Firmiamo contratti di Termini e Condizioni ogni giorno senza rendercene conto: quando creiamo un account social, accettiamo una privacy policy o utilizziamo una piattaforma di streaming. Eppure, dietro a un semplice click su “Accetto”, si nascondono clausole complesse, poco chiare e spesso sottovalutate.
Per fare luce su ciò che davvero accettiamo senza leggere, Truffa.net ha lanciato lo studio “Le clausole nascoste dei contratti”, utilizzando ChatGPT per analizzare termini di servizio, privacy policy e cookie policy delle piattaforme social, ecommerce e streaming più utilizzate, individuando le clausole più difficili da comprendere e quelle che gli utenti tendono a ignorare.
I contratti digitali Termini e Condizioni più difficili da capire sono quelli dei social media
L’analisi mostra come in molti contratti oltre la metà delle clausole venga considerata “ambigua”, cioè difficile da comprendere per l’utente medio a causa di linguaggio complesso, concetti legali intricati o implicazioni che possono avere un impatto significativo sui diritti e sulle responsabilità degli utenti.

Meta apre la classifica con ben due app. I Termini e Condizioni di Whatsapp si collocano infatti al primo posto, dove l’80% delle clausole risulta difficile da comprendere. Leggere integralmente il documento richiede circa 24 minuti, un tempo che rende complicato per l’utente medio capire davvero cosa sta accettando. Tra le clausole più complesse troviamo l’uso dei dati e la condivisione con terzi. Ignorarle può avere conseguenze concrete: ad esempio, i tuoi dati potrebbero essere condivisi con aziende esterne senza che tu lo sappia, potresti non poter fare reclami in caso di problemi con il servizio, i termini del contratto potrebbero cambiare senza preavviso e la piattaforma potrebbe usare i tuoi contenuti come vuole, anche a fini commerciali.
Segue Facebook, con circa 25 minuti di lettura per i Termini di Servizio, i quali risultano poco chiari per il 73%. Gli aspetti più difficili da comprendere includono diritti sui contenuti e proprietà intellettuale, sospensione o rimozione degli account. Ciò significa che i contenuti che pubblichi potrebbero essere utilizzati dalla piattaforma senza il tuo consenso, le tue informazioni personali potrebbero rimanere memorizzate anche dopo aver cancellato l’account, o potresti perdere l’accesso senza preavviso.
Al terzo posto troviamo Snapchat, che si distingue sia per la percentuale di clausole ambigue (69%) sia per la lunghezza del testo: oltre 71 minuti di lettura per un singolo contratto. In questo caso, le clausole più complesse riguardano anche l’uso dei dati per l’intelligenza artificiale: non leggerle attentamente significa rischiare che i tuoi dati vengano utilizzati per algoritmi di intelligenza artificiale senza che tu ne sia pienamente consapevole.
Colpiscono infine i contratti che combinano tempi di lettura significativi e complessità, mostrando lo sforzo che sarebbe necessario per comprendere davvero le piattaforme che utilizziamo ogni giorno. Il Service Agreement di Microsoft richiede circa 93 minuti, mentre quello di Apple arriva fino a 46 minuti. Anche i Termini e Condizioni di X/Twitter e di Spotify richiedono rispettivamente circa 42 e 33 minuti. Questi dati evidenziano quanto sia facile accettare contratti complessi senza comprenderne realmente il contenuto, nonostante li utilizziamo quotidianamente per lavoro, social e intrattenimento.
Non solo social: e-commerce e streaming
Le difficoltà di comprensione dei contratti digitali non riguardano solo i social network. Anche piattaforme di e-commerce e servizi di streaming presentano documenti caratterizzati da un linguaggio complesso e poco accessibile per l’utente medio, rendendo facile accettare clausole senza comprenderle appieno.
Nel settore dello streaming musicale e video, i dati mostrano percentuali di clausole ambigue sorprendentemente elevate. La Privacy Policy di Spotify raggiunge il 67% di clausole considerate poco chiare, con un tempo di lettura stimato di 32 minuti, mentre l’Avviso sulla Privacy di Netflix arriva al 65% con circa 41 minuti necessari per leggerla tutta. Cliccare “Accetto” senza leggere può quindi significare che i tuoi dati vengano condivisi con terzi, rimangano memorizzati anche dopo la cancellazione, vengano profilati per pubblicità mirata e che le regole del servizio cambino senza preavviso.
Anche le condizioni di Apple Media Services e Disney+ presentano rispettivamente il 69% e il 60% di clausole ambigue, richiedendo oltre 46 e 18 minuti di lettura. In questi casi, le parti più critiche riguardano variazioni dei prezzi, sospensione degli account, limiti di responsabilità e gestione dei contenuti, aspetti che influenzano direttamente l’esperienza degli utenti ma che raramente vengono letti con attenzione.
Anche le piattaforme di e-commerce e servizi digitali mostrano problemi simili. La Privacy Policy di Amazon Italia registra il 58% di clausole ambigue e circa 23 minuti di lettura, mentre documenti come quelli di Google, YouTube, Dropbox e LinkedIn mostrano valori simili, confermando che anche servizi largamente utilizzati nella vita quotidiana richiedono uno sforzo notevole per essere compresi.
I consigli per evitare “trappole contrattuali”
Eli Carosi, redattrice e fact checker di Truffa.net, esperta di truffe e sicurezza online, commenta:
“Accettare un contratto digitale senza leggerlo equivale a firmare un foglio in bianco. Anche dedicare pochi minuti alle clausole chiave può fare la differenza, soprattutto su dati personali, contenuti e diritti legali”.
Tre consigli pratici per gli utenti:
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Cerca parole chiave critiche come “dati”, “licenza”, “sospensione”, “modifiche”
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Controlla sempre privacy policy e cookie policy, non solo i termini di servizio
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Usa strumenti di sintesi o AI per individuare rapidamente le clausole più rischiose prima di accettare


























































