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    Le identità alimentate da AI aumentano: è allarme sicurezza

    By Redazione BitMAT12 Gennaio 20263 Mins Read
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    Secondo la nuova ricerca CyberArk, almeno la metà degli accessi privilegiati del 91% delle aziende è always-on, con “privilegi ombra” e strumenti frammentati che incrementano e accelerano i rischi

    CyberArk Secure AI Agents Solution-identità
    Matt Cohen, CEO di CyberArk

    CyberArk, specialista globale nell’identity security, presenta i risultati di una nuova ricerca in cui emerge un divario significativo tra la fiducia delle aziende nei loro programmi di accessi privilegiati e la realtà delle loro pratiche quotidiane, in un momento in cui l’AI estende rapidamente la superficie di attacco focalizzata sulle identità. Nonostante il 76% delle organizzazioni dichiari che le proprie strategie di gestione degli accessi privilegiati (PAM) siano pronte per ambienti AI, cloud e ibridi, in molte continuano a fare affidamento in modo significativo su presupposti di accesso sempre attivo, inizialmente concepiti per ambienti operativi molto meno dinamici di quelli attuali.

    Le aziende sovrastimano la loro preparazione per AI e cloud

    Lo studio, che ha coinvolto 500 professionisti negli Stati Uniti attivi in ambito PAM, identità e infrastrutture, mette in luce come, sebbene gli sforzi di modernizzazione siano indubbiamente in corso, pochissime aziende abbiano ancora adottato modelli di accesso adattivi e a tempo limitato, allineati ai principi Zero Trust.

    I risultati principali evidenziano che:

    · Solo l’1% ha implementato completamente un moderno modello di accesso privilegiato Just-in-Time (JIT).

    · Nel 91% dei casi, almeno la metà degli accessi privilegiati è always-on, con accesso illimitato e persistente a sistemi sensibili.

    · Il 45% applica agli agenti AI gli stessi controlli di accesso privilegiato utilizzati per le identità umane.

    · Il 33% dichiara di non disporre di chiare policy di accesso per l’AI.

    Privilegi ombra e proliferazione di tool accelerano i rischi

    La ricerca evidenzia il problema diffuso e crescente dei “privilegi ombra” — account e secret privilegiati non gestiti, sconosciuti o non necessari che si accumulano silenziosamente nel tempo.

    · Il 54% delle aziende scopre ogni settimana account e secret privilegiati non gestiti.

    · L’88% gestisce due o più strumenti di sicurezza delle identità, creando una frammentazione che introduce punti ciechi.

    · Il 66% afferma che le tradizionali revisioni degli accessi privilegiati ritardano i progetti.

    · Il 63% ammette che i dipendenti aggirano i controlli per procedere più rapidamente.

    “Ambienti dinamici e in continua evoluzione comportano un cambiamento radicale della natura degli accessi privilegiati e delle modalità con cui questi possono essere protetti,” dichiara Matt Cohen, CEO di CyberArk. “Con solo l’1% delle aziende che ha implementato in modo completo un modello di accesso

    Just-in-Time, è evidente che una modernizzazione del settore sia ormai indispensabile. Se agenti AI e identità non umane assumono compiti sempre più sensibili, applicare i giusti controlli dei privilegi per ogni identità — e governare ogni azione privilegiata — è ora essenziale.”

    Per ridurre il rischio e supportare l’innovazione su larga scala, le aziende dovrebbero concentrarsi sull’evoluzione delle modalità di applicazione degli accessi privilegiati, senza però abbandonare i controlli fondamentali:

    · Ridurre al minimo i privilegi permanenti, implementando accessi dinamici e basati sul rischio.

    · Adottare accesso Just-in-Time automatizzato e orchestrato per azioni sensibili o ad alto rischio.

    · Applicare controlli dei privilegi appropriati a tutte le identità umane, macchina e AI, sulla base di contesto e rischio.

    · Semplificare e consolidare le piattaforme di identità per migliorare visibilità e governance.

    CyberArk
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    Redazione BitMAT
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