
È facile pensare che “una taglia unica vada bene per tutti” finché non la si prova davvero. Chiunque abbia indossato un capo standard lo sa: è pensato per la praticità, raramente per il comfort.
Il software non è diverso. Le soluzioni pronte per l’uso possono essere rapide da implementare, ma raramente si adattano perfettamente alle esigenze specifiche di un’organizzazione o riescono a stare al passo con la sua crescita.
All’estremo opposto, i sistemi completamente su misura offrono precisione e personalizzazione, ma spesso comportano costi elevati, tempi lunghi e una ridotta capacità di adattamento nel tempo.
La strada più efficace sta nel mezzo: piattaforme modulari che offrono il livello di personalizzazione di una soluzione su misura senza sacrificare la velocità e la scalabilità delle soluzioni pronte all’uso. Adottando un approccio componibile, queste piattaforme mettono a disposizione moduli che i team possono configurare con semplicità.
Grazie a strumenti low-code, API aperte e funzionalità out-of-the-box solide, le aziende possono muoversi rapidamente: lanciare in tempi brevi nuovi progetti, personalizzando allo stesso tempo l’esperienza in base alle proprie esigenze.
Quando i sistemi non reggono la pressione
Anche in Italia, numerosi progetti di trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione e in grandi organizzazioni hanno mostrato quanto sia rischioso affidarsi a sistemi rigidi o eccessivamente frammentati.
Quando le soluzioni non sono progettate per gestire cambiamenti normativi, integrazioni complesse e processi in continua evoluzione, il risultato è spesso lo stesso: costi che aumentano, ritardi nelle consegne e la necessità di rivedere l’architettura iniziale.
In un contesto come quello italiano, caratterizzato da frequenti aggiornamenti normativi, dall’integrazione con piattaforme nazionali come SPID, CIE o pagoPA e dalla necessità di interoperabilità tra enti, la flessibilità non è un “nice to have”, ma un requisito fondamentale.
Sistemi flessibili: risultati concreti
Al contrario, le piattaforme flessibili stanno dimostrando il loro valore in contesti reali e complessi.
Douglas, uno dei principali retailer beauty in Europa e presente anche in Italia, ha introdotto un portale fornitori basato su Liferay per gestire una rete di oltre 800 fornitori. Invece di sostituire i sistemi legacy, ha scelto di integrare nuove funzionalità sopra l’infrastruttura esistente tramite API aperte.
Questo approccio ha permesso di dimezzare i tempi di onboarding dei fornitori, automatizzare processi chiave e offrire dati in tempo reale a supporto delle decisioni. Il risultato? Meno errori, operazioni più rapide e una piattaforma pronta a scalare insieme al business.
Anche aziende tecnologiche globali come Broadcom hanno affrontato sfide complesse: offrire a una base clienti internazionale un accesso rapido e personalizzato a informazioni di prodotto altamente tecniche.
Attraverso un portale self-service costruito su una piattaforma flessibile, l’azienda è riuscita a ridurre del 66% i clic necessari agli utenti, abbassare il volume dei ticket di supporto e migliorare l’esperienza complessiva, senza dover sostituire l’infrastruttura esistente. Dashboard basate sui diritti di accesso, motore di ricerca integrato e configurazione low-code hanno garantito velocità di implementazione e scalabilità nel lungo periodo.
L’illusione dell’AI “tutto e subito”
Oggi la flessibilità diventa ancora più cruciale con l’ascesa degli strumenti di sviluppo assistiti dall’intelligenza artificiale, che promettono di creare applicazioni in tempi record e a costi ridotti.
In alcuni casi, grazie all’AI, è possibile generare un front-end funzionante in pochi minuti utilizzando semplici prompt in linguaggio naturale. Ma quella che sembra una scorciatoia verso la trasformazione digitale può rivelarsi un’illusione.
Uno sviluppo troppo rapido rischia di bypassare pianificazione, struttura e requisiti di sicurezza fondamentali per sistemi stabili e duraturi. Il codice generato automaticamente può introdurre vulnerabilità nascoste, mentre soluzioni assemblate in fretta possono creare ecosistemi fragili, difficili da manutenere o scalare.
Senza una piattaforma solida come fondazione, è facile costruire velocemente ma anche rompere più velocemente.
Ed è qui che le piattaforme modulari e flessibili dimostrano tutto il loro valore: offrono linee guida architetturali, integrazioni già testate e percorsi di aggiornamento che supportano una crescita sostenibile. Le aziende possono così personalizzare ciò che le rende uniche (workflow, customer experience, servizi digitali) affidandosi a componenti affidabili per tutto il resto.
L’approccio equilibrato per il mercato italiano
Molte organizzazioni italiane cadono nella trappola del “costruiamo tutto da zero”, convinte che il software su misura garantisca controllo totale e aderenza perfetta ai requisiti. Ma questa scelta porta con sé complessità, costi di manutenzione elevati e una scarsa reattività al cambiamento.
Altre, invece, si affidano eccessivamente a soluzioni chiuse che non riescono ad adattarsi quando il business evolve, ad esempio in caso di espansione internazionale, nuove linee di servizio o fusioni e acquisizioni.
Entrambe le strade comportano rischi: da un lato la complessità, dall’altro la rigidità.
La vera opportunità sta nell’equilibrio. Piattaforme progettate per scalare e adattarsi consentono un ROI più rapido senza intrappolare i team in architetture fragili o in cicli infiniti di sviluppo custom. Si integrano con i sistemi esistenti, evolvono insieme all’organizzazione e liberano risorse interne per concentrarsi su ciò che conta davvero: creare valore per clienti, cittadini e partner.
La flessibilità non è un compromesso, ma una forma di preparazione al futuro.
Se l’AI riduce i costi di sviluppo e accelera il time-to-market, il vero rischio non è muoversi troppo lentamente, ma correre nella direzione sbagliata, pagando poi il prezzo degli errori.
La scelta più intelligente non è “build” o “buy” in modo assoluto. È investire nella giusta base tecnologica: una piattaforma che supporti il cambiamento, bilanci controllo e semplicità e cresca insieme al business.
di Matteo Mangiacavalli, Sales Manager di Liferay Italy



























































