Il 35% circa delle realtà Fintech4Good della Community mette al centro del proprio modello di business la dimensione ambientale e sociale

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Sono 49 le realtà del Fintech District – la Community internazionale di riferimento per l’ecosistema Fintech e Techfin in Italia, con oltre 300 aziende – che rientrano nel segmento Fintech4Good, ovvero aziende che hanno un forte orientamento verso sostenibilità e soluzioni in ambito ESG, creando un collegamento diretto tra finanza e benefici sociali e ambientali. Una crescita del 60% circa rispetto al 2023, quando le aziende individuate all’interno di questo perimetro erano 31.

Il dato non riflette solamente un incremento in termini numerici, ma un cambiamento qualitativo nell’approccio e nel modo in cui il settore affronta le sfide ambientali, sociali e di governance.

La nuova fotografia realizzata da Fintech District mostra come il Fintech4Good stia diventando una componente sempre più strutturale dell’ecosistema fintech e techfin. Da ambito inizialmente circoscritto a realtà nate con una missione sociale o ambientale, oggi il perimetro si estende a un numero crescente di aziende che integrano sostenibilità, inclusione, governance e benessere finanziario all’interno dei propri modelli di business, prodotti e servizi.

Grazie al suo ruolo di osservatorio privilegiato dell’ecosistema, al confronto costante con le aziende della Community e al dialogo con istituzioni, università, operatori finanziari, corporate e investitori che permettono di cogliere l’evoluzione del settore e di interpretare in modo strutturato segnali diversi – dalle certificazioni ai nuovi prodotti, dai progetti ESG alle iniziative di inclusione, fino alle metriche di impatto – Fintech District è in grado di restituire una visione organica e comparabile del fenomeno.

“Il dato più rilevante non è soltanto la crescita numerica delle realtà Fintech4Good – che in 3 anni sono quasi raddoppiate – ma la progressiva diffusione di determinate tematiche nell’ambito fintech e techfin. Componenti quali sostenibilità ambientale, governance, inclusione e welfare non sono più ambiti specialistici, stanno diventando elementi strutturali dei modelli e dell’offerta di molte aziende. Il Fintech4Good non può più essere considerato una semplice estensione di iniziative ESG isolate o come un insieme di progettualità occasionali che, in passato, rispondevano ad aspetti di compliance o a una dimensione reputazionale, ma oggi rappresenta una vera e propria evoluzione che va oltre gli obiettivi di business. I dati che emergono dal nostro osservatorio, inoltre, evidenziano come il Fintech4Good si sviluppi soprattutto nelle componenti infrastrutturali, transazionali e di accesso al capitale: ambiti nei quali tecnologia, dati, pagamenti, credito e piattaforme digitali possono abilitare soluzioni con impatto ambientale, sociale o di governance in grado di generare valore”, dichiara Clelia Tosi, Head of Fintech District.

Una nuova mappatura: Core business vs Prodotto

Tra le 49 realtà classificate come Fintech4Good, 17 hanno fatto della dimensione ambientale e sociale il fondamento stesso della loro value proposition.

Le realtà Core Business individuate sono: AGATHEIA, AWorld, Charity Stars, ClimateCharted, Doconomy, Ecomate, Ener2Crowd, Fibi, Generation Impact Global, goodify, Habacus, Lazzaro One, RingPay, Subbyx, Up2You, Uyolo e VIRTUOSO.

Queste aziende mostrano come il Fintech4Good possa assumere forme molto diverse. In alcuni casi, il focus principale è la sostenibilità ambientale e climatica; in altri, la misurazione dell’impatto ESG; in altri ancora, l’inclusione economica, l’accesso a strumenti finanziari, il benessere delle persone o la mobilitazione di capitali verso cause e progetti ad impatto.

Accanto a questo gruppo, la mappatura evidenzia anche un insieme più ampio di fintech classificate come Product Level (32), pari al 65% del totale, che, pur non nascendo con una missione interamente “for good”, integrano obiettivi ambientali, sociali o di governance all’interno di prodotti, servizi o processi specifici.

Se, invece, si guarda alle sottocategorie e ai diversi ambiti in cui operano le aziende Fintech4Good della Community, emerge che quella più rappresentata è il TechFin con 18 fintech, pari al 36,7% del totale; seguono Payments e Crowdfunding, entrambe con 6 aziende, pari al 12,2% ciascuna. La categoria Lending conta invece 5 aziende, equivalenti al 10,2%, mentre l’Insurtech raccoglie 4 aziende, pari all’8,2% del totale.

Nel Fintech4Good compaiono anche WealthTech, RegTech e Real Estate Fintech, ciascuna con 3 aziende, pari al 6,1% per categoria, mentre l’Invoice & Tax Management è rappresentata da 1 azienda, corrispondente al 2,0% del totale.

I trend che stanno definendo il Fintech4Good

La mappatura di Fintech District evidenzia cinque principali aree di sviluppo:

Il “Climate fintech” sta evolvendo da strumenti di misurazione della carbon footprint verso piattaforme per la transizione climatica e la resilienza. In questo ambito rientrano soluzioni che aiutano a misurare le emissioni, rendicontare l’impatto, definire strategie di decarbonizzazione, coinvolgere dipendenti e consumatori in comportamenti più sostenibili, finanziare progetti energetici o valutare rischi climatici e ambientali. AWorld, Up2You, Doconomy, Ener2Crowd e ClimateCharted ne sono esempi di riferimento.

Cresce anche l’area degli “ESG data”, dove la dimensione dell’impatto diventa sempre più misurabile e utilizzabile nei processi decisionali di imprese, banche e investitori. Lo sviluppo di soluzioni di questo tipo permette di rispondere a un’esigenza crescente del mercato: disporre di dati affidabili, processi digitali e strumenti operativi per misurare, comunicare e migliorare le performance ambientali, sociali e di governance. Realtà come Ecomate, Generation Impact Global, Uyolo, MODEFINANCE e AGATHEIA stanno costruendo la propria offerta intorno a rating, scoring, reporting e compliance ESG.

“Inclusione sociale e finanziaria” non più solamente come principio generale ma come capacità di rimuovere barriere specifiche che impediscono a persone, famiglie, studenti, imprese o comunità di accedere a opportunità economiche e finanziarie. Realtà come BonusX, Habacus e RingPay offrono soluzioni in grado di rispondere a problemi concreti: burocrazia, accesso al credito, protezione, istruzione, pagamenti e opportunità economiche.

Un altro trend che sta emergendo è quello del “Welfare e benessere finanziario”, in cui la tecnologia finanziaria non consente solamente di gestire transazioni ma contribuisce a migliorare sicurezza economica, accesso ai benefit, prevenzione, salute e qualità della vita delle persone. Coverflex e Tundr digitalizzano l’accesso ai benefit aziendali, FunniFin lavora sull’educazione finanziaria dei lavoratori, mentre VIRTUOSO collega prevenzione, salute e strumenti assicurativi.

Infine, la “finanza alternativa e l’impact capital” continuano a mobilizzare risorse verso progetti con impatto ambientale o sociale: da Ener2Crowd e Charity Stars alle piattaforme di crowdfunding come Crowdfundme, Mamacrowd e Opstart, fino a C2FO che lavora sulla liquidità delle filiere. Il trend è quello di una finanza alternativa sempre più verticale, collegata a specifiche comunità, orientata a obiettivi ambientali o sociali e progressivamente integrata con criteri ESG e strumenti di misurazione.