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    Agentic AI nel mirino dei cybercriminali: HP svela le nuove tecniche d’attacco

    By Redazione BitMAT1 Ottobre 2026Updated:1 Ottobre 20265 Mins Read
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    Agentic AI sempre più sfruttata come esca dai cybercriminali: HP Wolf Security rileva campagne che utilizzano falsi agenti di trading per rubare credenziali e criptovalute, mentre crescono QR phishing e malware modulari

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    Foto di Gerd Altmann da Pixabay

    L’interesse crescente verso l’Agentic AI sta aprendo nuove opportunità non solo per le aziende, ma anche per i cybercriminali. A evidenziarlo è l’ultimo Threat Insights Report di HP Wolf Security, che analizza gli attacchi reali rilevati tra aprile e giugno 2026 e mostra come gli attaccanti stiano adattando le proprie tecniche alle nuove abitudini digitali degli utenti.

    Tra le campagne individuate dai ricercatori di HP Security Lab emerge in particolare l’utilizzo di falsi agenti AI per il trading di criptovalute. L’obiettivo è sfruttare l’interesse verso gli strumenti di Agentic AI per convincere gli utenti a scaricare software apparentemente legittimi, ma in realtà contenenti malware.

    Una volta installato, il malware analizza il browser alla ricerca di estensioni associate ai wallet di criptovalute, tra cui Coinbase e MetaMask. Le estensioni legittime vengono quindi sostituite con versioni malevole apparentemente identiche, progettate per raccogliere le credenziali inserite dall’utente. Una volta ottenuti questi dati, gli aggressori possono accedere ai wallet e sottrarre le criptovalute.

    Secondo Patrick Schläpfer, Principal Threat Researcher di HP Security Lab “I criminali stanno sfruttando l’adozione degli strumenti di Agentic AI per costruire esche più convincenti e spingere gli utenti a installare software malevolo che appare autentico. Il risultato è una distribuzione del malware più sofisticata e potenzialmente più difficile da riconoscere”.

    QR phishing: l’attacco si sposta sul mobile

    Il report evidenzia anche la persistenza del QR phishing, una tecnica che sfrutta i codici QR per trasferire l’utente dal PC allo smartphone, dove le difese di sicurezza possono essere differenti o meno efficaci.

    HP ha osservato campagne nelle quali le vittime ricevono documenti PDF che mostrano contenuti apparentemente “sfocati per motivi di sicurezza”. Il documento invita quindi l’utente a scansionare un codice QR con il proprio smartphone per accedere al contenuto.

    Il QR code conduce invece a un sito di phishing, progettato per sottrarre credenziali. Spostando l’interazione dal computer al dispositivo mobile, gli aggressori possono anche aggirare alcuni dei controlli che avrebbero potuto bloccare la pagina sul PC.

    Il fenomeno conferma come la sicurezza degli endpoint deve tenere conto dell’intero ecosistema di dispositivi e applicazioni utilizzati quotidianamente dagli utenti, e non soltanto del computer aziendale.

    Phantom Gate e la crescente modularità del malware

    Un ulteriore elemento emerso dall’analisi riguarda Phantom Gate, un nuovo malware loader che sembra ampliare l’ecosistema associato a Phantom Stealer.

    La combinazione di componenti specializzati rappresenta un’evoluzione significativa nell’organizzazione delle campagne criminali. Phantom Stealer viene commercializzato agli attaccanti come strumento apparentemente destinato al penetration testing, mentre Phantom Gate svolge il ruolo di loader. La disponibilità di componenti distinti può rendere più semplice costruire e scalare catene di infezione.

    Secondo i ricercatori HP, questa evoluzione evidenzia la crescente specializzazione dell’ecosistema cybercriminale, nel quale singoli strumenti possono essere sviluppati per svolgere funzioni specifiche all’interno di campagne più ampie.

    Come sottolinea Schläpfer” La disponibilità di nuovi strumenti modulari permette agli attori delle minacce di comporre più facilmente catene di infezione, aumentando il rischio di compromissione”.

    Le minacce che sfuggono ai controlli tradizionali

    L’analisi di HP Wolf Security si basa sui dati raccolti da milioni di endpoint protetti dalla tecnologia di sicurezza dell’azienda. Secondo HP, i clienti hanno aperto o interagito complessivamente con 60 miliardi di allegati email, pagine Web e file scaricati, senza che siano stati segnalati breach conseguenti.

    Il report mostra inoltre che almeno il 10% delle minacce email individuate da HP Sure Click è riuscito a superare uno o più sistemi di scansione dei gateway email. Un dato che evidenzia il limite di un approccio basato esclusivamente sul rilevamento preventivo delle minacce.

    Anche le modalità di distribuzione del malware confermano la varietà delle tecniche utilizzate dagli attaccanti. Nel periodo analizzato, i file eseguibili hanno rappresentato il 40% delle modalità di distribuzione rilevate, seguiti dagli archivi compressi con il 38% e dai documenti PDF con il 7,5%.

    Dalla protezione dell’endpoint alla strategia zero trust

    La crescente capacità degli attaccanti di sfruttare nuovi strumenti, applicazioni e comportamenti degli utenti rende sempre più complesso affidarsi a un singolo livello di protezione.

    James Wright, Global Head of Security for Personal Systems di HP, sottolinea come gli utenti si spostino continuamente tra dispositivi e applicazioni, inclusi browser e nuovi strumenti basati sull’AI. Per questo la sicurezza dovrebbe accompagnare queste interazioni senza ostacolare l’operatività.

    In questo scenario, l’azienda richiama l’importanza di un approccio Zero Trust basato su isolamento e contenimento. L’obiettivo è impedire che un clic, un download o l’apertura di un file non attendibile si trasformino direttamente nella compromissione dell’endpoint.

    Il messaggio che emerge dal Threat Insights Report è quindi legato soprattutto all’evoluzione della superficie d’attacco. L’Agentic AI, il mobile, i codici QR e i malware modulari rappresentano modalità differenti attraverso cui i cybercriminali cercano di inserirsi nei flussi di lavoro quotidiani.

    Per le organizzazioni, la sfida non consiste soltanto nell’identificare le nuove minacce, ma nel limitare l’impatto di quelle che riescono comunque a superare i controlli. Isolamento, contenimento e principi zero trust diventano così elementi complementari alle tradizionali tecnologie di detection, in un modello di sicurezza progettato per assumere che anche un’interazione apparentemente legittima possa nascondere un rischio.

    HP
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