La cultura digitale come driver per la competitività

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A rivelarlo una nuova ricerca Microsoft

Oggi l’80% dei CEO crede che la digital disruption sia imminente e quasi la metà pensa che il proprio business model diventerà obsoleto entro il 2020[1]. In questo scenario la trasformazione digitale è un tema molto discusso e richiede un cambiamento a 360° non solo nel modo di pensare e concepire il business, bensì anche nel modo di vivere. Non si tratta semplicemente di un esercizio IT fine a se stesso, quanto piuttosto di un viaggio che coinvolge in primis le persone. Le aziende che vogliono guadagnare un vantaggio competitivo non possono trascurare le opportunità offerte dalla tecnologia, ma devono necessariamente considerare anche l’interazione tra tecnologia e persone. La tecnologia deve aiutare le persone a lavorare in modo più smart e supportarle affinché abbiano maggior impatto. Cultura aziendale e tecnologia devono fondersi per liberare il potenziale della trasformazione digitale. Grazie alla capacità di dare consistenza e creare un legame tra persone, perfomance e obiettivi, la cultura digitale rappresenta il catalizzatore principe per la crescita di qualsiasi azienda in un orizzonte di lungo termine e in un mondo dominato dal Cloud Computing e dall’Artificial Intelligence.

La cultura digitale è proprio il focus della nuova ricerca realizzata da Microsoft in collaborazione con KRC Research – che, da Novembre 2017 a Gennaio 2018, ha coinvolto oltre 20.000 dipendenti di medie e grandi aziende in 21 Paesi, tra cui 1.000 in Italia – analizzando l’intersezione tra persone e tecnologie, indagando sia la dotazione tecnologica, sia l’attitudine al lavoro e alle performance.

La ricerca ha messo in luce come la cultura digitale sia un driver strategico per la crescita delle aziende italiane, dal momento che nelle realtà caratterizzate da una forte cultura digitale è possibile distinguersi sul mercato rispetto alle organizzazioni che mancano di cultura digitale, grazie a dipendenti:

  • 10 volte più valorizzati e motivati
  • 4 volte più innovativi
  • 2 volte più produttivi

Di fatto è un tratto ancora poco diffuso nelle organizzazioni italiane: solo il 17,4% degli italiani lavora in aziende caratterizzate da una forte cultura del digitale. Ecco perché è necessario investire non solo in dotazione tecnologica, ma anche in formazione e iniziative a supporto di un comune mindset aperto all’innovazione. Ruolo chiave per guidare un tale cambiamento di mentalità è quello dei top manager, che devono incoraggiare il diffondersi di un’attitudine all’innovazione trasversale a tutta l’azienda, in modo da poter cogliere le opportunità del Cloud e dell’AI.

Il mondo del lavoro sta vivendo un momento storico: per la prima volta 5 generazioni si trovano a confronto nelle aziende di oggi. Ciò significa che attrarre e coltivare i migliori talenti non è mai stato così importante e al contempo così sfidante. Naturalmente i Baby Boomers (53-72) hanno attitudini e aspettative ben diverse da quelle dei Millennials (21-35), e i driver motivazionali cambiano durante il percorso professionale, perciò è fondamentale che i leader di oggi prendano in considerazione le differenze di età e approcci per motivare e valorizzare in modo efficace una forza lavoro multigenerazionale. Compensazioni economiche e opportunità di carriera sono chiaramente fattori chiave, ma l’elemento veramente distintivo è la capacità di consentire a ciascuno di sentirsi realizzato per il proprio contributo personale, di tornare a casa soddisfatto e desideroso di affrontare nuove avventure. Una sfida, considerata l’eterogeneità di valori, prospettive, stili di comunicazione e abitudini tecnologiche di persone che spazio tra i 18 e gli 80 anni. La capacità di attrarre e trattenere talenti è parte della competitività di un’organizzazione e, in uno scenario dominato dalle nuove tecnologie che impattano non solo sui modelli di business, ma anche sugli stili di vita, la cultura del digitale gioca un ruolo fondamentale. Nella visione di Microsoft il cosiddetto Modern Workplace è del resto frutto della commistione di persone e tecnologie. Non si tratta semplicemente di un fatto tecnologico, bensì di un connubio tra innovazione e cultura.

