Investire in digitale: ora o mai più!

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L’Italia è il secondo Paese al mondo più attrattivo per gli investimenti digitali. È il momento giusto per investire!

Una ventata di positività è emersa dal Samsung Business Innovation Forum 2017 tenutosi ieri a Milano dove, il professor Sacco dell’Università Insubria e Bocconi ha analizzato il contesto economico del nostro Paese e le possibili implicazioni legate alla tecnologia. L’Italia, infatti, dopo i difficili anni della crisi economica continua il proprio percorso di crescita: per il 2017 l’Istat prevede un aumento del prodotto interno lordo pari all’1%, in rialzo dello 0,1% rispetto a quanto stimato a novembre dall’istituto statistico. Ancora più ottimistico è il Governo italiano che indica una crescita dell’1,1% rispetto ad una più conservativa Commissione europea che attesta l’Italia al +0,9%.

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Il Nostro Paese non è però il solo “destinato” a crescere: nei prossimi due anni, secondo i dati OCSE, il PIL aumenterà sia per i Paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo. La competizione pertanto aumenterà: avere una marcia in più rispetto ad altre nazioni è diventato un imperativo. Siamo infatti nel bel mezzo di una battaglia:

“La competizione economica non è che la continuazione della guerra con altri mezzi, soprattutto da quando lo scontro militare non è più un’opzione facilmente praticabile. L’innovazione è la forma di competizione più efficace perché cambiando le regole del confronto ne massimizza gli effetti minimizzando lo sforzo” scrisse Karl von Clausewitz nel 1832 nel suo libro “Della guerra”

Un pensiero questo decisamente attuale: l’innovazione digitale rappresenta infatti il fulcro su cui basare il business di un’azienda così come l’assetto di un’intera nazione. Non a caso i vantaggi della digitalizzazione sono ormai noti: esiste una correlazione positiva tra investimenti in tecnologia e fatturato. Chi investe ottiene un vantaggio competitivo mentre chi rimane fermo è perduto. Non innovare significa infatti restare ancorati a modelli di business non efficaci che portano l’impresa ad una progressiva perdita di competitività, con la concreta ipotesi di fallimento. Se questo principio viene visto a livello nazionale, la presenza di un tessuto produttivo competitivo porterà ad un maggiore benessere dell’intero ecosistema nazionale. Ed è proprio qui che in Italia si deve puntare, dando così una profonda virata verso la digitalizzazione dell’intero Paese.

Negli ultimi anni sono stati avviati interessanti progetti dal Governo come l’Agenda Digitale e lo Spid, ma ciò che sembra garantire una marcia in più è senza dubbio il Piano Calenda: è previsto un controvalore teorico di 13 miliardi di euro di incentivi fiscali in quattro anni, che a loro volta dovrebbero mobilitare 23 miliardi di investimenti privati (10 in tecnologie più 11,3 in ricerca e sviluppo e 2,6 in venture capitale e start-up). I 36 miliardi di euro sul piatto porterebbero teoricamente a benefici stimabili tra i 100 e i 200 miliardi di euro: le nostre imprese tornerebbero così a primeggiare nel mondo e la nostra disoccupazione da record (negli ultimi anni superiore all’11%) si ridurrebbe almeno del 60%.

Il piano Calenda, secondo uno studio PWC, porta l’Italia ad essere il secondo Paese al mondo più attrattivo per gli investimenti digitali. Le imprese italiane devono quindi approfittarne e iniziare ad investire così da creare una solida base per il futuro” ha concluso Antonio La Rosa, Head of IM B2B di Samsung.