
Oltre 20 milioni di caselle stimate attive e circa 3,5 miliardi di messaggi scambiati previsti per il 2026: a vent’anni dalla sua introduzione, la Posta Elettronica Certificata è diventata una componente strutturale del sistema di comunicazione digitale italiano.
È quanto emerge dal nuovo White Paper di IDC, promosso da Aruba, “PEC: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo”, che analizza comportamenti e aspettative di cittadini, imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni. Nella prefazione allo studio, Mario Nobile, Direttore Generale di AgID, evidenzia uno degli aspetti centrali di questa evoluzione: “la crescente varietà di casi d’uso testimonia come la PEC abbia ormai superato la dimensione del mero adempimento per integrarsi stabilmente nei processi amministrativi, professionali e d’impresa”.
La ricerca mostra come la PEC abbia ormai assunto un ruolo consolidato nei diversi ambiti della vita digitale del Paese, con modalità che cambiano a seconda degli utenti. Nel mondo delle imprese e dei professionisti la PEC è sempre più parte dei processi di lavoro: il 63% delle organizzazioni gestisce tra due e cinque caselle, il 52% indica la semplificazione dei processi tra i principali benefici e il 64% delle aziende la utilizza per partecipare a bandi e gare. Tra i professionisti l’impiego è ancora più frequente, con il 78% che utilizza la PEC quotidianamente o settimanalmente nei rapporti con PA, aziende e altri professionisti.
Nella Pubblica Amministrazione, invece, lo strumento è già pienamente integrato nell’operatività quotidiana: il 60% delle PA lo utilizza ogni giorno per comunicare con altre amministrazioni, in particolare per trasmettere atti, pareri e autorizzazioni e per il coordinamento tra enti. Un livello di adozione destinato a rimanere solido: oltre il 95% di PA, aziende e professionisti prevede un utilizzo stabile o in crescita nei prossimi dodici mesi.
Infine, tra i cittadini, il 45% degli utenti utilizza la PEC ogni settimana o almeno una volta al mese, pur non essendo soggetto ad alcun obbligo, per gestire pratiche legate al fisco, alla previdenza, alla scuola, alla sanità e al condominio. A conferma di questa adozione spontanea, quasi 3 milioni di cittadini hanno scelto di eleggere la propria PEC a domicilio digitale, registrandola sull’Indice Nazionale dei Domicili Digitali (INAD), per ricevere comunicazioni ufficiali dalla Pubblica Amministrazione direttamente nella propria casella.
“I dati restituiscono un utilizzo della PEC sempre più articolato, con differenze interessanti tra cittadini, imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni. Accanto agli impieghi più consolidati emergono nuovi ambiti di utilizzo, una propensione a mantenerne o aumentarne l’uso nei prossimi dodici mesi ed un marcato interesse verso la sua estensione in ambito europeo. È un’indicazione importante perché mostra non solo quanto la PEC sia presente oggi, ma anche quale spazio continuerà ad avere nell’evoluzione dei processi digitali” – commenta Massimiliano Claps, Research Director di IDC
È nelle comunicazioni oltre confine, infatti, che emerge oggi il principale spazio di evoluzione: il 55% delle organizzazioni indica la mancanza di interoperabilità internazionale come una delle maggiori barriere all’utilizzo della PEC. Al tempo stesso, le aspettative verso un’evoluzione europea sono elevate: il 67% delle organizzazioni ritiene che l’estensione interoperabile della comunicazione certificata in Europa possa migliorare la certezza legale e la compliance negli scambi internazionali.
In questo scenario, il quadro europeo eIDAS 2 apre la strada a una nuova fase in cui l’esperienza maturata dall’Italia può contribuire alla costruzione di un sistema di recapito certificato interoperabile tra gli Stati membri, estendendo oltre i confini nazionali i benefici già sperimentati sul mercato italiano.
“I dati IDC mostrano quanto la PEC sia ormai parte integrante dei processi digitali del Paese” – commenta Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba. “La sfida, oggi, è fare in modo che questa esperienza possa evolvere nel nuovo quadro europeo, preservando semplicità, sicurezza e continuità per gli utenti e rendendo possibile una reale interoperabilità transfrontaliera. È su questo terreno che il modello italiano può esprimere pienamente il proprio valore e offrire un contributo concreto alla costruzione dei nuovi servizi digitali europei.”
La ricerca evidenzia, infine, l’esigenza di una maggiore integrazione della PEC con i sistemi aziendali e, più in generale, con gli strumenti utilizzati nei processi quotidiani. In questo contesto emerge anche l’interesse verso funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, in particolare per la sicurezza e la gestione dei contenuti: il 54% delle organizzazioni indica come utili alert di sicurezza basati sull’AI, il 46% la generazione automatica di sintesi e il 43% sistemi di ricerca semantica.


























































