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L’ICT ha salvato l’Italia. Ma adesso ripartiamo dall’ICT

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Tempo di lettura: 7 minuti

a cura di

Alberto Romagnoli – Presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Ancona

Diego Franzoni – Coordinatore della Commissione Ingegneria dell’Informazione dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Ancona

 

Se in questi ultimi due mesi l’Italia non è collassata, è grazie alle infrastrutture di telecomunicazioni, energetiche, e ai sistemi informativi, cioè al mondo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione – l’ICT. Utilizzando le tecnologie ICT, gli ospedali, la Pubblica Amministrazione, il  mondo universitario e quello scolastico, hanno  continuato ad operare.

La maggior parte degli esperti di economia ritiene che le nuove tecnologie del l’ICT avranno un ruolo fondamentale sia per la ripresa economica-sociale  sia per la ridefinizione dei modelli organizzativi e produttivi.  Il recente diffuso ricorso a strumenti di Web Conference, Smart Working, E-learning, Cloud Computing, ha fatto comprendere a milioni di persone quanto le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le imprese che operano nel settore e i professionisti esperti di questo settore, siano essenziali per la  nostra società.

A seguito della pandemia, è aumentata la consapevolezza da parte dei più, di quanto sia  importante che tali tecnologie possano garantire la continuità operativa dei servizi pubblici e del mondo produttivo, e di quanto siano fondamentali le prestazioni in termini di velocità e di affidabilità dei sistemi informativi, di telecomunicazione ed energetici.

Nel contempo una delle conseguenze del dramma del COVID-19  è stata aver evidenziato  l’inadeguatezza delle nostre reti dati e la presenza di falle nelle infrastrutture informatiche a supporto dei servizi pubblici essenziali.

Il diffuso utilizzo di internet ha infatti causato picchi e sovraccarichi che hanno messo in serio rischio i livelli di prestazioni e la continuità delle connessioni a Internet stessa.

Se si vorranno prevenire situazioni catastrofiche, sarà innanzitutto indispensabile completare al più presto il piano nazionale per la Banda Ultra Larga che prevede la copertura totale del nostro paese con una rete in fibra ottica, integrata con reti wireless per le zone rurali.

È ormai chiaro a chi segue il settore delle telecomunicazioni che rispetto alla previsione di completamento del piano BUL entro il 2020,  i lavori di realizzazione procedono a rilento. Oltre al bando appena pubblicato riguardante le zone grige, occorre aumentare gli investimenti messi in campo da Infratel per coprire le zone a basso interesse economico, le cosiddette aree bianche. Attualmente le imprese appaltatrici che stanno lavorando in quelle aree, sono in serie difficoltà economiche poiché nella progettazione non si sono seguiti i prezzari regionali delle opere pubbliche e conseguentemente i quadri economici degli appalti non consentono margini di utile per le  imprese.

Inoltre, l’estensione delle aree di intervento è così ampia che per la progettazione e la direzione dei lavori, dovrebbero essere messi in campo molti altri tecnici del settore, per lo più ingegneri del settore informazione.  Senza un’infrastruttura di rete adeguata, non potremo infatti attivare servizi telematici fondamentali ed indispensabili (tele-medicina, tele-didattica, smart-working, servizi di sicurezza, monitoraggio del territorio, ecc.) per una moderna società .

L’inadeguatezza dell’infrastruttura di rete penalizzerà maggiormente chi dovrà competere, in un contesto globalizzato, senza poter esprimere le proprie potenzialità poiché impossibilitato ad utilizzare nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, i Big Data, il Cloud Computing.

Le infrastrutture informatiche come i Data Center, i sistemi informativi, i servizi Cloud sono essenziali per la sanità e per la Pubblica Amministrazione e lo sono altrettanto per far funzionare le infrastrutture critiche come quelle elettriche, idriche, gli aeroporti, il trasporto ferroviario.

La nota vicenda del blocco del sito del INPS del 1 aprile, in occasione della presentazione delle domande di contributo sociale, è solo una delle tante situazioni che ha messo in evidenza cosa succede quando le infrastrutture informatiche sono inadeguate.

La sicurezza informatica è un altro asset essenziale per il funzionamento delle imprese e della Pubblica Amministrazione, chiunque usi un PC sa quante volte si è a rischio di virus, di  incursioni di hacker e altro.  Gli investimenti nell’ICT saranno a garanzia di una tranquillità operativa futura, e   non dovranno riguardare solamente l’hardware e il software ma anche le risorse umane, poiché senza la progettazione, la direzione dei lavori e la manutenzione  degli esperti di ICT, i sistemi informativi non potranno funzionare al meglio.

