Home News Smart working: tecnologia alla base di un ambiente di lavoro virtualizzato

Smart working: tecnologia alla base di un ambiente di lavoro virtualizzato

-

Tempo di lettura: 3 minuti

L’emergenza COVID-19 ha richiamato l’attenzione sull’adozione del telelavoro da parte delle aziende impegnate nella messa a punto di piani per la continuità operativa che prevedono la ripartizione del personale tra presenza in azienda, laddove necessario, e lavoro da casa. Per molti analisti, questa contingenza ha portato ad un’accelerazione dell’adozione dello smart working. Ad esempio, secondo il sito Bloomberg è in atto il più grande esperimento di lavoro da remoto su scala globale. Del resto non è la prima volta che si sono dovute affrontare situazioni di emergenza analoghe, che hanno richiesto l’utilizzo di strumenti e tecnologie per supportare il lavoro agile e da remoto. Basti pensare alla primavera del 2010, quando l’Europa del nord affrontò uno sconvolgimento per l’eruzione del vulcano Eyjafjöll, nel sud dell’Islanda. Per quasi un mese, migliaia di aerei le cui rotte avrebbero dovuto attraversare la zona che si estende dalla Francia settentrionale alla Finlandia furono costretti a fermarsi o a cambiare traiettoria, con conseguente impatto sugli spostamenti, i viaggi e il lavoro delle persone. La situazione tornò completamente normale solo dopo l’estate.

Alcune aziende sono ovviamente meglio organizzate per far lavorare i propri dipendenti da remoto (smart working) rispetto ad altre, disponendo già dell’infrastruttura tecnologica necessaria.
Una delle tecnologie che facilitano il telelavoro è la virtualizzazione desktop che come suggerisce il nome, consente di virtualizzare le risorse informatiche in maniera tale che i dati rimangano all’interno dei data center aziendali permettendo al personale di accedere a dati e applicazioni come di consueto e da svariati dispositivi, sia in ufficio che altrove.

I vantaggi di una Virtual Desktop Infrastructure (VDI) per lo smart working comprendono la business continuity, il ripristino rapido dei dati in caso di problemi e un livello di sicurezza e protezione dei dati superiore, sebbene questi benefici non siano garantiti.

Alcune aziende riscontrano al loro primo tentativo di virtualizzazione tanti problemi quanti quelli che la tecnologia promette di risolvere, in particolare in termini di prestazioni insufficienti da parte dell’utente finale, complessità di gestione inaspettate e costi elevati. O ancora, la VDI può funzionare bene all’inizio per poi non riuscire a scalare nel tempo.

Spesso, quando i risultati di un’implementazione VDI si rivelano deludenti, esiste una causa chiaramente identificabile: un sistema storage inadeguato. In genere si tratta di sistemi legacy basati su dischi tradizionali, ma a volte possono essere anche sistemi ibridi che combinano hard disk e tecnologie allo stato solido.

Non vi è dubbio che molte tecnologie correlate come hypervisor, reti, load balancer e sicurezza siano state migliorate, ma l’elemento forse più importante che ha permesso alle VDI di evolvere davvero è stato l’avvento dello storage flash affidabile.

Pure Storage ha introdotto sul mercato il primo storage array all-flash di livello enterprise nel 2012, con gli ambienti VDI tra i migliori casi d’utilizzo per lo storage all-flash. I nostri clienti avevano finalmente la possibilità di offrire ai propri utenti finali quell’esperienza VDI immediata e omogenea che questi ultimi reclamavano a gran voce, mentre gli amministratori VDI ne apprezzavano la semplicità di implementazione e di gestione.

Nel corso degli anni, gli hypervisor VDI hanno apportato significativi miglioramenti alle rispettive piattaforme: una user experience superiore grazie all’accelerazione grafica, nuovi livelli di sicurezza, integrazione fluida con le applicazioni, supporto di dispositivi mobili e molto altro ancora.

Sul fronte storage Pure ha continuato a innovare, con una moderna piattaforma NVMe end-to-end appositamente progettata per flash unitamente a un’opzione NVMe over fabrics (NVMe-oF), a supporti di nuova generazione plug and play e a Storage Class Memory (SCM). NVMe è essenziale per aumentare la densità della capacità mantenendo al contempo le prestazioni con una latenza ultra bassa.

Quindi, se lavorate in un’azienda dotata di VDI ma riscontrate problemi a livello di performance, provate a chiedere al vostro dipartimento IT perché non utilizzi storage basato su tecnologia flash.

A cura di Mauro Bonfanti, Regional VP EMEA di Pure Storage,

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
BitMAT Edizioni è una casa editrice che ha sede a Milano con una copertura a 360° per quanto riguarda la comunicazione rivolta agli specialisti dell'lnformation & Communication Technology.
  • Newsletter

    Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli aggiornamenti dai portali di BitMAT Edizioni.

  • I più letti

    Digital twin e supply chain: la frontiera della logistica

    Digital twin e supply chain: la frontiera della logistica

    Designer e project planner possono visualizzare ciò che il cambiamento di una variabile comporta per l'output
    Codici QR sempre più popolari: imprese e utenti finali a rischio

    Codici QR sempre più popolari: imprese e utenti finali a rischio

    La maggioranza degli intervistati non possiede device protetti dalle minacce e non possiede un software di sicurezza
    Numeri record per la PEC: attive 11.5 milioni di caselle

    Numeri record per la PEC: attive 11.5 milioni di caselle

    Sempre più utenti hanno compreso che PEC e firma digitale sono strumenti semplici, utili ed economici
    Unicoop Tirreno ha scelto la fatturazione digitale di Siav

    Unicoop Tirreno ha scelto la fatturazione digitale di Siav

    Il modulo Task on Demand permette alla cooperativa di seguire da remoto ogni fase del ciclo di fatturazione passiva
    Italia in vetta alle classifiche mondiali per malware e ransomware

    Italia in vetta alle classifiche mondiali per attacchi malware e ransomware

    Il nostro Paese è l’ottavo al mondo più colpito dai malware e l’undicesimo per attacchi ransomware