Nel 2025 per la prima volta nella storia il tempo-lavoro delle macchine supererà quello dell’uomo

Intelligenza artificiale conversazionale: il decalogo

Nel 2025 il tempo – lavoro occupato delle macchine, che oggi è del 29%, supererà quello dell’uomo per la prima volta nella storia, arrivando al 52%. Gli stakeholder concordano: il tema etico è di prioritaria importanza per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Cosa ne pensano Marco Landi, Don Luca Peyron, Fabio Moioli, Marcello Pelillo, Andrea Bellacicca e Giovanni Baldassarri, protagonisti della prima giornata degli Stati Generali dedicati al nuovo mondo del lavoro, evento realizzato con il patrocinio dell’Università di Padova e in programma fino a venerdì 30 aprile.

Marco Landi, presidente onorario di EuropIA e a capo di QuestIT, manager di grande esperienza nel settore High-Tech: «Non siamo fatti per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Già Dante sferza tutti noi a non dissociare mai la ricerca dalla virtù. L’Europa si è data una Carta Etica per quella che chiama una Intelligenza Artificiale Responsabile. Ma oggi, mentre la Cina super innova, l’America innova, e l’Europa continua a darsi delle regole, dov’è la conoscenza? È lì dove manchiamo come Europa. Non esiste ancora un’Europa e la colpa è nostra. Se vogliamo veramente avanzare bisogna svegliarsi. Dov’è il piano di investimento dell’Europa per diventare un polo mondiale dell’IA degno di confidenza? In questo momento in cui l’Europa cerca di immettere tanti soldi nei nostri sistemi, c’è bisogno anche di un Piano europeo. Chi meglio dell’IA potrebbe supportare la transizione ecologica? Io darei più importanza all’IA. A un’intelligenza artificiale inclusiva, responsabile e sostenibile, come quella che è alla base del nostro istituto EuropIA.it. Lascio ai giovani questo messaggio, e con Dante concludo: non siete fatti per essere dei bruti ma per seguire la virtù e la conoscenza. Avanziamo quindi anche nella conoscenza!».

Don Luca Peyron, fondatore e direttore del Servizio per l’Apostolato Digitale: «C’è un problema di assenza di diritto positivo o consuetudinario capace di reggere la realtà dell’attuale sviluppo tecnologico. Usiamo l’etichetta “etica” perché non abbiamo una norma. Oggi si parla di Intelligenza Artificiale antropocentrica, ma cosa significa davvero? Per me un’Intelligenza Artificiale che sia finalisticamente antropica. Che abbia l’essere umano come termine ultimo di ogni attività. E che basi l’etica condivisa sui diritti umani, perché la questione dei diritti umani è il framework valoriale, giuridico e culturale che ha maggiore coerenza, scalabilità e riconoscibilità a livello planetario».

Fabio Moioli, Head of Microsoft Consulting and Services: «Quando parliamo di etica e AI parliamo certamente di principi (Fairness, Reliability and Safety, Privacy and Security, Inclusiviness, Transparency e Accountability), ma è bene ricordare che non si impatta l’azienda solo con i principi: servono pratiche, tool e governance. Riguardo ai principi è fondamentale avere una visione olistica che li comprenda tutti. E ricordiamoci sempre che l’AI è una tecnologia potentissima, ma a renderla giusta dobbiamo essere noi.”

Marcello Pelillo, professore ordinario di Informatica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia: «Ci sono due urgenze sul tema AI. La prima è l’opacità dei modelli di machine learning, sappiamo come la macchina apprende, ma non sappiamo esattamente cosa apprende. La seconda è la neutralità: se i dati contengono pregiudizi, l’algoritmo li assorbirà».

Andrea Bellacicca, Chief Technology Officer di NEXiD Edge Srl: «Negli ultimi 100 anni gli scienziati hanno perso gli strumenti per interpretare la tecnologia dal punto di vista dell’impatto economico e filosofico, non hanno gli strumenti epistemologici per guidare questo cambio di società. Dovremmo affrontare il dibattito sugli impatti dell’AI, consci del fatto che siamo ancorati a modelli vecchi di cultura, di etica e filosofia. Contemporaneamente, come sosteneva Don Luca Peyron, dovremmo iniziare a pensare alla formazione di una nuova generazione di dirigenti che guidino questo cambiamento, forti di tutti gli strumenti – filosofici, culturali, tecnico-scientifici – necessari ad affrontare questa rivoluzione».

Giovanni Baldassarri presidente di Istituto EuropIA.it evidenzia la necessità di un approccio etico all’IA, incentrato sulle reali esigenze degli esseri umani. Non una sostituzione delle capacità umane, ma un porsi in esaltazione delle caratteristiche distintive che nobilitano davvero il lavoro dell’uomo. Obiettivo dell’Istituto EuropIA.it è quello di far leva sui professionisti coinvolti per chiedere loro cosa si aspettano dal Governo per rendere l’Italia e anche l’Europa centro strategico nel campo dell’IA.

La registrazione integrale della prima giornata degli Stati Generali dedicati al nuovo mondo del lavoro è disponibile a questo link.