
L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle strategie aziendali, ma il futuro del lavoro non si giocherà soltanto sulla tecnologia. A fare la differenza sarà, infatti, la capacità delle imprese di investire contemporaneamente in competenze, benessere, inclusione e nuove tecnologie, superando una visione che considera trasformazione digitale e gestione delle persone come percorsi separati.
È quanto emerge dalla terza edizione del Social Sustainability Monitor, l’osservatorio permanente sulla dimensione Sociale delle tematiche ESG nato dalla partnership tra il Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management, un think tank multidisciplinare che effettua attività di ricerca per trovare soluzioni innovative e pragmatiche alla sfida della sostenibilità, e SD Worx, principale gruppo europeo di soluzioni HR, paghe e presenze.
L’edizione 2026, con il contributo di Harvard Business Review Italia e il patrocinio di AIDP Lombardia, presenta i risultati di “Persone e tecnologie: percorsi di crescita condivisa“, una ricerca che ha coinvolto 21 aziende italiane tra le più rappresentative nei rispettivi settori per analizzare il rapporto tra sostenibilità sociale, digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Le organizzazioni stanno affrontando la trasformazione tecnologica tenendo realmente conto delle persone? E soprattutto, quanto sono capaci di governare contemporaneamente innovazione digitale, sviluppo delle competenze e sostenibilità sociale? Per rispondere a queste domande, i ricercatori hanno sviluppato la Social & Digital Matrix, una matrice a doppio asse costruita su un set di 30 indicatori (15 sociali e 15 digitali) che posizionano le imprese in quattro profili archetipici – essenziali, relazionali, integrate e digitali.
“La vera sfida per le imprese è governare insieme innovazione tecnologica e sostenibilità sociale, superando approcci frammentati e logiche a silos. Significa mettere le persone al centro dei processi di trasformazione e, soprattutto, passare dalla rendicontazione delle iniziative alla misurazione dei risultati e del valore effettivamente generato nel tempo. Il digitale è il mezzo, la sostenibilità il fine”, commenta il Prof. Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability, SDA Bocconi School of Management e Prof. Ordinario di Economia e gestione delle imprese, Università Bocconi.
“I risultati della ricerca mostrano che la trasformazione digitale non è prima di tutto una questione tecnologica, ma una sfida organizzativa e culturale. Ecco perché oggi essere il partner giusto per un’azienda che sta affrontando questo cambiamento, non significa solo fornire la tecnologia migliore, ma anche comprenderne il percorso, le sfide e gli obiettivi, e accompagnarlo nella conoscenza e nell’utilizzo degli strumenti a disposizione, investendo sulle persone”, dichiara Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx per l’Italia.
L’IA è ormai una priorità strategica
La ricerca evidenzia come la trasformazione digitale abbia raggiunto un elevato livello di maturità all’interno delle organizzazioni analizzate. Tutte le aziende coinvolte dichiarano di disporre di una strategia di innovazione digitale formalizzata e approvata dal vertice aziendale, mentre cloud, automazione, cybersecurity, analytics e intelligenza artificiale sono ormai elementi strutturali dei principali processi di business.
Particolarmente significativo il dato relativo all’intelligenza artificiale: in 17 aziende su 21 è già presente, oppure è in fase di definizione, una policy dedicata alla governance dell’IA, mentre 13 imprese hanno istituito comitati incaricati di supervisionarne l’utilizzo sotto il profilo etico, normativo e organizzativo.
L’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto per migliorare l’efficienza dei processi, supportare l’analisi dei dati e rafforzare la capacità decisionale delle organizzazioni. Le aziende intervistate evidenziano tuttavia una crescente attenzione alla necessità di adottarla in modo responsabile, garantendo trasparenza, sicurezza, conformità normativa e tutela delle persone.
Dallo studio emerge, inoltre, che molte organizzazioni stanno già utilizzando numerose applicazioni di IA, in alcuni casi anche decine di sistemi differenti, segnale di una fase di forte accelerazione che richiede strutture di governance sempre più solide e competenze diffuse a tutti i livelli aziendali.
Le competenze diventano il vero fattore competitivo
Se la tecnologia rappresenta il motore del cambiamento, sono però le persone a determinarne il successo. Proprio per questo 17 aziende intervistate su 21 dichiarano di aver attivato programmi di upskilling e reskilling per accompagnare l’evoluzione delle competenze digitali e sostenere la trasformazione in atto.
La formazione riguarda non solo competenze tecniche e digitali, ma anche nuove modalità di collaborazione, utilizzo responsabile dell’IA, data literacy e aggiornamento professionale continuo. Le imprese riconoscono, infatti, che il crescente impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale richiederà sia nuove abilità che una progressiva ridefinizione dei ruoli e delle professionalità.
Tra le principali priorità indicate dalle aziende per i prossimi mesi emergono così lo sviluppo delle competenze digitali, il workforce planning, la mappatura delle skill, i sistemi di people analytics e i programmi di formazione dedicati all’intelligenza artificiale.
La sostenibilità sociale entra nelle strategie aziendali
Parallelamente alla trasformazione digitale, le organizzazioni del campione mostrano una crescente attenzione nei confronti della sostenibilità sociale e della gestione delle persone.
Quasi tutte le aziende coinvolte (20 su 21) dispongono di un comitato dedicato alla sostenibilità sociale che dialoga periodicamente con il top management, segnale di come il tema non sia più trattato come semplice iniziativa di welfare o responsabilità sociale, ma come una componente strutturale della strategia aziendale.
Le imprese partecipanti evidenziano elevati livelli di stabilità occupazionale, con quote di contratti a tempo indeterminato generalmente comprese tra il 90% e il 98%, e investono sempre più in ascolto organizzativo, engagement, formazione, inclusione, welfare e flessibilità lavorativa.
Particolare rilevanza assumono le iniziative dedicate all’equità retributiva, alla parità di genere, alla salute e al benessere delle persone, considerate elementi fondamentali per attrarre e trattenere talenti in un mercato del lavoro sempre più competitivo e caratterizzato dalla crescente domanda di profili digitali specializzati.
La vera sfida: superare i silos
Se i progressi sono evidenti, la ricerca mette in luce anche una criticità comune a molte organizzazioni: la difficoltà di collegare tra loro le numerose iniziative già avviate e di misurarne concretamente l’impatto.
Secondo gli autori, il problema non è la mancanza di progetti dedicati a welfare, wellbeing, formazione, inclusione o innovazione tecnologica. La sfida consiste piuttosto nel superare la frammentazione e costruire una visione integrata, supportata da indicatori condivisi, strumenti di monitoraggio e modelli di governance capaci di valutare risultati reali e non soltanto attività svolte.
Lo studio evidenzia, infatti, che molte aziende dispongono già di strategie mature sia sul fronte sociale sia su quello digitale, ma presentano livelli molto differenti nella capacità di misurare l’efficacia delle iniziative adottate e di tradurre investimenti e progetti in risultati comparabili nel tempo.
Un nuovo equilibrio tra persone e tecnologia
In conclusione, le imprese più evolute non considerano sostenibilità sociale e innovazione digitale come obiettivi alternativi, ma come dimensioni complementari della stessa trasformazione. Investimenti tecnologici, sviluppo delle competenze, governance dell’IA, politiche per le persone, sistemi di misurazione e capacità organizzative devono evolvere insieme.
In un contesto caratterizzato dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente competizione per i talenti, la capacità di integrare sistema tecnologico e sistema sociale rappresenta uno dei principali fattori di creazione di valore sostenibile nel lungo periodo.




























































