Sono ancora pochi i progetti in essere nonostante un mercato da 85 milioni di euro. Un aiuto può arrivare dalla Commissione Europea

C’è ancora molta confusione riguardante l’intelligenza artificiale. Lo confermano i dati del Politecnico di Milano secondo cui il 32% delle organizzazioni del Bel Paese ritenete che l’AI possa essere utilizzata solo in determinati settori, mentre il 14% pensa che serva soltanto per replicare le capacità tipiche dell’essere umano.

Nonostante un contesto non ancora idilliaco, il mercato dell’intelligenza artificiale vale 85 milioni di euro nel 2018. Cifra questa che è destinata a lievitare grazie ad esternalità positive che si propagheranno anche nel mondo delle smart tv, intelligent robot, smartphone e droni, solo per fare qualche esempio. Le potenzialità sono infatti enormi, ma pochi se ne rendono infatti conto.

Intelligenza artificiale mercato 2018

Aziende in ritardo sull’intelligenza artificiale

Il 45% delle organizzazioni si dichiara infatti in ritardo nella realizzazione di progetti basati sull’intelligenza artificiale, il 10% si sta informando sull’argomento e il 35% muove invece i primi passi. Solo il 10% è convinto di sentirsi pronto o addirittura all’avanguardia rispetto all’AI.

Il quadro che emerge è quindi abbastanza  critico, soprattutto se confrontato con USA e Cina: le aziende italiane non sono mature rispetto all’intelligenza artificiale. Prevale ancora un approccio empirico: il percorso inizia dai dati e prosegue con l’approfondimento di metodologie ed algoritmi, senza però fare il cosiddetto salto di qualità:

Fino ad oggi la maggioranza dei progetti e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale ha riguardato chatbot e assistenti virtuali. La sfida per il prossimo futuro è ben più ardua: le macchine dovranno avere la capacità di imparare, percepire, ragionare, spiegare il proprio comportamento ed avere la possibilità di poter astrarre” ha spiegato Piero Poccianti, presidente di AIxIA.

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L’impegno della Commissione Europea

Una spinta allo sviluppo dell’intelligenza artificiale sembra però arrivare dall’Europa. Se gli Stati Uniti e la Cina sono in pole position, l’Unione Europea non vuole esserne da meno. Lo ha confermato Vittorio Calaprice, rappresentante in Italia della Commissione Europea secondo cui l’organismo interverrà su 3 direttrici principali:

  • sviluppare normative ad hoc
  • favorire la collaborazione tra diversi Paesi lanciando un piano di cooperazione
  • sostenere finanziariamente con parte dei 9 miliardi di euro destinati alla digitalizzazione e all’alfabetizzazione digitale

A differenza di Usa e Cina stiamo lavorando per dettare le lingue guida etiche per l’intelligenza artificiale, pensate per mettere al centro l’uomo e non la macchina” ha spiegato Vittorio Calaprice .

L’Intelligenza artificiale sottrarrà posti di lavoro?

L’automatizzazione e l’intelligenza artificiale porteranno ad una perdita dei posti di lavoro? Saremo sostituiti dalle macchine e non ci saranno lavori da poter svolgere?

La risposta è parzialmente.

Ci saranno certamente alcune mansioni che spariranno e saranno gestite da macchine, ma altre nuove ne sorgeranno. Nel 1886 con l’invenzione dell’automobile da parte di Karl Benz molti erano preoccupati per i cocchieri che avrebbero perso il loro lavoro. Oggi invece sappiamo quante professioni sono sorte nel settore automotive. Lo stesso succederà a seguito dell’automazione.

Secondo gli studi del Politecnico di Milano però la riduzione del lavoro non sarebbe compensata a pieno. Ci aspetta invece un trasferimento di lavoratori verso altri settori, soprattutto in quello sanitario e assistenziale dovuto al crescente invecchiamento della popolazione.

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