
Dai cereali, all’oro, al bitcoin, la valuta ha assunto forme diverse nel corso della storia.
Oggi, la nostra valuta sono i dati. Le informazioni personali vengono acquistate, vendute ed esposte tramite offerte in tempo reale (RTB) più e più volte, anche nello stesso giorno.
L’IA ha favorito il loro sfruttamento con deepfake, campagne di phishing, data poisoning, agenti di intelligenza artificiale e l’elenco potrebbe continuare ancora. Si può affermare, senza esagerare, che i nostri dati oggi sono più esposti a minacce che in qualunque altro momento della storia a causa degli exploit e degli attacchi informatici basati sull’intelligenza artificiale.
Ecco perché è così importante disporre di controlli adeguati che proteggano i propri dati.
Un buon punto di partenza potrebbe essere rivedere le proprie impostazioni sulla privacy, utilizzare un’autenticazione rafforzata e collaborare con organizzazioni affidabili che diano priorità alla sicurezza e al ripristino dei dati. Pur contando sul fatto che le organizzazioni promuovano trasparenza e responsabilità, riteniamo sia essenziale che anche i singoli individui adottino misure proattive per proteggere il proprio digital footprint.
Le normative in vigore non sono tutte sufficienti a contrastare l’uso dei dati da parte dell’intelligenza artificiale
L’IA ha accelerato vertiginosamente il ritmo di utilizzo dei dati e la regolamentazione è ancora in una fase di transizione. Sebbene framework come il GDPR, il CCPA e l’EU AI Act vengano gradualmente implementati, essi si concentrano prevalentemente sul consenso, sulla trasparenza e la governance piuttosto che sulla resilienza. Ecco perché è importante non affidarsi unicamente a delle policy per proteggere i propri dati: la soluzione più efficace consiste in uno storage di backup a prova di ransomware con immutabilità assoluta, in grado di garantire che i dati, una volta scritti, non possano essere alterati, nemmeno da utenti privilegiati o con credenziali compromesse. Il modo più sicuro per impedire all’intelligenza artificiale di approfittare dei dati è eliminare totalmente la superficie di attacco. Grazie allo Zero Access, che impedisce di avere accesso al sistema operativo interno, e grazie a un’architettura on-premise rafforzata, vengono rimossi proprio i vettori su cui si basano le minacce fondate sull’intelligenza artificiale, garantendo che i dati critici rimangano intoccabili, sicuri e immutabili.
In che modo le organizzazioni possono rendere più accessibile la protezione della privacy
Le aziende possono rendere la protezione della privacy più semplice e meno dipendente dalle competenze degli utenti progettando sistemi in cui la sicurezza sia già integrata e non venga aggiunta in un secondo tempo. Nei casi in cui la protezione dipenda esclusivamente da una profonda conoscenza tecnica può essere soggetta ad errori e difficile da mantenere. Quando invece l’architettura stessa impone l’immutabilità, riduce al minimo la configurazione e rimuove l’accesso ai sistemi operativi interni, diminuisce drasticamente la possibilità che malintenzionati possano accedere ai dati. Semplificando l’implementazione, automatizzando l’hardening ed eliminando il controllo amministrativo non necessario, viene garantito che la privacy e l’integrità dei dati non dipendano da competenze specialistiche, ma che diventino una conseguenza naturale della progettazione dell’ambiente: minore è la complessità per gli utenti, maggiore sarà l’affidabilità della protezione dei dati di cui sono responsabili.
Privacy dei dati: un fattore di differenziazione per essere competitivi o una casella di controllo della conformità?
Tutto dipende dal tipo di approccio. Se la privacy viene vista unicamente come un obbligo normativo, sarà solo una lista di controllo della conformità, se invece la si considera una parte fondamentale della propria strategia di resilienza – un elemento che dimostri di poter resistere a ransomware, minacce interne e uso dei dati da parte dell’intelligenza artificiale – rappresenterà un potente fattore di differenziazione. Dimostrando che i propri dati sono immutabili, resilienti e protetti, anche da accessi privilegiati, si crea una fiducia che va ben oltre la conformità.
































































