
Quello che a metà ottobre sembrava un grave incidente circoscritto alla Francia – dove oltre 350 supermercati hanno visto i banchi frigoriferi manomessi fino a 50°C, con decine di milioni di euro di danni – si è trasformato in una vera e propria offensiva coordinata su scala continentale. Negli ultimi giorni la scure del cyber-sabotaggio ha colpito anche l’Italia (con punti vendita coinvolti in Sicilia, Emilia-Romagna e Toscana), insieme ad almeno altri otto Paesi europei.
La dinamica è identica ed allarmante: attaccanti prendono il controllo remoto dei controllori industriali di refrigerazione (spesso dispositivi Danfoss serie AK-SM/AK-SC o analoghi gateway BMS), forzano i cicli di sbrinamento continuo e alzano i setpoint fino a 50°C. I frigoriferi si trasformano letteralmente in forni. Il risultato: intere scorte alimentari e surgelati distrutti, banchi danneggiati e allarmi ritardati ad arte per massimizzare il deperimento della merce prima dell’apertura al pubblico.
Nessun riscatto: la firma della guerra ibrida
A differenza dei classici attacchi ransomware, non vi sono richieste di denaro né furti di database clienti. Come evidenziato dagli alert di CERT-FR, dalle indagini della Polizia Postale e dall’attenzione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) – culminata in un vertice di sicurezza a Palazzo Chigi – l’obiettivo primario è il sabotaggio fisico e la destabilizzazione economica. Colpire la catena di approvvigionamento alimentare significa testare la resilienza del Paese e colpire la vita quotidiana dei cittadini.
Il commento di Moreno Carullo, Co-founder e CTO di Nozomi Networks:
«Solo poche settimane fa avvertivamo che non era questione di “se”, ma di “quando” questo schema avrebbe colpito l’Italia. Purtroppo, i fatti hanno confermato la vulnerabilità del settore. Nel nostro Paese ci sono decine di migliaia di controllori OT installati nella GDO, nel food & beverage e nella logistica: dispositivi progettati decenni fa per garantire efficienza e manutenzione remota, non per resistere ad attacchi sofisticati. Quando un attore ostile viola questi apparati, non cerca carte di credito: punta a distruggere asset fisici e interrompere l’operatività. La sicurezza della catena del freddo è a tutti gli effetti sicurezza nazionale.»
Perché questi impianti sono così facili da colpire?
Gli esperti confermano una criticità strutturale:
- Esposizione diretta al web: Molti controllori sono direttamente raggiungibili da Internet tramite IP pubblici, modem 4G/5G dedicati o connessioni di tele-assistenza dei manutentori, senza passare per VPN sicure o architetture zero-trust.
- Credenziali di fabbrica e sistemi non protetti: Spesso i pannelli web di gestione conservano le password di default o, in alcuni casi, risultano privi di autenticazione robusta.
- Firmware legacy e fine supporto: Molti dispositivi sul campo sono considerati “end-of-life” dai produttori, e quindi privi di patch di sicurezza aggiornate.
Le tre priorità di difesa per la GDO italiana
Nozomi Networks indica tre aspetti prioritari per mettere in sicurezza queste strutture
- Visibilità e chiusura immediata degli accessi esposti: Mappare all’istante tutti i controllori OT (refrigerazione, HVAC, illuminazione, inverter fotovoltaici) accessibili via Internet. Eliminare l’esposizione diretta: gli accessi remoti dei fornitori terzi devono avvenire esclusivamente tramite gateway sicuri, segmentati e protetti da autenticazione a più fattori (MFA).
- Segmentazione rigorosa delle reti IT e OT: Isolare fisicamente o logicamente i bus di campo e le reti dei controllori frigo dalla rete del punto vendita e dai sistemi di cassa. Un’intrusione su un apparato IoT non deve mai propagarsi all’intera infrastruttura.
- Monitoraggio continuo delle anomalie operative: Non basta cercare malware convenzionale; serve monitorare il comportamento OT. Variazioni improvvise di setpoint fuori orario, estensione anomala dei tempi di sbrinamento o comandi insoliti inviati ai PLC devono generare allarmi in tempo reale prima che il danno fisico diventi irreversibile.
«L’incidente che sta attraversando l’Europa e l’Italia segna un punto di non ritorno,» conclude Carullo. «Anche alla luce della direttiva NIS2, il perimetro di difesa della grande distribuzione deve andare oltre il datacenter. Chi gestisce il retail alimentare deve comprendere che proteggere un compressore frigorifero oggi ha lo stesso valore strategico di difendere il server aziendale.»































































