ad oggi siamo in grado di offrire ai nostri clienti uno storage on-prem che garantisce la stessa esperienza che si avrebbe nel cloud pubblico ma con un approccio private cloud, mantenendo i dati aziendali in un ambiente totalmente controllato e protetto, con una elevata semplicità d’uso e con l’aggiunta di una flessibilità senza eguali in termini di costi. Grazie a Elastic Pricing, infatti, assicuriamo ai nostri clienti la possibilità di passare dinamicamente da un accordo CapEx a uno OpEx senza dover pagare penali e senza dover spostare fisicamente i dati. Inoltre, grazie alla certificazione AWS Outposts Ready, Infinidat consente ai clienti di AWS di sfruttare on-prem il nostro storage in connessione con la soluzione Outposts per la centralizzazione dei dati che necessitano di elevate prestazioni e maggiore sicurezza. La partnership con AWS ha permesso, infatti, alle aziende di integrare le soluzioni storage di Infinidat più facilmente, traendo vantaggio da una soluzione di gestione dei dati completa per qualsiasi applicazione nel proprio ambiente, su AWS Outposts o nelle regioni AWS, per un’esperienza ibrida consistente”, spiega Donato Ceccomancini, Country Manager di Infinidat.