Essere lobbisti non significa operare in modo “losco”, ma cooperare concretamente con i politici per scrivere meglio le leggi. Lo ha spiegato Alberto Cattaneo

“Anni fa, i bandi per le forniture informatiche per la PA recavano scritto ‘processore Intel Pentium 2 o equivalente’. Nessuno, però, si prendeva la responsabilità di cercare un prodotto ‘equivalente’. Intel deteneva aveva così l’intero mercato. Poi, grazie a un’azione di lobby, vennero definiti dei parametri di prestazioni obiettivi, permettendo a una realtà come AMD di proporsi come reale concorrente sul mercato della Pubblica Amministrazione. Un’opportunità importante per AMD, ma anche un grosso vantaggio per la PA, in quanto la concorrenza permetteva di avere prodotti sempre più performanti ad un prezzo minore”.

É stato questo uno degli aneddoti raccontati da Alberto Cattaneo per spiegare il lavoro del lobbista. Un lavoro che, al contrario di quanto si è portati a credere, non è per nulla losco o illecito. “Al contrario – ha spiegato lo stesso Cattaneo nel corso di un incontro organizzato a Colico (Lc) dall’imprenditore Roberto Ardenghi – fare lobby vuol dire permettere a più soggetti di presentare le proprie posizioni ai politici, che in questo modo potranno fare scelte migliori”.

Del resto, come spiega Cattaneo anche nel proprio libro “Il mestiere del potere”, la politica è l’arte di scegliere e impostare una certa visione della società. Per questo un lobbista come Cattaneo ha l’obiettivo di far dialogare i propri clienti con i rappresentanti delle istituzioni, che spesso sono chiamati a compiere delle scelte su argomenti che conoscono solo parzialmente. Un compito particolarmente difficile, soprattutto alla luce del fatto che politici e imprenditore usano spesso un linguaggio diverso, che li porta a non comprendersi.

Il lobbista è così una sorta di “sindacalista” delle aziende, o delle organizzazioni, chiamato a creare un punto di incontro e confronto dal quale devono nascere leggi migliori.

Ma è etico?

Di fronte a queste modalità di lavoro che, lecite e tracciate sia dall’accesso agli uffici governativi, in molti si chiedono quanto ciò sia etico. Ma è ancora Cattaneo che spiegare come, nella democrazia, esiste un piccolo gruppo di decisori: quest’ultimi, però, non possono conoscere tutte le ripercussioni delle proprie scelte sull’attività delle imprese o sulla vita dei cittadini. É quindi lecito, oltre che etico, il fatto che i portatori di interessi, ma anche di contenuti, si confrontino con i politici chiamati a compiere una serie di scelte. Al contrario, il rifiuto di qualunque confronto porta a perdere il contatto con la realtà, ma anche a promulgare leggi che, come accaduto recentemente, devono poi essere corrette a distanza di pochi giorni.

Sempre per quanto riguarda gli aspetti etici, Cattaneo ha citato l’esempio della cura dei malati di cancro: se le aziende farmaceutiche convincono il Governo a stanziare più soldi per le cure oncologiche, le aziende farmaceutiche aumentano il proprio guadagno. E questo potrebbe apparire poco etico. Però, dall’altro punto di vista, maggiori cure hanno effetti positivi proprio per i malati, e a nessuno verrebbe in mente di dire che quest’ultimo aspetto non sia lecito. “Anche i malati di cancro, quindi, fanno lobby, perché difendono gli interessi dei malati di cancro. É un diritto di chiunque portare avanti le proprie istanze, anche per intervenire concretamente nelle leggi, Non dimentichiamo, però, che un lobbista non cambia una legge, ma aiuta a scriverla meglio”.