Emerge un divario da colmare sulla fiducia nella qualità dei dati, che rappresenta la base per un’AI efficace

Intelligenza artificiale - Pixabay

L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione: da strumento di supporto alle decisioni a sistema capace di agire nei processi aziendali, orchestrare attività e operare con crescente autonomia entro perimetri definiti. È il passaggio verso l’AI agentica, una trasformazione destinata a ridefinire il modo in cui le imprese operano, prendono decisioni e creano valore. 

Questo scenario è stato al centro della diciottesima edizione del SAP Executive Summit, l’evento promosso da SAP e dai suoi partner che ha riunito oltre 100 business leader tra aziende e istituzioni italiane il 20 e 21 marzo a Villa d’Este, Cernobbio. 

Il titolo dell’edizione 2026, “Agents of Growth”, riflette la doppia trasformazione in atto nelle organizzazioni. Da un lato le persone, che restano i veri agenti della crescita grazie a competenze, leadership e capacità di adottare l’innovazione. Dall’altro l’intelligenza artificiale, che quando è integrata nei processi aziendali diventa un potente motore di sviluppo, efficienza e nuove opportunità di business.

 “L’AI sta rapidamente evolvendo da insieme di strumenti potenti a componente centrale, anzi essenziale, dell’azienda competitiva”, ha dichiarato Carla Masperi, Amministratore Delegato di SAP Italia. “La domanda non è più cosa l’AI può fare, ma come preparare le organizzazioni a trarne reale vantaggio”.

Per accompagnare le imprese italiane a un futuro in cui l’AI potrà gestire task e attività ben definiti in modo autonomo, sarà necessario affidarsi ad agenti specializzati che conoscano i modelli di business e siano basati su architetture applicative AI-native capaci di integrarsi in modo naturale nel cuore dei processi.

 “Lo definirei l’approccio pragmatico all’AI: che questa tecnologia sia un vantaggio in termini di efficienza e produttività è ormai un dato riconosciuto da tutti”, prosegue Carla Masperi. “La vera sfida è trasformare la potenza dell’AI in risultati concreti e misurabili. Sperimentare su singoli casi d’uso non è difficile; molto più complesso è scalare l’AI in tutta l’organizzazione. Ed è qui che fanno davvero la differenza le persone e i dati: competenze, capacità di adozione e una base informativa solida e affidabile”.

Secondo recenti analisi SAP, emerge infatti un divario di fiducia sulla qualità dei dati, che rappresentano la base per un’AI efficace e mettono in luce una criticità strutturale nel sistema industriale italiano:

  • Il 34% dei manager non ha fiducia nella propria capacità di integrare i dati tra diverse funzioni aziendali
  • Il 30% dice di non avere a disposizione dati di qualità
  • Il 27% fatica con dati isolati in silos.

Ciò dimostra che il vero ostacolo all’adozione dell’AI non è l’algoritmo, ma la maturità dei dati e l’integrazione organizzativa. Aziende con dati di qualità ottengono performance significativamente superiori. Comprendere questo aspetto è fondamentale e determina se l’organizzazione rientrerà nel 5% che riesce a scalare con successo l’AI o nel 95% che fatica a ottenere risultati[1]. 

“I clienti ci chiedono un approccio pragmatico all’AI, cioè roadmap di adozione chiare e ritorni sugli investimenti tracciabili. La crescita non è un effetto collaterale dell’innovazione. È una strategia”, conclude Carla Masperi.