Nel settore finanziario l’85% degli attacchi ransomware è legato all’identità digitale e i riscatti pagati raggiungono un valore mediano di 1,07 milioni di dollari.

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Quasi un mese per tornare pienamente operativi dopo un attacco ransomware, riscatti superiori al milione di dollari e vulnerabilità già conosciute ma non risolte. È quanto emerge dalla nuova ricerca State of Ransomware in Financial Services 2026 di Sophos che fotografa l’impatto crescente delle minacce informatiche su banche, assicurazioni e altre organizzazioni del settore fintech.

I dati evidenziano una sfida sempre più rilevante per il comparto: mentre i costi di ripristino diminuiscono, i tempi necessari per recuperare la piena operatività aumentano del 39% rispetto al 2025, confermando come le conseguenze di un cyberattacco vadano ben oltre il pagamento del riscatto e possano incidere sulla continuità dei servizi.

Dalla ricerca emerge che l’85% degli attacchi ransomware nel settore finanziario ha avuto origine da vettori legati all’identità digitale, una percentuale superiore al 79% registrato considerando tutti i settori analizzati. Tra le principali modalità di attacco figurano le e-mail malevole e le credenziali compromesse, responsabili ciascuna del 26% degli incidenti, seguite dal phishing pari al 23%.

Un altro dato significativo riguarda le vulnerabilità già conosciute: il 44% delle aziende colpite ha attribuito l’attacco a una lacuna di sicurezza nota ma non risolta, la percentuale più alta tra tutti i settori analizzati. Il risultato evidenzia l’importanza di individuare tempestivamente le criticità dei sistemi e intervenire per risolverle, riducendo le possibilità di compromissione.

Tempi di ripristino in aumento e riscatti ancora elevati

Il report di Sophos mette in luce le difficoltà legate al recupero delle attività dopo un incidente ransomware. Il tempo medio necessario per ripristinare completamente le operazioni è salito a 3,79 settimane, rispetto alle 2,72 settimane del 2025, superando anche la media di 2,80 settimane registrata considerando tutti i settori presi in esame.

Emergono tuttavia segnali positivi sul fronte del recupero dei dati: il 75% delle imprese che hanno subito la cifratura dei dati è riuscito a recuperarli tramite backup, una percentuale in forte aumento rispetto al 44% del 2025. Parallelamente, la quota di organizzazioni che ha pagato il riscatto e recuperato i dati è scesa dal 67% al 50%.

Sul fronte economico, il pagamento mediano del riscatto è stato pari a 1,07 milioni di dollari, un valore superiore ai 769.000 dollari della media di tutti i settori analizzati, sebbene in diminuzione rispetto agli 1,5 milioni del 2025. Anche il costo medio di ripristino è diminuito, passando da 1,74 milioni di dollari nel 2025 a 1,5 milioni nel 2026.

Identità digitali e resilienza operativa: le sfide per il settore Fintech

La ricerca evidenzia inoltre che il 96% delle aziende vittime di attacchi iniziati con credenziali compromesse disponeva già di una forma di autenticazione a più fattori (MFA). Nonostante questa misura di protezione, il 70% ha comunque subito la cifratura dei dati, sottolineando la necessità di adottare un approccio alla cybersecurity che integri diversi livelli di difesa.

Gli attacchi ransomware hanno inoltre conseguenze significative sui professionisti della sicurezza informatica: il 52% dei team IT e cybersecurity del settore finanziario ha segnalato un aumento dell’ansia o dello stress legato a futuri attacchi, la percentuale più alta tra tutti i settori analizzati.