Per liberare il potenziale delle risorse umane è oggi necessario far leva sia su una dotazione tecnologica moderna, sia su una forte cultura del digitale. Nei posti di lavoro caratterizzati da una significativa cultura del digitale – ovvero in cui si promuove il ruolo della tecnologia a supporto del business e in cui si forniscono informazioni e training per facilitare l’uso delle nuove tecnologie – emerge un tratto distintivo importante: ci si sente maggiormente valorizzati. E in particolare è una sensazione maggiormente diffusa tra i Millennials:

  • Solo il 5,7% dei dipendenti italiani di 36 anni o più si sente molto valorizzato in ambienti lavorativi caratterizzati da una debole cultura del digitale, mentre laddove esiste una forte cultura del digitale oltre la metà (54%) si sente valorizzato. 
  • Tra i giovani nessuno (0%) dei dipendenti di 35 anni o meno si sente valorizzato in ambienti lavorativi caratterizzati da una debole cultura del digitale, mentre laddove esiste una forte cultura del digitale è il 21,4% a sentirsi valorizzato. 

E questo succede perché le aziende che hanno una forte cultura del digitale sono aziende che abbracciano proattivamente il cambiamento, che danno valore all’apprendimento incoraggiando le persone a imparare costantemente. In contesti così i dipendenti si sentono valorizzati e resi in grado di fare del proprio meglio ogni giorno, con la convizione di poter fare sempre di più in futuro.

Ecco perché il digitale non è solo un elemento di competitività in senso stretto, una leva a supporto della crescita delle aziende che possono così efficientare i processi e ripensare i modelli di business, ma è anche uno strumento vincente al servizio del cosiddetto Employer Branding. E in questo scenario i manager hanno il ruolo di condividere una visione chiara della trasformazione digitale, sottolineando l’importanza dell’innovazione tecnologica per il percorso di crescita di ognuno oltre, che dell’intera organizzazione. La cultura del digitale diventa quindi un alleato nella lotta per aggiudicarsi i migliori talenti e in una prospettiva di lungo termine per competere sul mercato.

Key finding della ricerca

  1. LIBERARE IL POTENZIALE DEI TALENTI: LA CULTURA DIGITALE MOTIVA 10 VOLTE TANTO I TALENTI E LI FA SENTIRE PIU’ VALORIZZATI E CAPACI DI FARE LA DIFFERENZA

Attrarre e trattenere persone di talento è importante per qualsiasi azienda, che, con risorse dotate di un buon potenziale, può crescere in modo agile guadagnando un vantaggio competitivo. La cultura digitale gioca un ruolo chiave nella guerra per i talenti. I dipendenti che possono fare affidamento su strumenti tecnologici adeguati si sentono valorizzati e resi in grado di fare del loro meglio per contribuire positivamente al business. 

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Solo il 17,6% degli italiani si sentono molto valorizzati e abilitati a fare del loro meglio a lavoro. In presenza di una forte cultura del digitale, introdurre più strumenti tecnologici consente di migliorare il senso di “empowerment”. Il risultato ottimale si ha naturalmente combinando una forte cultura digitale con una forte cultura aziendale. In particolare dalla ricerca Microsoft emerge che, in contesti caratterizzati da una forte cultura digitale, c’è ben il 46% di dipendenti in più molto valorizzati, ovvero 10 volte quanti nei contesti con scarsa cultura digitale. Un gap doppio rispetto a quello Europeo, che vede dipendenti “empowered” negli ambienti con forte cultura digitale solo 5 volte in più rispetti a quelli con scarsa cultura digitale.

In Italia la cultura digitale favorisce il cosiddetto “empowerment” attraverso leve quali l’accesso al supporto IT, la promozione della tecnologia da parte dei manager, il valore di priorità di business attribuito alla tecnologia e la formazione IT. Elementi della cultura aziendale che impattano sull’“empowerment” sono il benessere e l’equità in primis, la flessibilità e il focus sulla qualità del lavoro, ma anche il coinvolgimento dei dipendenti, e infine l’autonomia professionale e lo sguardo verso il mondo esterno.

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FOCUS MILLENNIALS – In uno scenario in cui ci si interroga spesso sui Millennials e sulla loro particolare attitudine al lavoro è utile notare che la cultura digitale rappresenta una straordinaria leva di empowerment per i Millennials italiani, nonché per i primi della Generazione Z che si affacciano sul mondo del lavoro, poiché nei contesti con scarsa cultura digitale lo 0% dei dipendenti tra i 18 e i 35 anni si dichiara molto valorizzato, mentre nei contesti con forte cultura digitale il dato arriva al 21,4%. Ragionamento analogo vale anche per la dotazione tecnologica e per la cultura aziendale. Nei contesti in cui non si fa largo uso di tecnologia, i giovani sotto i 35 anni non si sentono affatto valorizzati (0%), mentre laddove la tecnologia è ampiamente utilizzata è una percentuale superiore (14,3%) a considerarsi “empowered”. Anche la cultura aziendale gioca il suo ruolo, perché negli ambienti in cui è debole i dipendenti più giovani non si sentono valorizzati (0%), mentre negli ambienti in cui è forte si riscontra il 28% di giovani altamente “empowered”.

