La trasformazione digitale ha reso il cloud una componente imprescindibile dell’operatività aziendale. Dalle piattaforme di collaborazione ai software gestionali, fino agli strumenti di intelligenza artificiale, le organizzazioni utilizzano un numero crescente di applicazioni SaaS, spesso gestite da team e utenti differenti. Un’evoluzione che, se da un lato favorisce flessibilità e produttività, dall’altro introduce nuove sfide per la cybersecurity.
Ogni nuova applicazione, identità digitale o configurazione può infatti rappresentare un potenziale punto di vulnerabilità. Il problema non è soltanto proteggere questi ambienti, ma soprattutto mantenere una visione aggiornata dei rischi, individuare tempestivamente le anomalie e intervenire prima che si trasformino in incidenti.
Una sfida particolarmente rilevante per Managed Service Provider (MSP) e system integrator, chiamati a garantire la sicurezza di ambienti cloud sempre più articolati, spesso distribuiti tra numerosi clienti.
La complessità del cloud richiede un nuovo approccio alla sicurezza
Uno dei principali limiti degli approcci tradizionali è la frammentazione della visibilità. Le aziende utilizzano applicazioni e piattaforme differenti, ciascuna con le proprie configurazioni, autorizzazioni e strumenti di controllo. Questo rende difficile ottenere una visione complessiva dell’esposizione al rischio.
Secondo lo State of SaaS Security Report 2025 della Cloud Security Alliance, il 57% delle organizzazioni segnala una gestione frammentata degli ambienti SaaS. Una situazione che può tradursi in configurazioni errate, privilegi eccessivi, applicazioni non autorizzate e potenziali vulnerabilità difficili da identificare.
A complicare ulteriormente lo scenario contribuiscono fenomeni come lo Shadow IT e, più recentemente, lo Shadow AI, ovvero l’utilizzo di applicazioni e strumenti di intelligenza artificiale senza un’adeguata supervisione da parte dei responsabili IT.
In questo scenario, le verifiche periodiche non sono più sufficienti. Gli ambienti cloud cambiano continuamente e una configurazione considerata sicura oggi potrebbe non esserlo domani. Diventa quindi fondamentale passare da un modello di controllo occasionale a un monitoraggio continuo, capace di rilevare le nuove esposizioni al rischio e stabilire le priorità di intervento.
CloudDR: dalla visibilità all’azione
Per rispondere a queste esigenze, WatchGuard propone Cloud Detection and Response (CloudDR), una soluzione AI-native e agentless progettata per monitorare continuamente gli ambienti cloud, identificare i rischi e semplificare le attività di risposta.
CloudDR si integra con oltre 40 applicazioni cloud, tra cui Microsoft 365, Google Workspace e Salesforce, offrendo visibilità centralizzata su configurazioni, identità e potenziali minacce per aiutare le organizzazioni a identificare e ridurre i rischi negli ambienti SaaS.
La soluzione permette di identificare applicazioni non autorizzate, configurazioni non sicure e rischi associati alle identità digitali, aiutando i team IT a comprendere dove si concentra maggiormente l’esposizione e quali interventi richiedono attenzione prioritaria.
Ma rilevare una minaccia è soltanto il primo passo. Uno degli aspetti più interessanti di CloudDR è infatti la capacità di trasformare le informazioni raccolte in azioni concrete, grazie a funzionalità di remediation guidata, automatizzata e massiva.
Per ogni problema rilevato, la piattaforma indica gli interventi necessari, riducendo il tempo dedicato alle analisi manuali. Inoltre, quando la stessa criticità interessa più ambienti, è possibile applicare un intervento correttivo a più tenant con un’unica azione.
Questo approccio consente di accelerare la risposta, standardizzare le attività di sicurezza e liberare risorse da destinare alle situazioni più complesse.
Per MSP e system integrator, la scalabilità diventa un vantaggio competitivo
Per un fornitore di servizi gestiti, la crescita del numero di clienti non dovrebbe comportare un aumento proporzionale delle attività operative. Eppure, quando ogni ambiente cloud richiede verifiche, configurazioni e interventi manuali, il rischio è proprio quello di vedere crescere la complessità insieme al business.
CloudDR affronta questa criticità attraverso la centralizzazione della visibilità e l’automazione delle attività ripetitive. Gli MSP possono monitorare più ambienti, individuare rapidamente le criticità e applicare interventi coerenti, ottimizzando il lavoro dei propri team.
Per i system integrator, la soluzione rappresenta inoltre un’opportunità per accompagnare i clienti verso un approccio più strutturato alla sicurezza SaaS, integrando il monitoraggio continuo e la gestione dei rischi all’interno delle architetture esistenti.
Il risultato è la possibilità di ampliare l’offerta di servizi di sicurezza cloud, migliorare l’efficienza operativa e sviluppare relazioni continuative con i clienti, senza moltiplicare gli strumenti e le risorse necessarie.
