
“Il 2026 segnerà un punto di svolta per il banking europeo che si prepara ad affrontare una fase critica di transizione tecnologica e normativa che ridefinirà l’accesso ai servizi e la sicurezza delle infrastrutture fisiche.
Non è una semplice evoluzione tecnologica bensì un cambio di paradigma in cui guadagneranno un vantaggio competitivo le banche capaci di integrare compliance, innovazione operativa e sicurezza rispetto alle altre, che rischiano di trovarsi oggetto di vulnerabilità sistemiche e inefficienze strutturali difficili da recuperare” sostiene Vincenzo Fiore, CEO di Auriga.
Le pressioni normative sull’inclusione finanziaria, la migrazione tecnologica degli ATM e l’escalation delle minacce cyber convergeranno in un anno che imporrà alle banche una riconfigurazione strutturale, coinvolgendo l’intera catena del valore bancario, dalle infrastrutture fisiche ai processi di sicurezza, fino alla ridefinizione del rapporto con il contante.
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Cash access e inclusione finanziaria: la stretta normativa europea
Nel 2026 l’Unione Europea intensificherà la pressione per garantire l’accesso universale al contante, con la definizione di standard minimi di disponibilità, soprattutto a difesa delle aree rurali e delle fasce di utenti più fragili. Per l’Italia questo significa invertire anni di razionalizzazione della rete ATM, guidata da logiche di costo.
Il modello emergente in Europa è quello dei cash hub: punti di accesso condivisi – centri commerciali, stazioni o uffici postali – gestiti in logica interbancaria o da operatori terzi. La sfida non è solo infrastrutturale ma culturale: passare da reti proprietarie a ecosistemi aperti, condividendo dati sui flussi di prelievo, logiche di rifornimento e terminali non brandizzati.
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Cash management predittivo: quando i dati anticipano la domanda
Accanto alla riorganizzazione fisica, il 2026 vedrà l’adozione su scala industriale di sistemi di cash management predittivo, basati su machine learning e dati contestuali (eventi, meteo, stagionalità).
I benefici sono concreti: meno rifornimenti non necessari, riduzione degli ATM e ottimizzazione del capitale immobilizzato. I risparmi operativi stimati oscillano tra il 18 e il 25%. Il vero ostacolo, soprattutto in Italia, resta l’integrazione con sistemi legacy e architetture chiuse.
Il 2026 renderà evidente il divario competitivo tra chi ha modernizzato l’architettura dati e gli operatori provvisti di sistemi isolati.
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Da sportello a Kiosk multifunzionali: l’ATM diventa punto di servizio integrato
L’ATM evolve in kiosk multifunzionale: emissione istantanea di carte, apertura semplificata di conti, microcredito pre-approvato, money transfer e assistenza remota. Il modello di self-service branch risulta vincente, capace di coprire fino all’ 80% delle operazioni di filiale.
Le banche italiane che attiveranno questi servizi dovranno affrontare barriere regolamentari e operative tra cui l’identificazione antiriciclaggio, lo scoring creditizio in tempo reale, la gestione dei dati biometrici e la compliance GDPR. Il vantaggio competitivo premierà coloro in grado di tradurre queste complessità in processi scalabili e conformi.
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Compliance multilivello e cybersecurity
Il tema della compliance rappresenta una delle sfide più impellenti per il banking europeo, considerando la rete normativa complessa che include il Digital Operational Resilience Act (DORA), la PSD2, la futura PSD3, la NIS2, il GDPR, le normative nazionali sulla cybersecurity e gli standard di settore come il PCI-DSS.
Ogni innovazione deve essere validata e richiedono modifiche ai protocolli di sicurezza che per gli ATM in Italia possono arrivare fino a 12-18 mesi. Il paradosso è evidente: mentre la compliance è percepita come rallentamento all’innovazione, gli attacchi cyber – potenziati dall’ IA – evolvono a una velocità superiore, e le banche si trovano a dover scegliere tra rispettare i tempi dettati dalla compliance o rispondere rapidamente a minacce sempre più evolute. Per questo stanno emergendo architetture di sicurezza modulari e Zero Trust, che consentono aggiornamenti più rapidi e una maggiore resilienza rispetto ai modelli monolitici.
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Agentic AI: l’automazione entra nei processi del banking
L’anno appena iniziato segnerà anche l’ingresso su scala più ampia degli agentic AI, sistemi capaci di pianificare e orchestrare attività complesse, interagendo autonomamente con più sistemi bancari. Questi agenti possono automatizzare processi operativi, supportare decisioni commerciali e ridisegnare ruoli tradizionali, spostando le persone– ad esempio relationship manager e addetti compliance – focalizzandoli su attività a maggior valore cognitivo.
L’opportunità per le banche europee sta nell’aumentare l’efficienza e la qualità del servizio, ma questo potenziale è bilanciato da rischi sistemici, come la gestione di interazioni agent‑to‑agent non previste, problemi di affidabilità nei task complessi e la nascita di nuove famiglie di rischi operativi e di modello da monitorare attivamente.
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Verso un banking infrastrutturale
Nel 2026 il valore nel settore bancario si sposterà dalla proprietà degli asset dalla capacità di orchestrare infrastrutture complesse e condivise. L’ attenzione passerà dalla mera estensione della rete ATM alla garanzia di un accesso universale ai servizi, dalla protezione del singolo terminale alla resilienza end to end dell’intera supply chain operativa.
Le banche che affronteranno il 2026 come un semplice adempimento normativo resteranno in modalità difensiva, mentre chi lo interpreterà come una leva di riposizionamento strategico sarà in grado di costruire piattaforme flessibili, collaborazioni di ecosistema e un’operatività distintiva.
























