Cultura digitale, aziendale e dotazione tech in uso sono quindi un buon mix per attrarre e trattenere i giovani talenti e per coinvolgere i Millennials, rendendoli protagonisti attivi della vita organizzativa.  

  1. INNOVAZIONE: IN ITALIA LA CULTURA DIGITALE QUADRUPLICA LO SLANCIO INNOVATIVO

Nell’epoca del Cloud Computing e delle nuove tecnologie, innovare è fondamentale per restare al passo con il mercato e recuperare competitività. Le aziende con una forte cultura del digitale e dotate di adeguati strumenti tecnologici, consentono il proliferare di una mentalità aperta all’innovazione. Ciò consente di risolvere in modo più efficace le sfide di business e di identificare nuove opportunità di mercato.

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Dalla ricerca Microsoft emerge che solo il 14,1% dei dipendenti italiani si sente particolarmente innovativo nel proprio lavoro. Mettere a disposizione più tecnologia genera un maggior potenziale d’innovazione, ma anche la cultura digitale e in generale la cultura aziendale giocano un ruolo chiave nel determinare l’entità di tale innovazione. In contesti caratterizzati da una forte cultura digitale, incrementare l’uso della tecnologia consente di incrementare in modo significativo lo spirito innovativo, ma cultura digitale e cultura aziendale associate generano l’impatto più importante.

In particolare in Italia in contesti caratterizzati da un forte cultura digitale ci sono 4 volte tanti dipendenti altamente innovativi che nei contasti con scarsa cultura digitale: 35% VS 9%. Importante anche la differenza che emerge all’interno di ambienti culturalmente virtuosi tra i dipendenti altamente innovativi (35%) e quelli scarsamente innovativi (solo il 3%).

Nel Bel Paese emerge chiave l’accesso al supporto IT come elemento della cultura digitale utile a promuovere la propensione all’innovazione. Mentre in fatto di cultura aziendale sono molteplici gli aspetti che impattano sullo slancio innovativo: l’autonomia professionale, la flessibilità, il coinvolgimento dei dipendenti, il benessere e l’equità, il focus sulla qualità del lavoro e anche uno sguardo aperto verso l’esterno.

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3 IL SEGRETO DELLA PRODUTTIVITA’: IN ITALIA LA CULTURA DIGITALE GENERA IL DOPPIO DELLA PRODUTTIVITA’

In uno scenario in cui le persone devono elaborare sempre più informazioni in sempre meno tempo, la tecnologia può aiutare ad essere più focalizzati ed efficaci. Se le nuove tecnologie vengono introdotte in un contesto non supportato da un’adeguata cultura digitale, la produttività può di fatto crescere solo in modo modesto e il coinvolgimento delle persone non è significativo. Mentre nei contesti caratterizzati da una forte cultura del digitale i dipendenti lavorano in modo più smart e sono più focalizzati nell’offrire il proprio contributo, impattando sulla qualità del lavoro e consentendo alle aziende di ottenere un vantaggio competitivo.

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Dalla ricerca Microsoft emerge che solo una piccola percentuale degli italiani (16,8%) si sente molto produttiva nel proprio lavoro. Mettere a loro disposizione più tecnologia migliora le perfomance solo nel caso in cui si associ una forte cultura digitale. In tal caso promuovere un maggior utilizzo di tecnologia incrementa significativamente la produttività. Se alla forte cultura digitale si associa in generale un forte cultura aziendale il risultato è ancor più efficace.

Se si confrontano ambienti di lavoro diversi, in presenza di una forte cultura digitale emerge il 18% di dipendenti altamente produttivi in più: se in contesti di scarsa cultura digitale solo il 17% dei dipendenti può essere considerato altamente produttivo, in contesti di forte cultura digitale è ben il 35% a considerarsi altamente produttivo. Positivo anche il gap tra i dipendenti altamente produttivi e scarsamente produttivi in presenza di una forte cultura digitale: 35% VS 7%. Da notare anche che l’impatto della cultura digitale sulla produttività è più alto in Italia rispetto alla media europea, perché se nel Bel Paese in contesti di forte cultura digitale i dipendenti altamente produttivi sono il 35%, in Europa sono il 22%. Grande importanza quindi della componente culturale per guidare la produttività e permettere al Paese di recuperare competitività.

Dalla ricerca emerge che in Italia una cultura digitale a supporto del maggior commitment dei dipendenti richieda in particolare la possibilità di accedere al supporto IT, alla formazione IT e alle informazioni. Il coinvolgimento, la focalizzazione sulla qualità del lavoro e l’autonomia sono, inoltre, gli elementi della cultura aziendale che impattano in particolare sulla produttività nel nostro Paese.

 


[1] Harvard Business Review Analytic Services Survey, Competing in 2020