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SAP: dove vanno gli ecosistemi digitali?

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SAP ha parlato in un incontro streaming, organizzato in collaborazione con IDC, di come sta evolvendo il panorama della tecnologia italiana.

Con il diffondersi a livello globale della pandemia di Coronavirus abbiamo assistito ad una spinta inarrestabile, e per certi versi del tutto inaspettata, verso la digitalizzazione.

Ma se durante l’emergenza le aziende, ancora impreparate hanno dovuto mettere insieme dei sistemi ‘pezza’ che gli consentissero di continuare a lavorare secondo nuove modalità, ora con il prendere piede del ‘new normal’ vanno trovate delle soluzioni definitive.

E qui emergono i limiti delle aziende italiane, che trovandosi a dover gestire ecosistemi sempre più complessi, rivelano le loro carenze strutturali.

Durante il quarto e ultimo appuntamento con Digital Leaders On Air, organizzato da SAP e IDC, dove alcuni dei leader del panorama italiano hanno riflettuto sulla situazione dell’Italia dal punto di vista dell’apertura all’innovazione, una variabile che sta diventando sempre più importante e che in futuro sarà capace di determinare il successo o il fallimento di un’impresa. Tema al centro del dibattito i nuovi ecosistemi intelligenti con protagonista l’intelligenza artificiale e il mantenimento, nonostante tutto, della ‘human centricity’. A discutere erano presenti Enrico Lanfranconi, Sales Manager Analytics, Platform & Technology Italy e Greece di SAP, Giacomo Coppi, Responsabile Digital Supply Chain and Manufacturing Italy & Greece SAP.

Secondo una recente ricerca di IDC, illustrata da Fabio Rizzotto, Associate Vice President, Head of Research and Consulting di IDC Italia, per il 61% delle imprese italiane è fondamentale lo sviluppo di ecosistemi intelligenti, con la previsione che entro il 2022, il 75% delle aziende utilizzerà software basati sull’AI per trasformare processi customer-facing, con il fine di generare insight che possano guidare l’innovazione facendo da supporto alle decisioni aziendali.

Un altro dato interessante è che il 69% dei leader interpellati vede come elemento fondamentale per abilitare nuovi modelli di business la condivisione di dati e delle informazioni con l’ecosistema. Per questo diventa fondamentale lavorare dal punto di vista dell’automazione dei processi, dell’engagement, lavorando alle relazioni con terze parti e dando un’impronta sempre più data driven.

Mantenere l’essere umano al centro significa mantenere come fondamentale il ruolo dell’uomo in un’ottica comunque etica.
L’AI deve essere vista come un importante strumento per abilitare le decisioni e per permettere di vivere e costruire nuove modalità di interazioni sociali. La necessità è quella di un’intelligenza collettiva, basata su un digitale capace di ampliare le nostre capacità cognitive in modo particolare per poter collaborare con gli altri. L’obiettivo della tecnologia diventa quello di armonizzare i bisogni individuali con quelli collettivi.

In questo scenario le nuove sfide sono sostanzialmente tre: i dati che devono sempre essere trasformati in real time; la rivisitazione dei modelli organizzativi dei processi e la loro ottimizzazione con piattaforme sempre più agili; e l’ascesa di tecnologie sempre più intelligenti come l’AI, il machine learning e così via.
Secondo Lanfranconi bisogna utilizzare queste nuove tecnologie alla luce di modelli corretti e che diano un ritorno di business che sia soprattutto sostenibile.

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
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