La PSD2, l’emergere di operatori non tradizionali e la frantumazione della catena del valore impone un ripensamento del modello di business in chiave di open innovation

Boom della collaborazione banche-FinTech

La PSD2 ha dato avvio ad una rivoluzione che pone le banche in un ambiente più competitivo, in cui dover concorrere con i nuovi prestatori di servizi che innovano sperimentando nuove tecnologie e offrendo user experience migliori. Diventa quindi necessario ragionare in termini di open banking: le implicazioni di business sono notevoli in termini di nuovi e potenziali modelli di servizio per il cliente, facilitati dalla mole di dati e informazioni su di essi generabili da innumerevoli dispositivi connessi e fondamentali per ampliare le conoscenze delle loro abitudini, delle loro spese e dell’andamento delle aziende.

È in quest’ottica che le banche possono, intercettare contesti di utilizzo e i bisogni, fornendo una serie di servizi a valore aggiunto. Se da un lato i consumatori godranno positivamente delle novità introdotte dalle disposizioni della PSD2 che mirano a favorire la competitività, dall’altro le banche dovranno stare al passo, trasformando tale obbligo in opportunità.

Questo porta alla luce una sostanziale modifica del modello di business: i servizi istantanei e il loro rapido diffondersi ne fanno da padrone. Il tempo di risposta e la sua qualità avranno sempre più peso per gli operatori, le autorità e i consumatori del futuro. Stiamo assistendo, infatti, ad una disaggregazione della catena del valore e allo sviluppo di soggetti che entrano ed escono dal mercato con molta più rapidità rispetto al passato.

Pertanto i trend e le strategie in atto e le principali esigenze avvertite dagli operatori di mercato stanno riguardando la revisione dei modelli di business delle banche e approcci operativi per la gestione e integrazione di servizi basati su API, con conseguenze in termini di utilizzo efficace e monetizzazione dei dati e flussi informativi.

In ottica di open banking, un’opzione strategica è rappresentata proprio dalla collaborazione tra banche e FinTech; in questa prospettiva si lavorerà sulla customer experience personalizzata e di valore, e si avrà un notevole guadagno dall’utilizzo e dall’analisi dei Big Data grazie all’analisi predittiva e analitica.

Questi i presupposti che hanno guidato, tra marzo e dicembre 2018, il gruppo di lavoro composto da 10 istituzioni (Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Sondrio, Banca5, Banco BPM, CheBanca!, Crédit Agricole Cariparma, Credito Emiliano, Iccrea Banca, UBI Banca, Unipol Banca) e i partner Chiomenti, GFT e SAS.

La ricerca che ha coinvolto anche esperti del settore e Fintech, ha avuto ad oggetto l’analisi del framework normativo di riferimento e lo stato dell’arte di soluzioni di Bank as a Platform, Banking Data Science & Monetization e Banking Instant Services con focus particolare sull’identificazione di use case potenzialmente utili per la progettazione di nuove applicazioni.

In generale, è quindi chiara la necessità da parte degli Istituti bancari di un costante miglioramento nel rispondere alle esigenze dei clienti, che, ancora di più di quanto accadeva in passato, oggi ricoprono un ruolo fondamentale e trainante all’interno dell’offerta di servizi digitali da parte delle banche.

Le ricerche di CeTIF sul tema del Digital Banking proseguiranno nel corso del 2019.