Risulta quindi indispensabile considerare tutti gli asset ICT come delle vere e proprie “Opere Pubbliche” che devono essere quindi “pianificate, progettate e collaudate” come ogni altra infrastruttura strategica del nostro paese.

In questo ambito sarà utilissimo il lavoro che gli ingegneri esperti del settore, iscritti agli albi nel settore dell’ingegneria dell’informazione, potranno fare. Chi meglio degli ingegneri potrebbero garantire risultati soprattutto nei sistemi di complessità media e alta.

Il codice deontologico di chi è iscritto all’albo, l’assenza di conflitti di interesse e il dovere di firma,  sono una garanzia per i committenti, l’ingegnere firmando un progetto, un verbale di direzione lavori o di collaudo si assume piena responsabilità civile e penale.

Va tuttavia  rilevato come spesso negli appalti pubblici,  è stato volutamente ignorato il ricorso alla figura dell’Ingegnere dell’Informazione per le attività di sua prerogativa, perfino  negli ambiti per la quale esiste già una riserva di legge secondo il DM 37/2008 sulla sicurezza degli i pianti compresi quelli elettronici.

Non è irrilevante  constatare che i sistemi informativi delle PA sono  complessi, devono garantire sicurezza e protocolli di dialogo idonei ed essendo strategici per il nostro paese dovrebbero essere realizzati con le stesse procedure usate per realizzare le altre opere pubbliche non come mere forniture di beni e/o servizi. Ne discende che è indispensabile  che la realizzazione dei sistemi informativi delle PA sia basata su una corretta progettazione e direzione lavori eseguite da chi ha una elevata competenza specifica, e che sia parte terza rispetto a chi realizza. La progettazione e la direzione dei lavori potranno essere di competenza anche di altri professionisti del settore non iscritti agli albi, o direttamente dalle imprese, nei sistemi a bassa complessità e criticità. La soglia di importo lavori/forniture di 40.000,00 euro dovrebbe separare le aree complesse da quelle che non lo sono.

Altro aspetto essenziale riguarda il ruolo di responsabile della trasformazione digitale che ogni Pubblica  Amministrazione dovrà ricoprire come previsto dalla  circolare della Agid n. 3 del 1 ottobre 2018.

Tale ruolo, come quello di dirigente dei Sistemi Informativi delle PA, dovrebbe essere ricoperto da chi ha la laurea specifica in informatica o in ingegneria del settore dell’informazione ed è iscritto all’albo, al pari di quando, per dirigere il settore legale di una PA si chiama un avvocato.

Affinché il nostro paese possa ricominciare, oltre alla apertura di linee di finanziamento a tasso zero a lunga scadenza garantiti dallo stato, per imprese e liberi professionisti, sarà   necessario lo snellimento delle procedure degli appalti pubblici, per consentire tempi di realizzazione certi e adeguati. Non si ritiene però l’appalto integrato una soluzione per raggiungere l’obiettivo.

Le misure più urgenti da mettere in campo sono:
  1. Attuare un poderoso Piano per la Digital Transformation del sistema Paese che preveda investimenti e misure di sostegno come l’abbattimento del costo dell’iva e il riconoscimento di un credito d’imposta allineato a quello in vigore per gli investimenti in beni materiali nel piano Industria 4.0 per gli investimenti in ambito ICT;
  2. Sostenere i processi di trasformazione digitale incentivando l’impiego di esperti e consulenti (Innovation Manager) con comprovata competenza tecnica e deontologica, certificata dagli ordini professionali, riconoscendo alle aziende un contributo fiscale pari ai costi sostenuti per le attività e i servizi di consulenza inerenti gli ambiti Industria 4.0;
  3. Prevedere per i sistemi ICT dei settori strategici (sanità, trasporti, telecomunicazioni, finanza, ecc.) l’obbligatorietà del progetto, direzione lavori e collaudo da parte di tecnici abilitati iscritti agli ordini, con competenze tecniche e deontologiche indispensabili a garantire la sicurezza, l’adeguatezza e l’affidabilità delle infrastrutture digitali e dei servizi con essi forniti;
  4. Vigilare che vengano previste le suddette attività professionali per gli impianti e sistemi elettronici – sistemi per i quali è previsto l’obbligo di progettazione (D.M. 37/2008).

L’auspicio è che il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, ed il MISE, nell’attuazione del Piano Nazionale dell’Innovazione 2025 pubblicato il 13 febbraio scorso,  ricorrano a questi suggerimenti.

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
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