Il futuro del lavoro appartiene a chi saprà formare non solo professionisti, ma persone capaci di governare il cambiamento con consapevolezza e umanità”.

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Il lavoro si conferma al centro delle tensioni sociali, economiche e tecnologiche. È quanto emerge dalla presentazione “La trasformazione del lavoro”, realizzata da Ipsos e che verrà presentata, in anteprima, all’Innovation Training Forum in programma a Roma il 26 e il 27 marzo 2026. Il lavoro è il terreno dove si incontrato sfide e opportunità, tra nuove tecnologie, cambiamenti demografici e valori emergenti.

“I dati della ricerca Ipsos – precisa Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia – parlano chiaro: siamo di fronte a una ridefinizione profonda del patto tra lavoratori. In questo scenario, la formazione non può più essere un accessorio burocratico, ma deve diventare l’unico vero ponte per colmare il divario tra le paure dei lavoratori e le necessità di efficienza delle imprese. Dobbiamo superare i falsi miti generazionali e rimettere al centro le persone e il loro benessere. Proprio per rispondere a queste sfide, la terza edizione dell’Innovation Training Summit 2026, in programma il prossimo 26 e 27 marzo a Roma, sarà il luogo dove trasformeremo queste analisi in strategie ed azioni concrete. Non si tratta solo di aggiornare le competenze tecniche, ma di progettare nuovi modelli di leadership e di inclusione che sappiano guidare l’automazione senza lasciare indietro le categorie più fragili. Il futuro del lavoro appartiene a chi saprà formare non solo professionisti, ma persone capaci di governare il cambiamento con consapevolezza e umanità”.

Carriera e realizzazione: valori in evoluzione. Solo poco più della metà delle persone nel mondo (55%) identifica la realizzazione personale con il successo professionale, mentre il 52% sarebbe disposto a trasferirsi all’estero per un nuovo lavoro. Cresce la convinzione che ciascuno debba definire autonomamente i propri principi guida, segno di una società sempre più orientata all’individualismo e alla ricerca di senso.

Tecnologia e AI: tra opportunità e timori. L’intelligenza artificiale divide: il 67% teme la perdita di posti di lavoro, ma il 64% vede nuove opportunità di impiego. La tecnologia aumenta l’efficienza, ma accentua le disuguaglianze, con il rischio che fino al 50% dei lavoratori possa essere sostituito dall’automazione, soprattutto tra i meno istruiti e le minoranze. Si allungano le ore lavorative e l’età pensionabile, mentre il divario tra ricchi e poveri si amplia.

Preoccupazioni economiche e ruolo delle aziendeLa paura di una recessione, di una riduzione del reddito disponibile e di crolli nei mercati finanziari è molto diffusa. Le aziende sono chiamate a contribuire positivamente alla società, mobilitando risorse non sfruttate e guadagnando fiducia perché, in questo momento, purtroppo solo il 38% degli intervistati si fida dei leader aziendali.

Italia: demografia e lavoro. Il nostro Paese affronta una crisi demografica senza precedenti. In Italia, il tasso di fertilità è tra i più bassi d’Europa e la popolazione in età lavorativa diminuisce, mentre cresce l’età media degli occupati. La percentuale di giovani lavoratori cala, mentre aumentano gli over 50.

Stress, legami e aspettativeIl livello di stress lavorativo è elevato a livello globale, con forti differenze tra paesi. In Italia, molti lavoratori descrivono il proprio lavoro con almeno una connotazione negativa (tra gli aggettivi più citati troviamo: impegnativo, stressante, faticoso) e si indeboliscono i legami emotivi con il lavoro. Un numero significativo di persone si sente realizzato più nelle attività extra-lavorative e avverte un senso di vuoto o disconnessione dal prodotto finale.

Paure e desideri. Le principali paure legate al lavoro includono lo sfruttamento, la mancanza di tutele, la perdita di tempo personale, la discriminazione e il sentirsi un numero. Tra gli aspetti più ricercati ci sono sicurezza economica, equilibrio vita-lavoro, benessere psicofisico e riconoscimento del merito.

Nuovi modelli e falsi miti generazionali. Modelli di lavoro ibridi e flessibili offrono più controllo ma generano nuove complessità, come il bisogno di riconoscimento per chi lavora a distanza. Si affermano nuovi valori, come la credenza nel merito individuale e l’ideale di “fare ciò che si ama”, che però può legittimare lo sfruttamento. L’integrazione di diversità (generazioni, nazionalità, modalità di relazione) è sempre più centrale.

“Le sfide del mondo del lavoro oggi – conclude Nicola Neri, amministratore delegato e country manager di Ipsos Doxa in Italia – dipendono fortemente dal contesto. Lo sviluppo di modelli ibridi e flessibili offre ai dipendenti un maggiore controllo su quando e dove lavorare, ma genera al contempo nuove complessità: i lavoratori a distanza spesso si sentono sottovalutati, temono di essere trascurati e vivono una continua ansia da prestazione legata al bisogno di riconoscimento. Stiamo assistendo a un cambio di paradigma: non più “equilibrio” tra lavoro e vita privata, ma una vera e propria fusione tra le due sfere. Questo richiede però un diverso livello di fiducia ed empatia tra datori di lavoro e dipendenti, insieme a una gestione del tempo e delle responsabilità completamente ripensata. A ciò si aggiunge la sfida dell’integrazione di molteplici diversità nell’ambiente lavorativo: generazioni differenti, nazionalità, modalità di relazione e capacità di apprendimento che interagiscono quotidianamente. Il futuro vedrà team 100% umani, team ibridi e team interamente tecnologici convivere nello stesso ecosistema organizzativo”.