In questo articolo sono evidenziati alcuni suggerimenti per riuscire a diventare degli efficienti smart worker

Home office: come facilitare il lavoro del team IT - smart working
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Come si diventa un bravo smart worker? Benché l’espressione “smart working” sia ormai sulla bocca di tutti a causa dell’emergenza sanitaria, la risposta a questa domanda non è così scontata.

Il lavoro agile, infatti, richiede sia competenze hard (cioè tecnico-digitali) sia soft, cioè attitudinali. Questo perché non va confuso con il telelavoro, cioè il semplice lavoro da casa.

Nello smart working non si lavora più per quantità di tempo ma per qualità ed efficacia, tanto che luoghi e orari di lavoro sono scelti liberamente dal lavoratore. Nel telelavoro, invece, orari, luoghi e strumenti sono imposti in modo rigido e in genere sono prestabiliti secondo le stesse modalità del lavoro in ufficio.

Ne consegue che allo smart worker è richiesto un surplus di capacità organizzative, autonomia e gestione del tempo e non solo di saper usare un PC o una piattaforma per le videoconferenze.

Le soft skill del provetto smart worker

Non avendo vincoli non ci sono nemmeno punti di riferimento. Ecco che allora diventa fondamentale essere padroni del proprio spazio e del proprio tempo, trovando l’equilibrio necessario (il cosiddetto worklife balance) per essere produttivi al meglio e non farsi distrarre dalle dinamiche familiari, specie se si lavora da casa.

Il primo passo è sicuramente quello di crearsi una postazione di lavoro funzionale e “protetta”, dotata di tutta la strumentazione necessaria, ma poi bisogna imparare a gestire il proprio tempo, stabilendo priorità e tempi. E qui entrano in gioco soft skill e competenze trasversali, come per esempio:

  • autonomia gestionale, degli orari e delle modalità lavorative;
  • responsabilizzazione sui risultati;
  • ottima comunicazione visiva e verbale;
  • mindset flessibile, aperto alle novità
  • propensione all’innovazione tecnologica
  • motivazione al lavoro e al raggiungimento degli obiettivi
  • adattabilità
  • propensione all’apprendimento continuo.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante: la tecnologia è in rapida e continua evoluzione e lo stesso smart working è un processo di adattamento (come sottolinea l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). Il modello da seguire, quindi, non può che essere quello del Lifelong Learning, ossia della formazione continuativa.

Che è tanto più facile oggi grazie all’e-Learning e alla formazione a distanza: con piattaforme come Fiorerosalba.com è oggi molto semplice orientarsi nella grande offerta di corsi, lauree, master, sia per l’azienda che voglia formare i propri dipendenti senza perdere ore di lavoro, sia per i lavoratori che vogliano migliorare le proprie competenze conciliando studio e lavoro.

Nello specifico, esiste già un corso gratuito, rivolto sia a imprenditori che a lavoratori, nel quale viene spiegato cos’è lo smart working, come funziona, come è regolamentato, vantaggi e svantaggi e l’indicazione di qualche tool per lavorare meglio da casa.

Smart worker e smart leader

Se servono gli smart worker, servono anche degli smart leader.

Secondo gli esperti di Gestione delle Risorse Umane, infatti, il lavoro agile parte dal management.

Quali competenze deve avere un vero smart leader? Secondo Seedble (che dal 2011 porta lo Smart Working nelle aziende), deve

  • spostare il suo focus dal controllo alla fiducia
  • avere una visione di lungo periodo
  • saper coinvolgere e incentivare il lavoro di squadra
  • delegare
  • responsabilizzare le persone
  • conoscere gli strumenti digitali.

Le competenze digitali o hard

Per diventare uno smart worker non basta saper usare un computer: quella è oggi ritenuta una competenza minima di base.

Per competenze digitali ormai si intende un vasto insieme di conoscenze tecniche che non solo permettono di ampliare e rendere virtuale lo spazio di lavoro, in cui comunicare e collaborare indipendentemente da orari e luoghi, ma anche di ricavare informazioni dai dati, effettuare previsioni, creare contenuti e velocizzare i processi attraverso le tecnologie informatiche e Internet.

Per lavorare e collaborare in remoto servono vari tipi di tecnologie e, in un modo o nell’altro, bisogna saperle maneggiare: quelle che permettono la comunicazione a distanza (strumenti di instant messaging, webconference, convergenza fisso-mobile); quelle che permettono la sicurezza dei dati e dei sistemi e la privacy (Virtual Private Network, soluzioni Cloud); quelle che permettono di lavorare da qualsiasi postazione (Notebook/PC portatili, Smartphone, Tablet); quelle che permettono un uso più flessibile degli spazi fisici ( Wi-Fi, Telepresence, Print Area centralizzate).

Prepararsi allo smart working

Gli smart worker, che già nel 2019 erano 570mila, saranno ancora di più nel prossimo futuro, anche quando l’emergenza Covid sarà solo un ricordo.

Molte aziende lo hanno capito, andando a caccia delle figure professionali in grado di gestire la trasformazione. Altre sono invece consapevoli di dover investire nelle risorse interne, focalizzandosi sulla formazione dei dipendenti: per esempio, con progetti specifici su tematiche digitali e il coinvolgimento di attori esterni come università e società di consulenza.

Farsi trovare impreparati vuol dire non trovare sbocchi nel futuro mercato del lavoro o pregiudicare la crescita della propria azienda, se è vero che, secondo recenti stime,l’adozione del lavoro agile porta un aumento della produttività del lavoratore di ben il 15% (fonte Osservatorio Smart Working).