perchè ho letto (e riletto) le poesie di questo libro

di Luciano Garibaldi

Mi è capitata la sorte (stavo per scrivere, ma sbagliavo, perché non di sorte si è trattato, ma di privilegio) di sfogliare, leggere e invaghirmi di un libro intitolato «Fritto mistico», scritto da Isidoro Pertutti, pseudonimo dietro il quale si nasconde un apprezzato e stimato giornalista di lungo corso che non ha mai tenuto al palcoscenico, ma moltissimo alla riflessione interiore sulle domande di fondo della nostra esistenza.

Questo libro di 450 pagine, scritto parte in prosa, parte in rime, è una sorta di Divina Commedia dei nostri giorni, che affascina fin dall’inizio per la scorrevolezza del testo, ma soprattutto per il fascino dei brani poetici, equamente suddivisi in endecasillabi, dodecasillabi, ottosillabi, e così via.

E’ il frutto di dieci anni di studio, riflessioni, pensieri, disquisizioni, cronache di vita, analisi sui misteri dell’esistenza, della vita, del mondo. Provate ‑ se vi riesce ‑ a non farvi affascinare già dalla primissima poesia, che apre il libro e s’intitola “Uccellino solitario”. Ecco un brano del racconto che introduce ai versi: «Mi avvicino lentamente, lentissimamente, distendo timoroso il braccio e … lo tocco sul collo. Incredibile! Poi muovo la mano, e le dita delicatamente lo accarezzano, scendendo dal capo verso il collo. E l’uccellino sta lì, fermo, immobile, come se si fosse posato su quel parapetto non per caso ma proprio per farsi toccare da me, per trasmettermi gioia, per descrivermi l’infinito in pochi attimi. Per dirmi che bisogna credere ai miracoli».

A conclusione delle tredici strofe che compongono la poesia dedicata a quel ricordo,

«Il tuo nome, la tua specie, la tua vita: tutto ignoro;

ma se penso a Chi ti fece, al grandioso suo lavoro,

se ti guardo, se ti ascolto, si profonda il mio pensiero

sul problema non risolto di Chi ha fatto il mondo intero».

Fate come ho fatto io. Aprite una pagina a caso. Non riuscirete a richiudere il libro senza avere letto tutto il contenuto del capitolo, anzi del capitoletto, perché Isidoro non infligge mai interminabili racconti, ma sempre brevi ed intense cronache. Di cui non si riesce ad interrompere la lettura perché affascina, per cui si desidera riuscire a capire dove sta andando l’Autore, che cosa ha scoperto dei misteri della vita.

Sì, Isidoro è riuscito a trasmettere, a chi legge, sia la gioia della pura lettura, sia spunti per intime riflessioni. Capitoli come “Il mio Dio”, o come quelli dedicati al mistero della Sindone e al mondo di Medjugorie sono indimenticabili. Impossibile riassumerli in poche parole. Vanno letti. E magari riletti. Per poi abbandonarsi ad una sorte di distensione “mistica” ritmando le poesie, create (e mi ripeto, ma ne vale la pena) in endecasillabi, ma anche in dodecasillabi, in ottosillabi, in novesillabi.

A caso, a puro caso. Ecco un ottosillabo:

Ma non uomo, Tu sei: Dio!

Da millenni ricercato,

manifesto nel desio,

sconosciuto e venerato.

Ed ecco un favoloso dodecasillabo, raccomandato a chi, come me, ha superato gli “anta”:

Non l’invidia, non la rabbia sian le guide

quando infrangi i tuoi pensieri su uno specchio;

sii felice quando un bimbo ti sorride:

egli vede in te un amico, non un vecchio.

È possibile soddisfare contemporaneamente chi divora le pagine, chi ama meditare e chi vuole sognare? Sí, e quest’opera lo dimostra. Sfuggendo a ogni tipica catalogazione editoriale, accosta in un’unica veste generi letterari differenti per forma, struttura e argomento, a ognuno dei quali è riservato uno spazio autonomo: si hanno così cronache di vita, momenti di poesia, istanti di rabbia e di consolazione, riflessioni, ricerche di verità. Ogni tema è svolto con un linguaggio scorrevole anche laddove l’argomento ha richiesto ricerche e approfondimenti, che Isidoro ha affrontato con rigore e competenza.

Sì, la lettura di questo libro mi ha regalato momenti di piacere e relax, ma anche di passione, riflessione, curiosità, ricerca, e infine di giovamento per le aspirazioni dell’anima, stimolate anche dal fascino della poesia.

Non manca un finale a sorpresa.

«Accoglierò con piacere», scrive Isidoro, «le osservazioni di chi mi scriverà, e con piacere risponderò».

L’indirizzo? E’ in copertina: isidoro.pertutti@gmail.com.

Il libro è in vendita su Amazon.