
Il mercato del lavoro sta per essere radicalmente trasformato dall’AI, con un enorme impatto su alcuni mestieri che diventeranno di colpo obsoleti, e al contempo con l’emersione di nuove figure professionali che non esistevano fino a 3 anni fa.
Questo tema, cruciale per milioni di persone, è esaminato in un report realizzato da Mia Academy, scuola di formazione professionale specializzata in corsi online sulle professioni più richieste nel mondo del lavoro.
Il report presenta l’AI Shock Index, un indicatore proprietario che analizza le professioni basandosi sulla ripetitività dei task, il tasso di adozione tecnologica settoriale e i trend strutturali del mercato.
Il risultato è una scala da 1 a 5 che misura l’esposizione all’Intelligenza Artificiale Generativa.
Grazie a questo innovativo indicatore, basato su dati concreti e misurabili che provengono da diversi dataset internazionali, è possibile sapere quali lavori sono a maggior rischio di sostituzione dell’AI.

Quali sono i lavori che potrebbero scomparire a causa dell’AI?
La domanda che moltissime persone si pongono è questa: l’Intelligenza Artificiale potrebbe farmi perdere il lavoro? Quali sono i rischi concreti che questo accada?
Il report di Mia Academy dà delle risposte dettagliate identificando i diversi livelli di rischio e riportando un elenco di lavori ad elevato rischio di sostituzione (livello 5), a rischio molto alto ma con possibilità di sostituzione parziale (livello 4) e rischio medio, che consiste in una trasformazione parziale della professione e non in una cancellazione (livello 3).
Come si può vedere nell’immagine, la Top 10 include lavori come operatore di call center, addetto data entry e cassiere del supermercato.
Si tratta di mestieri che prevedono una serie di task ripetitivi e standardizzabili, perciò quello che avverrà, sarà probabilmente una compressione drastica della domanda di manodopera.
Il rischio di automazione, dunque, non riguarda solo i lavori più semplici e manuali, ma anche professioni intermedie che combinano attività ripetitive e compiti cognitivi,perciò anche i “colletti bianchi” potrebbero essere minacciati da questo fenomeno.
Con l’avvento dell’AI, la richiesta di queste figure è destinata a calare, rendendo necessario investire nel reskilling per aggiornare le competenze dei lavoratori.
Le professioni del futuro: quali sono le carriere in crescita?
L’intento del report AI Shock Index non è allarmistico, poiché l’analisi riguarda anche i lavori che non esistevano fino a pochi anni fa e che stanno emergendo proprio grazie all’AI.

L’incontro tra l’intelligenza artificiale generativa, l’immensa mole di dati oggi disponibili e una potenza di calcolo sempre più accessibile ha scatenato una vera e propria rivoluzione nel mercato del lavoro, dando vita a professioni fino a ieri inimmaginabili.
Dalle grandi aziende tecnologiche a quelle più tradizionali, l’AI è diventata un pilastro strategico su cui costruire il futuro del business.
Questa trasformazione ha fatto esplodere la richiesta di nuove figure professionali. Si tratta spesso di “profili ibridi”: specialisti capaci di far dialogare le competenze tecniche con la creatività, la visione manageriale e una profonda conoscenza dei singoli settori.
Nell’immagine sono riportate alcune figure professionali nate negli ultimi anni e molto richieste; sia questi che altre professioni esaminate nel report rispondono a bisogni reali, quali:
- Saper progettare e gestire modelli generativi (testo, immagine, audio, video)
- Rendere sicuro, etico e regolamentato l’uso dell’AI
- Integrare l’AI nei sistemi aziendali (backend, infrastruttura, produzione)
- Valorizzare la creatività aumentata dall’AI (marketing, contenuti, UX)
- Applicare l’AI a settori verticali (finanza, healthcare, IoT)
Lo stato dell’arte dell’AI nelle imprese italiane
L’AI in Italia non sta semplicemente crescendo: sta correndo. Nel 2024, il mercato ha raggiunto la cifra record di 1,2 miliardi di euro, con un balzo del +58% rispetto all’anno precedente. Numeri che descrivono non una crescita graduale, ma un vero e proprio cambio di marcia.
A spingere questa accelerazione è soprattutto l’IA Generativa. Questa tecnologia ha smesso di essere una curiosità per pochi esperti per diventare il cuore pulsante dell’economia digitale: oggi rappresenta da sola il 43% del valore totale del mercato. Per le aziende italiane, l’intelligenza artificiale non è più un accessorio opzionale, ma l’investimento prioritario per restare competitive.
Tuttavia, se da un lato i numeri del mercato sono da record, dall’altro la diffusione reale della tecnologia rivela un’Italia spaccata in due. In un solo anno, la percentuale di imprese italiane che utilizzano l’IA è raddoppiata, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Un segnale positivo, che però nasconde una realtà preoccupante: la “forbice” tra grandi e piccoli si sta allargando.
Mentre oltre la metà delle grandi aziende (53,1%) ha già messo l’intelligenza artificiale al lavoro nei propri uffici, le piccole e medie imprese (PMI) faticano a tenere il passo. Il dato è paradossale: sebbene la stragrande maggioranza delle PMI (oltre il 70%) abbia ormai una digitalizzazione di base, il salto verso l’IA resta un ostacolo difficile da superare. A frenarle non è la mancanza di interesse, ma un mix di budget ridotti e, soprattutto, la difficoltà nel reperire le competenze necessarie per gestire questa rivoluzione.
Per questo motivo, sarà la formazione a fare la differenza; esistono delle competenze chiave che rendono un lavoratore meno vulnerabile all’automazione, competenze trasversali che comprendono abilità come la creatività, il pensiero critico, la leadership e la comunicazione, difficili da replicare per le macchine e che resteranno essenziali in molti ruoli.
Per approfondire questo argomento, rimandiamo al report completo AI Shock Index, con tutti i dati aggiornati.
Perché l’apprendimento continuo è importante nell’era dell’AI?
Lo sconvolgimento causato dall’AI non deve spaventare, perché si aprono nuove opportunità per chi sarà in grado di coglierle.
A tale proposito, il Direttore di Mia Academy, Antonio Santoro, ha dichiarato: “La nostra missione è trasformare questa incertezza in opportunità. Attraverso i nostri percorsi di formazione, supportiamo studenti e professionisti nel necessario processo di reskilling.
Per noi l’AI Shock Index è una mappa per orientarsi nel 2026, individuando le professioni che rischiano di sparire e indirizzando le energie verso i lavori emergenti.”
Il vero spartiacque non sarà tra “uomo e AI”, ma tra chi saprà evolversi e chi resterà fermo.
Il rischio di essere sostituiti dall’AI, infatti, diventa concreto solo per chi non sceglie di aggiornarsi.
In questo nuovo scenario, le competenze puramente umane e la capacità di dialogare con gli algoritmi diventeranno il vero “paracadute” professionale. In altre parole: l’AI non ruberà il lavoro a chi saprà come usarla.
Per avere successo in questo mercato in mutamento, diventerà fondamentale coltivare un mix di creatività, intuito e abilità digitali, trasformando l’intelligenza artificiale da potenziale concorrente a potente alleata.
Qui di seguito, puoi consultare l’infografica che illustra tutti i dati salienti sull’impatto dell’AI sul mondo del lavoro, in Italia e all’estero, con i dettagli sulle retribuzioni e sui settori più AI friendly. Scopri a colpo d’occhio quali saranno gli scenari possibili nei prossimi anni.


























































