
Le IA decidono al posto nostro? Sempre più spesso, prima di prenotare un ristorante, scegliere un professionista o valutare un prodotto, le persone non aprono Google: chiedono direttamente a ChatGPT, Gemini o Perplexity. Ricevono una risposta unica, formulata con tono autorevole, che orienta la scelta senza mostrare alternative. È un cambiamento già in atto nel comportamento dei consumatori, ma che la maggior parte delle imprese italiane non ha ancora messo a fuoco. A dirlo sono i dati di Geosnap che ha analizzato oltre 113.000 risposte generate dalle principali IA su più di 1.500 brand attivi in Italia.
La reputazione si costruisce (anche) nelle risposte delle IA
Quando un utente chiede a un’intelligenza artificiale di consigliare un hotel, valutare uno studio legale o confrontare due prodotti, la risposta che riceve non è neutra: è il risultato di un’elaborazione che sintetizza fonti, toni e giudizi in un’unica voce. Quella voce parla del brand, in modo positivo, neutro o negativo, e lo fa a milioni di persone, ogni giorno, senza che l’azienda interessata ne abbia consapevolezza.
L’analisi di Geosnap mostra che le IA costruiscono questo racconto attingendo da un insieme ristretto e ricorrente di fonti: su oltre 113.000 risposte analizzate, quasi una su due fa riferimento a una singola piattaforma enciclopedica online (48,7% delle citazioni totali). Le restanti si distribuiscono tra testate giornalistiche nazionali, portali di settore e siti di recensioni, con una concentrazione significativa nelle prime dieci fonti. Chi non è presente o viene descritto in modo parziale su queste piattaforme rischia di ricevere una rappresentazione distorta, o di non comparire del tutto.
“Le persone si fidano delle risposte delle IA come prima si fidavano dei risultati di Google. La differenza è che Google mostrava dieci link e tu potevi scegliere: l’IA ti dà una risposta sola, che suona come il consiglio di un amico informato. Le aziende che non capiscono questo cambiamento rischiano di essere escluse dalla conversazione senza nemmeno accorgersene”, afferma Angelo Bottone, CEO e co-fondatore di Geosnap.
Chi monitora e chi resta indietro: l’Italia a due velocità
I dati di Geosnap fotografano un’Italia divisa. I settori più attivi nel monitorare la propria presenza nelle IA sono quelli già abituati a ragionare in termini di posizionamento digitale: il Digitale Tech & AI guida la classifica con 188 brand analizzati (12,4% del totale), seguito dai Servizi Professionali(142 brand, 9,4%) e dal Marketing & Creatività (138 brand, 9,1%).
Il paradosso emerge guardando i settori in coda. Automotive & Mobilità è il meno rappresentato con soli 23 brand (1,5%), mentre Ristorazione & Food e Agroalimentare & Enogastronomia si fermano a 44 brand ciascuno (2,9%). Sono proprio questi i comparti dove il consumatore finale si informa di più prima di scegliere e dove una risposta dell’IA può fare la differenza tra essere consigliati o ignorati.
Quanto spesso un brand compare e come viene descritto
Dall’analisi di Geosnap emergono due dimensioni chiave per capire come le IA trattano un brand: con quale frequenza lo citano e con quale tono lo descrivono, positivo, neutro o negativo. Sono queste le variabili che, combinate, determinano l’immagine che un consumatore riceve quando interroga un’intelligenza artificiale sul conto di un’azienda. Un brand citato spesso ma descritto in modo ambiguo può essere più danneggiato di uno poco citato ma sempre associato a valutazioni positive.
“Fino a ieri bastava presidiare Google. Oggi chi vuole essere trovato da un cliente, da un paziente, da chi sta valutando un fornitore, deve anche sapere cosa dicono di lui le AI. Non è un tema per addetti ai lavori: è già il presente per chiunque usi questi strumenti nella vita di tutti i giorni”, aggiunge Bottone.


























































