
Un nuovo studio di Kaspersky rivela che l’80% delle organizzazioni considera i comportamenti delle persone come il fattore principale in grado di favorire il successo di un potenziale attacco informatico contro la propria azienda, persino più dei controlli tecnici. Tra i 3 rischi principali figurano l’elevato carico di lavoro dei team IT e di cybersecurity, la mancanza di competenze adeguate tra gli specialisti della sicurezza e la scarsa consapevolezza dei dipendenti in materia di sicurezza: ciascuno di questi fattori raccoglie quasi un quarto delle risposte.
I cybercriminali fanno sempre più leva sul fattore umano, dal social engineering che induce i dipendenti a condividere dati sensibili alle configurazioni errate che possono passare inosservate a team sovraccarichi. Anche gli incidenti più gravi sono spesso innescati dal social engineering, in cui una singola esca convincente porta a una grave violazione causata dall’errore umano. Nonostante i progressi dell’automazione, il fattore umano rimane determinante nel successo degli attacchi informatici.
Secondo un nuovo studio condotto dal centro interno di ricerche di mercato di Kaspersky[1], il 24% delle aziende ha indicato l’elevato carico di lavoro delle funzioni IT e di sicurezza tra i principali fattori che aumentano la probabilità di successo dei cyber attacchi. La percentuale sale tra le medie (27%) e le grandi aziende (26%), dove il numero di processi e attività è più elevato. Quando i team di professionisti sono sottoposti a un carico di lavoro eccessivo, hanno meno tempo da dedicare alla difesa proattiva, aumentando di conseguenza la probabilità di errori o incidenti non rilevati.
Il fattore successivo, citato dal 24% degli intervistati, è la mancanza di competenze ed esperienza tra i professionisti della sicurezza e dell’IT. Questa criticità incide direttamente sulla capacità di un’organizzazione di identificare, analizzare e rispondere alle minacce moderne. La preoccupazione è particolarmente marcata in diversi Paesi, con percentuali più elevate in Messico (30%), Colombia (29%), Turchia (28%) e Germania (27%).
Infine, il 24% segnala una scarsa consapevolezza dei dipendenti in materia di cybersecurity, che continua a rendere le organizzazioni vulnerabili a diverse tipologie di attacchi informatici. Il problema viene segnalato con maggiore frequenza in Germania (32%) e in diversi mercati dell’area Asia-Pacifico, in particolare Vietnam (35%), Thailandia (33%), Cina (30%), India (28%), Indonesia (27%) e Malesia (27%).
“A prima vista, implementare tecnologie di sicurezza avanzate può sembrare sufficiente per difendersi efficacemente dalle minacce moderne. Tuttavia, le analisi degli incidenti condotte da Kaspersky mostrano costantemente che le intrusioni ad alto impatto coinvolgono spesso una debolezza legata al fattore umano, che si tratti di un’esca convincente di social engineering o di un alert non rilevato durante i periodi di maggiore carico di lavoro. Rafforzare questo livello umano, dalle competenze degli specialisti alla consapevolezza quotidiana, aiuta le aziende a ridurre la probabilità che tali errori si trasformino in incidenti informatici su vasta scala”, ha affermato Evgeniya Russkikh, Head of Academic Affairs di Kaspersky.
[1] Per fornire un quadro dei rischi di sicurezza informatica più critici che le aziende devono affrontare oggi, Kaspersky ha intervistato 1.800 specialisti della sicurezza IT e decision maker in ambito cybersecurity in 18 Paesi: Brasile, Cina, Colombia, Egitto, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Malesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Spagna, Thailandia, Turchia e Vietnam.






















































