Il mondo dei Bitcoin chiuso e razzista?

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Riccardo Vieri, manager rivoluzionario delle criptovalute, parla di Starbit, un progetto che coniuga tecnologia, social e motivazione

Novità enormi saranno presto in grado di rivoluzionare il mondo dei Bitcoin. Secondo recenti indiscrezioni di mercato pare infatti che una nuova società, la Starbit International, si prepara a rendere più accessibile ed alla portata di tutti il mondo delle criptovalute. Annuncio che ha generato non poco scompiglio nel web, soprattutto tra gli haters, che preferiscono lo status quo e non gradiscono le evoluzioni e l’apertura del sistema. Sembrerebbe che la Starbit abbia come missione rendere alla portata di tutti e di uso comune le criptovalute e la blockchain, come ad esempio il Bitcoin. Cosa che non sembra affatto piacere agli appassionati ed ai primi privilegiati che si sono alimentati finora con incontri formativi, presenze in aule universitarie, corsi a pagamento e promozioni di “Ico” non regolamentate. Un dibattito aperto e anche molto burrascoso è in corso sul web, alimentato da blog e opinionisti.

Una delle persone al centro della bufera e che ha scatenato il putiferio in prima persona in quanto presente tra il management di un nuovo progetto imprenditoriale, proprio nel settore della blockchain, è Riccardo Vieri, un versatile imprenditore fiorentino con oltre 25 anni di esperienza in tecnologie e marketing con varie multinazionali ed una esperienza internazionale. È un inventore e coach oltre che manager di successo per aver sviluppato gruppi di vendita da milioni di dollari.

Riccardo negli anni, ha negoziato accordi internazionali, joint ventures e transazioni con multinazionali e fortune companies ed è conosciuto e stimato nel mondo come inventore di tecnologie detenendo numerosi brevetti.

Riccardo Vieri, adesso Starbit, un progetto che coniuga tecnologia, social e motivazione

Cosa ti ha spinto a dedicarti a questa iniziativa?

Ho sentito il bisogno di mettere a disposizione di tutti una grande esperienza acquisita in vari settori, per supportare persone comuni che vengono tenute all’oscuro di invenzioni straordinarie del nostro tempo, come ad esempio la blockchain che adesso è ancora riservata ad un numero ristretto di persone”.

Chi è Brutus?

Un amico dei più deboli. Un Supereroe moderno che sta per entrare in azione. Un software pensato per chi desidera conoscere un mercato nuovo facendo piccoli passi. Un software che opera nel settore delle criptovalute”.

Funziona?

Brutus è un robot che esegue quello per cui è stato programmato con semplicità e innovazione. Riesce a fare cose che manualmente sarebbero quasi impossibili. Pensi che noi abbiamo decine di persone che non hanno mai avuto esperienze di trading che adesso si dilettano da casa a imparare e conoscere un settore in grande crescita. Brutus non fa miracoli, ma è pensato per far ottenere risultati a persone che non riuscirebbero mai a farlo in questo settore”.

Cosa è Centurion e perché ha scatenato un putiferio mediatico?

Centurion è una criptomoneta. Il putiferio mediatico è stato scatenato da chi teme il diffondersi di alternative alla luce del sole. Centurion non ha caratteristiche particolari, almeno nella sua prima release, ma è una criptovaluta veloce, scambiabile a mercato e creata da developers professionisti. Centurion è stata accostata ad un progetto di network marketing ed ecco che si è scatenato il finimondo. Visto che fino a pochi mesi fa, erano esistite delle false criptovalute legate al mondo degli schemi Ponzi, Centurion doveva essere la stessa cosa, ma poi dimostrando il contrario nessuno ha voluto ammettere di avere sbagliato. Così c’è chi ha creato fake news perché nessuno a quel momento si era occupato di un progetto “più sociale” che coinvolgesse una criptovaluta che non fosse tra le più conosciute e che avesse una community anche di non espertiCosì si è avvertito il pericolo ed è partito un attacco mirato da parte del “regime”. Un sito di fake news mi ha chiesto spiegazioni proprio alcuni giorni prima del lancio del progetto. Ho risposto con cortesia ironizzando il fatto che solitamente chi chiede informazioni fornisce le sue generalità e volutamente non ho fornito dettagli perché il progetto non era ancora partito. Ed ecco che non pubblicando la mia risposta integralmente, il sito di fake news ha dato il meglio di sé avviando i taglia, copia, incolla e pubblicato pezzi di registrazioni carpite con amici e la macchina di calunnia mediatica si è messa in movimento. Purtroppo il mondo si divide tra chi si lamenta, è immobilista e attende gli altri per scaricare le sue insoddisfazioni. È un fenomeno del nostro tempo che trasforma persone insospettabili in individui privi di freni online, liberi di esprimere una violenza verbale inaudita.  Dall’altro lato esistono persone che ci provano, sbagliano, ritentano e che ma non hanno paura di fallire. È la storia che ce lo insegna. Nessuno è perfetto ma non si può mai trovare un vincente senza nemici”.

È vero che i sostenitori del Bitcoin si avvalgono del diritto di sentirsi “superiori” e che disprezzano competitors per fare terra bruciata?

Dipende. Se per competitors si intendono finte criptovalute o progetti di dubbia moralità, allora la critica è la benvenuta. Tuttavia ho riscontrato un grande accanimento contro persone normalissime che desiderano saperne di più sull’argomento. Quando abbiamo iniziato a parlare di un progetto innovativo nel settore, ancora prima del lancio, si è diffuso un tam tam mediatico di un odio sconsiderato generando fake news a ripetizione. Questo fenomeno culturale si sta estendendo a diversi settori della società. Chi gode di posizioni di privilegio fa terra bruciata perché non ci siano “competitors”, proprio come accade in politica dove purtroppo quasi mai non emergono i migliori perché bruciati dagli anziani che vedono pericolosi concorrenti attorno… Lo stesso accade col Bitcoin. Padri di famiglia, buontemponi, impiegati, manager, diventano “molestatori” grazie all’anonimato della rete sbeffeggiando gli altri e permettendosi di tentare di manipolare la realtà per “salvaguardare” il proprio orticello e non dare spazio al nuovo che avanza. Un “bullismo telematico” di portata ridotta che si diffonde ogni giorno di più”.