L’AI Leadership Index, l’indicatore che misura la capacità delle aziende italiane di governare e implementare l’Intelligenza Artificiale, sale a 46/100 (+5 punti sul 2025) e le aziende “Tradizionali” scendono dal 42% al 19%.

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Il 70% delle aziende italiane utilizza ormai strumenti di Intelligenza Artificiale, ma il 54% non ha ancora modificato i propri flussi di lavoro e il 44% non ha piena visibilità sugli strumenti usati in autonomia dai dipendenti. È la fotografia scattata da “AI Leadership 2026”, la ricerca condotta da altermAInd su un campione di 188 aziende con almeno 10 dipendenti operanti in Italia, presentata a Milano in occasione di Unseen, la prima conferenza annuale della società dedicata alla leadership e alle sfide dell’Intelligenza Artificiale nelle imprese italiane. Il quadro complessivo migliora: l’AI Leadership Index sale a 46 punti su 100, 5 in più rispetto al 2025, con le PMI a 40/100 e le grandi aziende su livelli di maturità significativamente superiori.

Ospitato al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Unseen ha riunito manager e decision maker di grandi aziende italiane attorno al tema “Exploring the Next AI Frontier”. Nel corso dell’evento altermAInd ha annunciato il proprio ingresso tra i partner Select nel Claude Partner Network di Anthropic.

«Le aziende italiane hanno smesso di chiedersi se usare l’AI. Il problema adesso è che la usano senza cambiare il modo in cui lavorano: il 70% utilizza strumenti di AI, ma più della metà non ha modificato i propri flussi di lavoro e quasi una su due non sa quali strumenti usino i propri dipendenti. È produttività individuale, non trasformazione, e con l’AI Act in vigore è un rischio che nessun consiglio di amministrazione dovrebbe accettare», ha dichiarato Filipe Teixeira, CEO di altermAInd. «Il collo di bottiglia non è la tecnologia: sono le competenze e la governance. Per questo, come partner Select di Anthropic, portiamo Claude nelle aziende insieme a un metodo: prima la governance, poi gli agenti nei processi reali, con persone formate per lavorarci».

Lo spostamento lungo la scala di maturità è netto. Le aziende “Tradizionali”, con un uso dell’AI non strutturato e privo di visione, governance e processi di base, scendono dal 42% del 2025 al 19%. Crescono quelle in fase di transizione, dal 5% al 23%, mentre restano sostanzialmente stabili i livelli “Strutturato” (25%) e “Strategico” (25%). Gli innovatori guidati dall’AI si fermano all’8%: il vertice resta una minoranza.

Il salto, però, è soprattutto individuale. Il 70% delle aziende dichiara di usare strumenti di Intelligenza Artificiale in ambito lavorativo (poco più del 50% nel 2025), ma solo il 13% sperimenta soluzioni personalizzate o sviluppate ad hoc e appena il 16% riesce a promuovere un uso condiviso e collettivo degli strumenti. Il freno principale sono le competenze: il 30% delle aziende dichiara competenze avanzate tra i leader (+14 punti sul 2025), contro il 10% tra i dipendenti. La formazione cresce ma resta minoritaria: il 32% investe in percorsi trasversali (+7 punti).

Il secondo nodo è la governance. Il 54% delle aziende non ha ancora riscontrato modifiche concrete nei propri flussi di lavoro e il 44% non ha piena visibilità sugli strumenti di AI usati in autonomia dai dipendenti, alimentando il fenomeno dello Shadow AI. Solo il 35% gestisce l’AI con linee guida strutturate e trasversali (+11 punti sul 2025), mentre il 51% non classifica i casi d’uso per livello di rischio né sottopone l’AI a controlli strutturati: un’esposizione rilevante mentre entrano progressivamente in applicazione gli obblighi dell’AI Act europeo.