L’innovazione delle startup

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Gran parte delle imprese (il 74 per cento) ha realizzato innovazioni di prodotto o servizio, mentre le innovazioni di processo, realizzate dal 37,1 per cento delle startup, sono più diffuse tra le classi di fatturato più alte.

Un recenge studio del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha indagato sulle strategie di innovazione adottate dalle startup, con riguardo sia alla tipologia di innovazione introdotta, che alle fonti della conoscenza che l’hanno originata, e alle misure adottate per proteggerla.

Gran parte delle imprese (il 74 per cento) ha realizzato innovazioni di prodotto o servizio, mentre le innovazioni di processo, realizzate dal 37,1 per cento delle startup, sono più diffuse tra le classi di fatturato più alte. Nella maggioranza dei casi (65 per cento) si tratta di forme di innovazione incrementale, ossia migliorativa di un prodotto o di un processo già esistente; il 48,5% delle startup dichiara invece di aver introdotto prodotti del tutto nuovi. La conoscenza tecnica o scientifica che ha reso possibile l’introduzione dell’innovazione dichiarata deriva per più della metà delle startup (61,9 per cento) da precedenti esperienze professionali nello stesso settore; solo nel 20 per cento dei casi la ricerca universitaria rappresenta la fonte diretta.

Dall’indagine risulta che gran parte delle startup (79 per cento) sostiene costi in R&S. A tale tipologia di spese viene dedicata una parte significativa del budget aziendale: in media il 47 per cento dei costi totali annui, percentuale di molto superiore alla soglia minima del 15% che, insieme alla presenza di personale altamente qualificato e alla titolarità di strumenti di tutela della proprietà intellettuale, rappresenta uno degli indicatori di innovatività richiesti dalla definizione normativa di startup innovativa. La marcata propensione all’investimento, soprattutto in asset intangibili, risulta suffragata dal tasso di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale, che, come si può evincere dal rapporto trimestrale di monitoraggio realizzato dal Mise e dal sistema camerale, supera il 30 per cento alla data di riferimento della survey (31 dicembre 2015) – valore quasi 10 volte superiore alla media allora registrata dal complesso delle società di capitali italiane. In particolare, le startup che presentano una maggiore incidenza di costi in R&S sono quelle con fatturato inferiore a 100mila euro. Infine, la maggior parte delle startup innovative (82,6 per cento) ha investito in R&S intra-muros, mentre il 54,1 per cento ha esternalizzato in via parziale o esclusiva tale attività, perlopiù affidandosi ad altre imprese o, in misura nettamente minore, a università e centri di ricerca.

I mercati di riferimento dei prodotti e servizi delle startup sono in gran parte le altre imprese italiane (71,8 per cento dei casi), cui seguono, in ordine decrescente, i consumatori diretti italiani (49,5 per cento), le imprese estere (41,5 per cento), i consumatori di altri Paesi (31,2 per cento) e, a una certa distanza, la pubblica amministrazione italiana (28 per cento) e di altri Paesi (11,1 per cento).

Per quanto riguarda le strategie di protezione dell’innovazione, rileva che il 17,8 per cento delle startup sia titolare di una privativa industriale, il 12,8 per cento depositario e il 9,2 per cento licenziatario. Per contro, dalla survey emerge anche come più della metà delle imprese (58%) non adotti alcun meccanismo formale di tutela della proprietà intellettuale (es. brevettazione) e come circa un quarto non persegua nemmeno strategie informali di protezione. Tra queste ultime, la più diffusa è il segreto industriale (46,8 per cento dei casi), seguito dalle strategie di lead time (21,2 per cento). Le imprese che non hanno adottato meccanismi informali di tutela motivano la propria scelta perlopiù (47,9 per cento) con la convinzione che l’innovazione apportata dalla propria impresa non possa essere appropriata da terzi; un quarto dichiara invece di non avere innovazioni suscettibili di tutela e un altro quarto non conosce strategie utili allo scopo.