Aziende del futuro: la Generazione Z detta legge

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I nati tra il 1996 e il 2010 portano le aziende a dover ripensare la propria struttura interna e il modo con cui rivolgersi al mercato. Ecco perché.

Se l’entrata dei Millennials in azienda sta portando ad interessanti cambiamenti nelle imprese di tutto il mondo, ancora maggiore è l’impatto della “Generazione Z”, coloro che attualmente hanno un’età pari o inferiore a 19 anni, pronti a rivoluzionare sia il modo di lavorare che le azioni di marketing delle imprese.

Le organizzazioni si trasformano internamente

Come rivela un recente studio condotto da Ricoh, oltre alla volontà di ricevere uno stipendio adeguato, la Generazione Z ricerca in azienda equilibrio tra vita personale e lavoro (48%), desiderio di lavorare con persone competenti (47%), orari flessibili, possibilità di carriera e un posto di lavoro sicuro (tutti al 42%). Per quanto riguarda i metodi di lavoro, il 30% ritiene che la “mancanza di flessibilità degli orari” possa essere un motivo di frustrazione; la percentuale scende al 13% nei Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964), al 17% nella Generazione X (nati tra il 1965 e 1980) e al 20% nei Millennial (chiamati anche Generazione Y e nati tra gli anni 81 e il 1995). Un terzo degli intervistati della Generazione Z ritiene deludente la mancanza di una corretta condivisione delle informazioni e la stessa percentuale la scarsa innovazione.

Tutto ciò spinge inevitabilmente le organizzazioni a ripensare la propria struttura organizzativa interna, dando maggiore spazio allo smart working e allo sviluppo del BYOD verso il concetto di “Bring-your-own-everything”: non solo i device mobili personali sono utilizzati, ma anche app e altri dispositivi entrano a far parte di questo processo. Le aziende devono quindi da una parte garantire la sicurezza dei dati aziendali all’interno di una crescente gamma di app e dispositivi, ma anche assicurare lo scambio dei dati tra app diverse. 

La Generazione Z ha aspettative elevate nei confronti dei propri datori di lavoro e questo è un bene. – ha dichiarato David Mills, CEO di Ricoh EuropeIl loro desiderio è quello di lavorare in modo collaborativo e da remoto, mediante differenti piattaforme e adottando nuovi metodi di lavoro. Per le aziende questo rappresenta un’opportunità per attrarre i migliori talenti e garantirsi un vantaggio competitivo. Pertanto le imprese dovrebbero focalizzarsi sui processi, elemento alla base del successo”.

Inoltre, grazie alle proprie caratteristiche, la Generazione Z rappresenterà nei prossimi anni un traino per le Pmi che puntano a svilupparsi in contesti internazionali, poichè questi giovani sono maggiormente preparati ad abbracciare le tecnologie e le modalità di lavoro richieste dalla globalizzazione rispetto alle generazioni precedenti. Basti pensare che gli adolescenti di oggi non riescono nemmeno a concepire un mondo senza internet, tanto che il 92% di essi riferisce di essere online ogni giorno, e quasi la totalità non ricorda neppure un tempo senza social media.

Cambia il marketing aziendale

Oltre che influenzare pesantemente le modalità di lavoro interne alle organizzazioni, le nuove generazioni stanno cambiando i paradigmi con le quali le imprese si rivolgono al mercato. La fedeltà al brand è innanzitutto venuta meno: i giovani sono a caccia di prodotti di qualità che grazie al web vengono confrontati sempre di più. La Generazione Z legge infatti recensioni online, guarda video-tutorial e compara i prezzi con facilità. Chi si trova ad affrontare problemi con un prodotto inizia facendo una ricerca online e come ultima risorsa chiama il numero verde. Sono preferite chat live o chat automatizzate, supporto video, email, SMS e social media. Per questo le imprese devono essere attive su tutti i canali online, da utilizzare in base alle preferenze di ciascun utente.

Tante micro-aziende all’orizzonte

Mai come per la Generazione Z lo spirito imprenditoriale era stato così forte: il 72% degli studenti delle scuole superiori, infatti, afferma che vorrebbe, un giorno, avviare una propria attività, mentre il 76% ha intenzione di trasformare i propri hobby in un lavoro a tutti gli effetti (contro il 50% dei Millennials). Per le aziende di oggi, questo significa pensare a una nuova strategia che tenga conto di una possibile futura ondata di micro-aziende.

Chi vincerà la sfida?

Numerosi sono quindi i fattori che le aziende devono considerare per avere successo sul mercato ed assicurarsi i migliori talenti. “A cogliere i vantaggi dello sviluppo di un mercato globale saranno quindi le Pmi che nei prossimi anni riusciranno a valorizzare le attitudini e le competenze della Generazione Z” ha concluso David Mills.