
Qual è lo stato digitalizzazione delle imprese in Puglia? Prima di analizzare i dati della regione è opportuno prima inquadrare la situazione a livello nazionale.
Le aziende italiane mostrano ottimismo su scala globale, ma faticano a convertire l’innovazione, in particolare l’Intelligenza Artificiale (IA), in risultati economici diffusi. Secondo la 29ª PwC Global & Italian CEO Survey, il 62% dei CEO italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, il cambiamento tecnologico resta la principale area di attenzione: il 53% dei CEO italiani (vs il 55% nel Sud Italia) si interroga sulla capacità della propria azienda di trasformarsi abbastanza rapidamente per tenere il passo con l’evoluzione tecnologica.
La PwC CEO Survey evidenzia che oltre tre imprese su quattro non rilevano ancora benefici economici tangibili dall’Intelligenza Artificiale, segnalando un marcato divario tra aspettative e capacità di esecuzione. In particolare, il 68% dei CEO italiani dichiara di non integrare ancora l’IA nella strategia aziendale, mentre il 78% non osserva benefici su costi e fatturato attribuibili all’IA, a fronte di una media globale pari al 56%.
La competitività futura richiede quindi un ripensamento strutturale di offerta, competenze, modelli di ricavo, operazioni ed ecosistemi. Le barriere all’adozione dell’IA non sono legate alla tecnologia in sé, ma a fattori organizzativi e strutturali: carenza di competenze, difficoltà di integrazione nei processi, incertezza sui ritorni dell’investimento e temi legati alla cybersecurity, indicata tra i rischi più rilevanti per le imprese. Allo stesso tempo, i risultati della survey segnalano una spinta crescente verso la reinvenzione dei modelli di business: circa un CEO su due ha avviato negli ultimi cinque anni percorsi di ingresso in nuovi ambiti e settori, con il 62% che trae almeno il 10% dei ricavi da queste attività, spesso facendo leva su partnership e collaborazioni esterne, confermate come una delle principali leve per accelerare il cambiamento.
In Italia 1 azienda su 2 compete in nuovi settori. La Puglia conta 1.410 startup innovative
La Puglia presenta un profilo articolato. Oltre il 68% delle imprese pugliesi ha raggiunto una base di digitalizzazione[1], un dato ormai allineato alle medie nazionali ed europee. Tuttavia, solo circa il 15% utilizza oggi soluzioni di intelligenza artificiale, evidenziando un ampio margine di sviluppo nella fase di adozione avanzata delle tecnologie.
Accanto a questo divario, emergono però elementi di forza rilevanti. Il 29% dei diplomati pugliesi possiede competenze digitali[3] e la Regione dispone di un ecosistema dell’innovazione articolato, in particolare su Bari e Lecce, che favorisce la sperimentazione e il trasferimento tecnologico, ma che richiede un ulteriore rafforzamento delle connessioni tra imprese, ricerca e istituzioni per accompagnare la crescita su scala più ampia.
La Puglia si distingue come seconda regione al Sud per ecosistemi di innovazione – subito dopo la Campania –, leader assoluta con 5 Living Lab e 2 Case delle Tecnologie Emergenti (CTE)[4]. Dal 2012 conta 1.410 startup innovative, con una densità di 4,1 per 10.000 abitanti che sale a 6,4 nel polo di Bari[5]; queste realtà puntano in particolare sull’ingegneria civile, che rappresenta il 9,4% delle domande di brevetto[6], e mostrano un’alta esposizione positiva all’IA per il 28,7% dei lavoratori, salendo al 53% tra i laureati e al 65,1% tra gli studenti universitari.
Un ulteriore elemento prospettico riguarda il capitale umano. Secondo le elaborazioni PwC su dati Banca d’Italia, il 28,7% dei lavoratori pugliesi presenta un’elevata esposizione all’Intelligenza Artificiale con effetti di complementarità; la quota sale al 53% tra i laureati e raggiunge il 65,1% tra gli studenti universitari residenti, indicando una base di competenze potenzialmente favorevole alla diffusione delle tecnologie emergenti e al passaggio dalla sperimentazione all’adozione su scala.[7]
Corrado Aprico, Partner di PwC Italia e Responsabile dell’Ufficio di Bari, spiega: “I dati evidenziano un contesto in cui le imprese pugliesi continuano a dimostrare capacità di tenuta nel breve periodo, ma sono chiamate a compiere scelte sempre più selettive per sostenere la crescita nel medio-lungo termine. Intelligenza artificiale e innovazione tecnologica rappresentano leve centrali, ma richiedono competenze, governance e integrazione nei processi aziendali. In Puglia esiste già una base digitale diffusa, capitale umano qualificato ed ecosistemi di innovazione. Le imprese sono oggi chiamate ad accelerare la loro reinvention attraverso diversificazione settoriale, accelerazione di M&A, adozione estensiva dell’IA e costruzione di ecosistemi collaborativi”.
In questo scenario, le aziende pugliesi hanno l’opportunità di anticipare, innovare e competere attraverso cinque indicazioni concrete:
- Ridefinire il perimetro competitivo: Le imprese del territorio dovrebbero espandersi verso settori promettenti come business services (12% priorità CEO), costruzioni e ingegneria (11%) o aerospazio e difesa (9%), ricalibrando le supply chain verso Paesi più sicuri (come intende fare il 23% dei CEO). Questo significa integrare le competenze agro-meccaniche locali con le risorse del PNRR, i Living Lab e le Case delle Tecnologie Emergenti.
- Accelerare operazioni M&A trasformative: Con oltre la metà dei CEO italiani che prevede acquisizioni superiori al 10% degli asset nei prossimi tre anni – e il 40% di queste cross-settore – è essenziale privilegiare l’acquisizione di IA e talenti (oggi solo l’11% delle motivazioni), oltre alle quote di mercato (57%), assorbendo ad esempio startup innovative baresi per un salto tecnologico rapido.
- Implementare innovazione IA sistemica: Colmare il divario tra intenzione e esecuzione, dove solo il 20% delle aziende italiane tollera alto rischio (contro il 26% globale) e il 16% ha centri innovazione dedicati. Affrontare la cultura IA assente (27% vs 9% globale), la scarsità di talenti (40%) e sfruttare il potenziale dei 65,1% di studenti universitari pugliesi già esposti positivamente all’IA.
- Rafforzare la leadership anticipatoria: Capitalizzare la forza italiana nel cogliere opportunità dalle crisi (38% dei CEO vs 29% globale), migliorando governance e capacità predittive per affrontare settori energy-intensive e disruption, con flessibilità su domanda e offerta già buona nel tessuto locale.
- Costruire ecosistemi resilienti: Attraverso iniziative come Start Cup Puglia, Digital Innovation Hub (DIH), Punti Impresa Digitale (PID) e STEP di Puglia Sviluppo, ancorare il capitale umano universitario a IA, rinnovabili e filiere emergenti, evolvendo da “moderate innovator” (RIS 2025) a leader regionale dell’innovazione.

























































