Ecco una serie di ragioni e vantaggi per cui le aziende sono chiamate ad operare attraverso lo smart working

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Di smart working se ne parla fortemente nell’ultimo periodo, tanto che numerosissime realtà aziendali italiane hanno dovuto per forza di cose adottarlo.

Per avere successo però, il lavoro da remoto deve essere organizzato in maniera ottimale (di questo ne parleremo in un webinar Lunedì 30 marzo, alle 14.30) con benefici molto significativi come evidenza Aldo Tripiciano, CEO di Adalot Networks che da oltre quindici anni, in veste di professionista IT, gestisce progetti in Smart Working per le più importanti organizzazioni internazionali del mondo, quali la Commissione Europea e le Nazioni Unite.

Di seguito un abstract del suo libro “The Smart Art – Manuale di Sopravvivenza nell’era dello Smart Working”, una guida al Lavoro Agile dedicata sia alle aziende che agli stessi lavoratori che vogliono o devono affrontare questa importante trasformazione.

Perché quindi la mia azienda dovrebbe integrare lo Smart Working?

La risposta a questa domanda è piuttosto semplice: perché i vantaggi sono talmente tanti e ovvi che mi risulta difficile pensare a un buon motivo per cui la tua azienda NON dovrebbe farlo.

1. Abbattimento dei costi

I costi del tuo ufficio, grazie al lavoro agile, vengono abbattuti in maniera imponente. La questione è molto semplice e può ridursi a: il tuo impiegato lavora da casa, dunque non ti serve ottenere e man- tenere una postazione fissa per lui.

Nel complesso, i costi che la tua azienda può recuperare sul suo budget sono i seguenti:

Costo della postazione

Se il dipendente non c’è, non la occupa. E se è vero che oggi è la normalità stipare il personale in affollatissimi open space, è anche vero che alcuni profili (contabili, executive, etc.) necessitano inevitabilmente, data la na- tura della loro attività, di maggiore privacy e, quindi, di maggiore spazio.

Costo delle pulizie

Se il dipendente non c’è, non sporca. Non usa i bagni. Non entra in ufficio con le scarpe bagnate e sporche di fango. Non butta rifiuti nei cestini. E se ci sono meno postazioni, l’area da pulire si riduce in proporzione.

Costo dell’energia elettrica

Se il dipendente non c’è, non consuma elettricità con il suo computer, con la macchina del caffè, con i caricabatterie del cellulare o, nei casi peggiori, con la bicicletta o il monopattino elettrico.

Costo dell’hardware e delle forniture

Se il dipendente non c’è, l’azienda non deve fornirgli com- puter e periferiche, che ogni tre anni circa necessitano di sostituzione; e neanche il mobilio per la stanza; tanto meno servirà portare internet in ogni stanza, tramite cavi o ripetitori wifi di vario genere, per non parlare delle varie forniture di cancelleria. Di conseguenza si risparmierà an- che sulle spese di smaltimento di ciò che non si usa più.

Costo della benzina (se a carico dell’azienda)

Se il dipendente non viene al lavoro, non consuma combustibili (fossili o meno). Ergo, non è necessario rimborsare tali costi.

Costo dell’assicurazione

Se il dipendente non c’è, non può farsi male in uffi- cio. All’assicurazione sono tenuti tutti i datori di lavo- ro che occupano lavora- tori dipendenti, e sarebbe assurdo il contrario.

Costo del non-uso

Le postazioni vuote si pagano. Molte aziende hanno oltre metà delle postazioni libere e intere stanze riadattate ad archivi, sale riunioni o… a sala ping pong.

2. Benefici ambientali

Come è facile immaginare, all’abbattimento dei costi che vi ho descritto, corrispondono in proporzione notevoli benefici per l’ambiente.

Di fatto, non consumare benzina o elettricità significa non inquinare e ridurre le emissioni globali di CO2. Non c’è niente di strano in questo.

Sono certo che prima o poi le pubbliche amministrazioni se ne accorgeranno… In fondo basta che la persona giusta legga questo libro. E allora ben vengano proposte ad hoc, come quella che in Italia ha permesso di varare la legge n. 81/2017, per incentivare lo Smart Working con bonus e benefici fiscali.

L’ambiente ringrazierà, e anche noi.

3. Postazioni di lavoro

Le aziende, specie le più grandi, hanno continui problemi di “logistica” del personale.

Esistono addirittura ditte specializzate con servizi di Help Desk, con l’obiettivo di sollevare l’azienda dalla risoluzione dei problemi delle postazioni di lavoro o PDL.

