
L’intelligenza artificiale è entrata a pieno titolo nelle attività quotidiane delle aziende, trasformando il modo in cui si lavora, si prendono decisioni e si gestiscono processi e dati. Secondo McKinsey, l’adozione continua a crescere in tutti i settori: se nel 2023 solo il 30% dei dipendenti dichiarava di utilizzare la AI sul lavoro, nel 2025 questa percentuale ha raggiunto il 76%. Parallelamente cresce anche un fenomeno sempre più critico: la “Shadow AI”, ovvero l’utilizzo di strumenti AI non autorizzati e fuori dal controllo aziendale. Secondo Gartner, entro il 2030 oltre il 40% delle imprese subirà incidenti di sicurezza o compliance legati proprio all’uso non governato dell’AI generativa.
In questo scenario, il 2026 si profila come l’anno della governance dell’intelligenza artificiale: le imprese stanno progressivamente passando da una fase di sperimentazione spontanea e frammentata a modelli più strutturati, in cui l’AI viene integrata nei processi aziendali attraverso policy interne, figure dedicate e sistemi di controllo.
Memori ha identificato le prossime sfide dell’AI in azienda: sicurezza, compliance, controllo dei dati e orchestrazione dei workflow saranno elementi centrali nelle strategie di trasformazione digitale delle imprese.
“Oggi molte aziende si avvicinano all’intelligenza artificiale generativa con grandi aspettative, ma senza una reale comprensione degli strumenti e dei metodi. Il rischio è quello di investire risorse in soluzioni poco efficaci e di giungere a conclusioni affrettate, come ‘L’AI non funziona’. Per questo la formazione per le imprese diventa sempre più importante”, spiega Nunzio Fiore, CEO e Founder di Memori. “Con l’AI Academy di Memori offriamo un percorso concreto, pratico e conforme alle normative europee, che aiuta le aziende a capire davvero il potenziale dell’AI e a realizzare progetti operativi, personalizzati, in grado di generare valore da subito”.
Dalla sperimentazione alla governance – Per fare fronte al “boom della AI” in azienda e arginare il rischio di utilizzi spontanei e frammentati, in favore di modelli organizzati, molte aziende stanno definendo policyspecifiche. Tra queste c’è la creazione di team interfunzionali e comitati di governance che coinvolgono IT, HR, Legal e cybersecurity. Si diffonde, inoltre, una nuova figura, l’AI Officer: delineato anche all’interno dell’AI Act, il suo ruolo è operare dentro una logica strutturale di gestione del rischio. “L’obiettivo è garantire un utilizzo efficace, sicuro e conforme alle normative europee, evitando dispersioni, rischi reputazionali e utilizzi impropri dei dati aziendali”, commenta Nunzio Fiore.
Crescita delle piattaforme AI centralizzate – Oltre all’introduzione di semplici strumenti e “copilot”, l’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui si svolgono mansioni e task, si prendono decisioni e si misura l’efficacia sul lavoro. Per governare questo cambiamento e diffondere in modo sicuro le competenze a tutto il team, occorre abbandonare le app isolate e adottare ecosistemi AI unificati. Queste piattaforme permettono di orchestrare modelli, agenti e workflow in un unico ambiente controllato, centralizzato e pienamente conforme con gli obblighi normativi di tutela dei dati.
Boom delle soluzioni private cloud e on-premise – Con l’AI sempre più integrata nel lavoro quotidiano, la protezione dei dati diventa una priorità assoluta: di conseguenza, cresce rapidamente la domanda per infrastrutture AI private, in grado di garantire la data residency in Europa. Questo passaggio assicura alle organizzazioni un controllo diretto e rigoroso su sicurezza, compliance e proprietà intellettuale delle informazioni elaborate.
AI e cybersecurity diventano un unico tema – Per fronteggiare il rischio di incidenti legati all’uso non governato, l’intelligenza artificiale è sempre più spesso inclusa nelle strategie di cyber risk management. Elementi come la tracciabilità delle operazioni, il controllo degli accessi e la necessaria supervisione umana diventano i pilastri centrali per prevenire dispersioni di dati sensibili, utilizzi impropri e violazioni. “Affinché l’AI riesca a generare valore serve un approccio strutturato che unisca formazione, governance e attenzione alle policy. Da qui a cinque anni sarà sempre più richiesto alle imprese di investire nella costruzione di competenze interne per garantire un utilizzo dell’intelligenza artificiale consapevole, sicuro, efficace e conforme alle normative europee”,conclude Nunzio Fiore.

































































