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50 anni di Intel: la trasformazione degli anni ’80

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Tempo di lettura: 6 minuti

Come ormai tutti sanno, quest’anno si celebrano i 50 anni di Intel.

La storia dell’azienda è costellata di pietre miliari. Dall’introduzione, nel suo primo anno di vita, della SRAM 1101, la prima memoria MOS prodotta in volumi elevati, allo sviluppo dell’architettura x86, tanti sono i momenti di svolta che ne hanno determinato l’evoluzione.

Gli anni ’80 sono stati per Intel molto intensi: da una parte i successi dell’8086 con la campagna Operation Crush e dall’altra la recessione che ha colpito la società e che ne ha determinato una profonda trasformazione.

Il microprocessore 8086 e l’Operation Crush (1978-1980)

Determinata a essere la prima azienda a introdurre sul mercato un processore a 16 bit, Intel ha spinto il microprocessore 8086 dalla progettazione alla distribuzione in circa 18 mesi.

“Le persone oggi restano scioccate quando parlo delle tempistiche del programma”, ha ricordato Jim McKevitt, uno dei principali ingegneri sul progetto. Il team di progettazione ha lavorato molte notti e fine settimana in una struttura in affitto in Walsh Avenue a Santa Clara per tagliare il traguardo di questo progetto. Il chip è arrivato sul mercato in tempo nel giugno 1978.

L’8086 era il primo processore a 16 bit e utilizzava un’architettura pionieristica che offriva nuovi livelli di prestazioni e flessibilità. Altrettanto importante, Intel considerava il processore come parte di un sistema più ampio: il microprocessore 8086 è stato lanciato con una serie senza precedenti di prodotti di supporto e strumenti di sviluppo per aiutare le persone a utilizzarlo ed è stato progettato per essere il primo di una serie di chip compatibili con prodotti futuri che avrebbero utilizzato la stessa architettura

La combinazione di hardware, software e supporto è stata l’inizio di qualcosa di nuovo, ma il mercato non ne aveva ancora compreso il potenziale. All’epoca i microprocessori erano ancora un settore nascente. Gli acquirenti non sapevano ancora che cosa apprezzavano in un processore, e i progettisti e gli esperti di marketing stavano cercando di affrontare quelle priorità ancora oscure nel miglior modo possibile. Nel dicembre 1979, i prodotti della concorrenza hanno iniziato ad apparire sul mercato e le vendite del microprocessore Intel 8086 hanno iniziato a rallentare.

Intel ha risposto con l’Operation Crush, una campagna di marketing pionieristica che avrebbe cambiato il modo in cui la tecnologia veniva commercializzata, utilizzata e percepita. La campagna è stata guidata dalla consapevolezza che ciò che i clienti desideravano veramente era la migliore soluzione possibile ai loro problemi con il minimo livello di difficoltà: qualsiasi tecnologia specifica, anche una potente come l’8086, era solo un mezzo per l’obiettivo dei clienti.

Ideata nel dicembre 1979 e realizzata in gran parte nel corso del 1980, Operation Crush si proponeva di spiegare i punti di forza dell’8086 – e di Intel – in termini di ciò che i clienti avrebbero potuto fare con questi prodotti.

La campagna è stata un’impresa tanto grande quanto lo sviluppo del processore 8086, con un budget pubblicitario di 2 milioni di dollari (l’azienda non aveva mai speso più di poche centinaia di migliaia di dollari). Oltre un migliaio di dipendenti vennero coinvolti, lavorando per seminari, articoli tecnici, nuovi supporti alla vendita e nuovi programmi di incentivi alle vendite. Il capo dell’Operation Crush, Bill Davidow, ha ricordato l’impegno globale dell’azienda per realizzare questa campagna: “Penso che sia stata una delle cose straordinarie di Intel.”

L’Operation Crush ha avuto un tale successo che è diventata un argomento comune nei corsi di marketing, e il New York Times in seguito l’ha definita “leggendaria”. Dopo aver iniziato con l’ambizioso obiettivo di raggiungere una presenza dei processori Intel in 2.000 modelli diversi di dispositivi sul mercato, la campagna ne ha ottenuti circa 2.500. La più importante è stata la vendita del microprocessore 8088, una variante dell’8086, per potenziare il primo PC IBM. Secondo uno storico della Silicon Valley, quella vittoria “ha segnato la fine delle guerre dei microprocessori quasi prima che iniziassero, con Intel che si è dimostrata la vincitrice.”

