
Con l’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale (IA) nelle attività aziendali, emerge una domanda cruciale: come possiamo, come società – datori di lavoro, educatori, responsabili politici e fornitori di tecnologia – preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro in cui le competenze legate all’IA diventeranno presto indispensabili, mentre molte mansioni tradizionali di livello base potrebbero essere automatizzate? Per rispondere a questa sfida, è necessario un impegno collettivo capace di affrontare tre questioni fondamentali per creare giovani professionisti.
Il divario di priorità
Nonostante la crescente influenza dell’intelligenza artificiale in tutti i settori, la priorità che i lavoratori attribuiscono al miglioramento delle proprie competenze in materia di IA resta sorprendentemente bassa. Secondo l’indagine Ital Communications-IISFA (2025), l’interesse verso l’approfondimento delle conoscenze in ambito IA è cresciuto dal 77% del 2024 all’81% del 2025. Tuttavia, solo il 27% della popolazione (rispetto al 23% nel 2024) avverte realmente la necessità di potenziare le proprie competenze in questo campo. A ostacolare ulteriormente questo processo contribuisce la diffusa convinzione che l’IA riguardi soltanto i profili tecnici. Si tratta però di un errore potenzialmente dannoso.
Gli strumenti di IA generativa hanno infatti democratizzato l’accesso a tecnologie avanzate, rendendole rilevanti per quasi ogni professione. L’assistente amministrativo che redige comunicazioni, il coordinatore marketing che analizza i dati delle campagne o lo specialista delle risorse umane che seleziona i curriculum: tutti, in misura crescente, si troveranno a collaborare con strumenti di IA in grado di amplificare le proprie capacità. Molti lavoratori non si rendono ancora conto di quanto rapidamente la conoscenza dell’IA sia passata da facoltativa a fondamentale, lasciando persino numerosi neolaureati impreparati ad affrontare posizioni di livello base che oggi richiedono competenze tecnologiche avanzate. Per questo è fondamentale promuovere una cultura dell’apprendimento continuo: ogni ritardo può tradursi in opportunità perdute, poiché i progressi dell’IA avanzano a una velocità senza precedenti.
Maggiore collaborazione tra istruzione e industria
Sebbene alcuni istituti di istruzione superiore abbiano iniziato a integrare l’intelligenza artificiale nei propri programmi di studio, le aziende del settore hanno un ruolo cruciale nel sostenere e accelerare questo processo di trasformazione. Il ritmo sempre più rapido dell’innovazione tecnologica sta infatti riducendo in modo drastico quella che viene definita “emivita delle competenze” — ovvero il tempo necessario affinché una competenza perda metà della sua rilevanza. Se in passato tale periodo era stimato tra i 10 e i 15 anni, oggi si è ridotto a circa cinque, e in alcuni ambiti tecnici persino a meno. In un contesto simile, i professionisti devono sviluppare l’abitudine di apprendere in modo continuo, attraverso formati brevi, agili e facilmente accessibili, per evitare che le proprie competenze diventino rapidamente obsolete mentre la tecnologia evolve a un ritmo vertiginoso. Tuttavia, i nostri sistemi educativi non sono stati concepiti per sostenere un cambiamento di tale portata e velocità. Il divario risulta ancora più marcato negli istituti che servono comunità sottorappresentate o economicamente svantaggiate, dove le opportunità di formazione aggiornata e orientata all’innovazione sono spesso limitate.
Ecco perché è fondamentale potenziare le partnership pubblico-private che portano le applicazioni reali dell’intelligenza artificiale direttamente nelle aule scolastiche. AWS Academy è un programma che offre corsi gratuiti di AI e cloud computing a oltre 6.600 istituti in tutto il mondo. Di recente AWS ha ampliato la propria offerta, permettendo agli studenti di AWS Academy di accedere gratuitamente a corsi avanzati di formazione sull’intelligenza artificiale, a risorse dedicate e a voucher per ottenere le certificazioni AWS.
Le certificazioni riconosciute dal settore rappresentano un modo efficace per dimostrare ai datori di lavoro il possesso delle competenze pratiche e delle conoscenze necessarie per eccellere nel proprio ruolo.
Il vuoto nella tassonomia delle competenze
È evidente che le persone devono aggiornare le proprie competenze man mano che la tecnologia evolve. Ciò che invece rimane incerto sono le nuove abilità specifiche richieste in ciascuna professione nell’era dell’intelligenza artificiale.
Ad esempio, quali competenze in ambito AI dovrebbe possedere un laureato in marketing rispetto a uno in finanza? E in che modo uno studente di discipline umanistiche dovrebbe avvicinarsi all’intelligenza artificiale per restare competitivo? Queste domande, ancora prive di risposte chiare, generano un’incertezza che blocca tanto i neolaureati quanto gli educatori.
Per colmare questo vuoto, è necessario creare consorzi settoriali dedicati allo sviluppo di tassonomie precise delle competenze di AI richieste per i ruoli di ingresso nel mondo del lavoro.
Una recente ricerca AWS, condotta in collaborazione con Draup, società specializzata in data intelligence, ha individuato i ruoli tecnologici entry-level più richiesti e le competenze di intelligenza artificiale necessarie per accedervi. Un quadro di questo tipo è essenziale per offrire agli studenti una guida concreta, permettendo loro di intraprendere percorsi formativi che si traducano in reali opportunità occupazionali. Ma questo è solo l’inizio. Il settore privato, i decisori politici e il mondo dell’istruzione dovranno collaborare per definire tassonomie chiare delle competenze di AI richieste nelle diverse professioni. Solo attraverso questa collaborazione sarà possibile aiutare le persone — in particolare chi si affaccia oggi al mondo del lavoro — a prepararsi per un mercato sempre più guidato dall’intelligenza artificiale.
Una responsabilità collettiva
Il rapido progresso dell’intelligenza artificiale offre opportunità e rischi senza precedenti. Se utilizzata in modo efficace, l’AI può automatizzare le attività più ripetitive, permettendo ai giovani professionisti di concentrarsi fin da subito su attività più strategiche e di valore. Ma questo futuro dipende da un impegno condiviso.
I datori di lavoro devono andare oltre la semplice adozione dell’AI, sviluppando strategie complete di trasformazione della forza lavoro. Gli istituti di istruzione devono accelerare l’aggiornamento dei programmi di studio attraverso partnership con il settore industriale. Gli studenti, a loro volta, devono poter accedere a percorsi formativi che consentano di sviluppare competenze in ambito AI, indipendentemente dal corso di studi intrapreso.
In caso contrario, rischiamo di creare una forza lavoro divisa: da un lato chi possiede competenze AI e prospera, dall’altro chi ne è privo e fatica a raggiungere stabilità economica. Agendo ora, è possibile costruire un futuro in cui l’intelligenza artificiale amplifichi il potenziale umano in ogni settore della società, a partire da chi sta entrando nel mondo del lavoro.
Nessun attore può affrontare questa sfida da solo. Il futuro del lavoro — e il successo di un’intera generazione — dipendono dalla capacità collettiva di colmare oggi il divario di competenze nell’AI. In caso contrario, rischiamo di creare una forza lavoro divisa: da un lato chi possiede competenze AI e prospera, dall’altro chi ne è privo e fatica a raggiungere stabilità economica. Agendo ora, è possibile costruire un futuro in cui l’intelligenza artificiale amplifichi il potenziale umano in ogni settore della società, a partire da chi oggi muove i primi passi nel mondo del lavoro.
Michelle Vaz, Managing Director, AWS Training and Certification

































