Durante un colloquio nella sede di Roma di una grande azienda (top player mondiale nei servizi ICT), mi fu rivelato che, sebbene lo Smart Working non fosse ufficialmente contemplato dal loro regolamento, avevano cominciato ad adottarlo lo stesso!

Semplicemente perché non c’era più spazio per i nuovi consulenti nel (pur vastissimo) edificio aziendale. E vi assicuro che quegli uffici erano enormi! Ma niente da fare, i clienti non li volevano nei loro spazi, e nessuno sapeva più dove metterli. Neanche le piccole aziende sono risparmiate. Di punto in bianco, arriva un nuovo web designer e ci si rende conto che in quella stanza pensata per quattro sviluppatori sono già in sei, incluso un commerciale e un tirocinante che non si sapeva dove altro mettere.

Con lo Smart Working, ognuno ha la sua postazione a casa sua, o nel suo proprio ufficio, o dove vuole. Che qualcuno arrivi o se ne vada non fa alcuna differenza! Non bisognerà spostare neanche una penna.

Certo, qualche volta è divertente giocare a Tetris con i tavoli; e qualche volta è bello stare tutti “vicini vicini”. Ma qualche volta… no.

4. Riduzione dei ritardi

In un’azienda con almeno cento dipendenti, a Roma, almeno dieci ogni mattina arriveranno in ritardo per colpa del traffico.

Ipotizzando un ritardo medio di 15 minuti, l’azienda perde quindi ogni giorno 150 minuti di operatività. Due ore e mezza di tempo sprecato.

Inutile e sbagliato, in questo caso, è cercare di rifarsi sul ritardatario… specie in una città come Roma. La colpa spesso è davvero del traffico, e comunque non c’è modo di saperlo.

Con lo Smart Working, laddove una tabella ora- ria lavorativa sia decisa a priori, l’azienda ha tutto il diritto (a parte casi eccezionali) di non accettare ritardi da parte del dipendente.

5. Valorizzazione dei “tempi morti”

Nella mia carriera ho condotto lunghe, eccezionali sessioni di lavoro durante queste circostanze:

In fila / attesa all’INPS o negli uffici comunali
All’ospedale
A casa di mia madre
A casa di mio nonno
In treno / stazione
In aereo / aeroporto
Su una macchina (preferibilmente guidata da qualcun altro!)
In palestra
In spiaggia

Come scopriremo nel capitolo successivo, non si tratta di situazioni ideali (per concentrazione, connettività, etc.), bensì di casi eccezionali, che non possono quindi rappresentare uno standard.

Di sicuro, laddove lo Smart Working non è un’opzione, tutto il tempo potenzialmente dedicato al la- voro, e trascorso invece a giocare con il cellulare, è ineluttabilmente sprecato.

6 Delocalizzazione del personale

Veniamo a quello che personalmente considero il vantaggio numero uno nel convertire un’azienda a una modalità “smart”: l’accesso a personale proveniente da ogni parte del mondo.

Quelle che, con un certo cinismo, vengono definite risorse umane non andranno più “pescate” nella tua città o comune di residenza.

Abito in un paesino di 5000 abitanti, molti dei quali over 80. La grande città più vicina è Roma, a 45 km; se fossi stato costretto a cercare i miei programmatori in loco, probabilmente starei ancora lavorando da solo.

Invece ho assunto uno sviluppatore a Davao City (Filippine), un altro a Porto, una Content writer a Roma, un grafico a Padova, una Front-End giramondo che ora dovrebbe essere in Thailandia (ma non lo so con esattezza), e altri collaboratori sparsi qua e là per il pianeta.

Allargando a dismisura il ventaglio di possibili collaboratori, la tua azienda (quale che sia il settore) avrà modo non solo di accedere ai massimi talenti a livello mondiale, ma anche di ottenere incredibili rapporti tra qualità del lavoro offerto e prezzo giornaliero.

Ci tengo a specificare che non stiamo proponendo lo sfruttamento di manodopera offshore a basso costo: i salari che si proporranno al lavoratore dovranno essere adeguati al suo livello professionale e garantire il massimo della sua soddisfazione.

Anzi, qualche mese fa un nostro sviluppatore nel sud-est asiatico ha avuto dei problemi con la sua banca, che riteneva che stesse ricevendo dalla nostra azienda troppi soldi, e sospettava quindi che avessimo attivato un riciclaggio illegale di denaro sporco!

In realtà, come abbiamo avuto modo di dimostrare, la sua retribuzione corrispondeva a uno stipendio assolutamente normale in Italia, ma evidentemente superiore agli standard del suo paese.