Il cinquantesimo anniversario di Intel: la ripresa dagli anni più difficili (1985-1986)

A metà degli anni ’80, Intel ha subito la peggiore recessione della sua storia, e l’azienda ne sarebbe uscita trasformata.

Quando la recessione ha colpito, Intel era sia un’azienda di microprocessori che un’azienda di memoria. Mentre la prima di queste attività era fiorente, la seconda stava diventando quasi impossibile da gestire. Oltre al fatto che il mercato della memoria fosse molto competitivo, le aziende giapponesi stavano invadendo il settore con chip sottocosto sovvenzionati dal governo giapponese con l’obiettivo di abbassare i prezzi e spingere le aziende americane fuori dal mercato.

Intel era uno degli obiettivi principali, e nel 1985 la tattica stava funzionando: negli ultimi otto mesi di quell’anno anno, Intel ha visto il costo di un prodotto di memoria calare da 17 dollari a 4,50 dollari. Il report annuale della società per il 1985 iniziava così: “È stato un anno pessimo per Intel e il resto dell’industria elettronica”. L’anno seguente è stato anche peggio, e all’inizio del report del 1986 si legge: “Siamo lieti di annunciare che il 1986 è finito. È stato indubbiamente l’anno più duro della storia di Intel”. Quell’anno la società ha perso liquidità per la prima volta da quando è stata quotata in borsa nel 1971: 173 milioni di dollari. Diversi concorrenti hanno cessato l’attività.

Tuttavia, per quanto la recessione sia stata dura, ha spinto i dirigenti dell’azienda a rifocalizzare le operazioni per renderla più solida. Andy Grove, che è diventato CEO nel 1987, ha spiegato: “La severità della situazione congiunturale ci ha costretti ad esaminare a fondo i settori in cui operavamo. Abbiamo abbandonato quelli che non erano più in linea con i nostri obiettivi a lungo termine e siamo entrati in nuovi settori che lo erano.”

Intel aveva guadagnato miliardi di dollari dalla memoria DRAM (Dynamic Random-Access Memory) dopo il lancio della prima DRAM commerciale nel 1970. Ma il settore attraversava fasi di espansione e contrazione da anni. La più recente recessione aveva portato l’azienda ad uscire dal mercato della memoria e concentrarsi sui microprocessori.

Tra il 1984 e il 1986 la società ha chiuso otto dei suoi impianti più vecchi e più piccoli e ha licenziato un’ampia percentuale della sua forza lavoro. Allo stesso tempo, Intel ha investito pesantemente in apparecchiature produttive, raddoppiando la capacità di produzione e mantenendo il budget esistente per ricerca e sviluppo. All’inizio della ripresa, Intel era pronta a dominare il settore dei microprocessori.

Nei primi mesi del 1987 il mercato è cambiato. L’azienda ha festeggiato il suo primo trimestre redditizio dalla recessione con feste a tema “Back in the black” [cioè quando il bilancio torna ad essere positivo, non più in rosso] presso le sedi di tutto il mondo. Entro la fine dell’anno fiscale, i ricavi della società sarebbero migliorati del 51% rispetto al 1986 e avrebbero stabilito un nuovo record aziendale di 1,9 miliardi di dollari. Al di là della vittoria immediata, l’azienda aveva apportato gli adeguamenti strategici necessari per prosperare in un settore in cambiamento e la sua cultura aziendale ne era emersa rafforzata.

Grove avrebbe detto nel 1988: “Negli ultimi anni Intel si è rinnovata. Abbiamo dovuto lottare per prevalere, ma abbiamo dimostrato di potercela fare.”

La rinascita di Intel nel 1987 sarebbe stata l’inizio di 11 anni di ricavi da record. Nell’ultimo anno della serie, il 1997, i ricavi hanno superato i 25 miliardi di dollari e Intel è stata l’indiscusso leader di settore nel suo campo.

 

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
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