Solo il 55% degli intervistati definisce la propria azienda “abbastanza” o “molto preparata” al quantum computing

Informatica quantistica - quantum computing - pixabay

Secondo la prima parte della ricerca Quantum Readiness Report 2026, condotta da QuEra Computing, leader nella computazione ad atomi neutri, il mercato globale del calcolo quantistico è entrato in una fase decisiva di “dimostrazione”: le organizzazioni stanno superando l’ottimismo iniziale e iniziano a richiedere evidenze concrete, progressi verificabili e percorsi chiari verso la creazione di valore per il business.

Il sondaggio rileva che il 62% degli intervistati con carichi di lavoro pertinenti segnala limiti moderati o critici del classico classico. Questo dato sottolinea una domanda crescente e legata a valutazioni economiche per le tecnologie quantistiche, mentre le organizzazioni si confrontano con vincoli computazionali concreti.

Allo stesso tempo, la fiducia si è raffreddata. Rispetto allo scorso anno, la quota di intervistati che descrive il proprio Paese come “molto ben posizionato” nel quantum computing è diminuita di 20 punti percentuali, passando da oltre il 45% nel 2025 al 25% nel 2026. Un risultato che segnala il passaggio dall’ottimismo iniziale ad aspettative più disciplinate e guidate da evidenze e risultati misurabili.

Nel complesso, questi segnali descrivono un mercato che non perde fiducia nel potenziale del quantum computing, ma alza l’asticella su cosa significhi un progresso realmente significativo.

“Quello a cui stiamo assistendo è una ricalibrazione delle aspettative”, afferma Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra Computing. “Le organizzazioni stanno passando dal chiedersi se il quantum sarà importante al domandarsi quando, dove e in quali condizioni genererà un valore reale. Il passaggio dalla convinzione al benchmarking è tipico di un mercato in fase di maturazione”.

Cresce il coinvolgimento nel quantum computing, ma la soglia di preparazione aumenta più rapidamente

Nonostante l’aumento dell’interesse, un numero minore di organizzazioni si considera oggi pronta ad adottare il quantum computing. Solo il 55% degli intervistati definisce la propria azienda “abbastanza” o “molto preparata”, in calo rispetto al 65% dello scorso anno.

Questa apparente contraddizione riflette il “paradosso della preparazione” evidenziato dal sondaggio: man mano che cresce la comprensione del tema e le aspettative diventano più precise, anche la definizione di readiness diventa più rigorosa.

I dati mostrano inoltre un andamento controintuitivo. Le organizzazioni più grandi si percepiscono meno pronte rispetto a player più piccoli e agili. È probabile che complessità dei sistemi legacycicli di approvazione più lunghi e priorità di budget rappresentino barriere più rilevanti della sola disponibilità di risorse.

Sebbene il 56% delle organizzazioni sia attivamente impegnata nel quantum computing attraverso attività di esplorazione, valutazione o proof-of-concept, solo il 13% ha raggiunto la fase di implementazione o scala. Il dato conferma il divario tra sperimentazione e prontezza operativa.

 Il talento come un vincolo determinante

Oltra alla maturità tecnologica e ai costi, la disponibilità di competenze emerge come una barriera critica. Più di un terzo degli intervistati (37%) indica la disponibilità di talenti come una delle sfide principali, collocandola tra i vincoli più significativi per l’adozione del quantum.

“La pipeline di competenza quantistiche potrebbe essere oggi il principale collo di bottiglia per la velocità dell’innovazione”, osserva Boger. “Le organizzazioni non possono implementare ciò che non riescono a presidiare con le competenze necessarie. Questo risultato dovrebbe spostare l’attenzione sullo sviluppo della forza lavoro come priorità strategica, non solo come tema di risorse umane”.

Europa VS Stati Uniti

Il sondaggio evidenzia differenze significative tra aree geografiche in termini di fiducia e readiness. Regno Unito e Stati Uniti registrano alcuni dei livelli di fiducia più elevati a livello globale: l’88% degli intervistati nel Regno Unito e l’82% negli Stati Uniti ritengono che i rispettivi Paesi siano ben posizionati nel quantum computing. Nell’Unione Europea, la quota scende al 51%.

A livello organizzativo, solo il 21% degli intervistati in Europa descrive la propria organizzazione come “molto preparata”. A questa minore fiducia si accompagna una maggiore attenzione alla disciplina negli acquisti, alla sovranità tecnologica all’integrazione industriale: segnali di un approccio più prudente ma anche più strutturato.

La simulazione come percorso più chiaro verso il valore

I dati indicano la simulazione, in particolare per settori quali scienza dei materiali, chimica e scoperta di farmaci, come l’applicazione più promettente nel breve periodo per il vantaggio quantistico. Questo use case rappresenta il 42% delle applicazioni pianificate, con un’attenzione particolarmente marcata nelle industry farmaceutiche e delle scienze della vita.

“I settori che incontrano i vincoli più severi del calcolo classico sono gli stessi in cui il vantaggio quantistico è teoricamente dimostrabile”, dichiara Boger. “Simulazione molecolare, ripiegamento delle proteine, chimica delle batterie: non sono casi d’uso speculativi. Sono problemi reali, attuali, in cui le approssimazioni del calcolo classico non bastano”.

Dall’investimento guidato dall’hype alla disciplina basata sulle evidenze

Pur restando forte la convinzione sull’importanza di lungo periodo del quantum computing, le scelte di investimento stanno diventando più selettive. Quasi la metà degli intervistati (46%) prevede che i budget dedicati al quantum rimarranno invariati nel 2026, mentre solo il 10% prevede una diminuzione. Il quadro suggerisce una fase di consolidamento, non di arretramento.

Il quantum computing non viene più finanziato solo sulla promessa. Man mano che le organizzazioni si confrontano con limiti concreti del calcolo classico, soprattutto in ambiti ad alta intensità di simulazione come la scienza dei materiali, la chimica, le scienze della vita e il settore pubblico, l’adozione è sempre più trainata da necessità operative e da evidenze, piuttosto che dall’hype.

Aspettative sui tempi ancora compresse

Nonostante il calo di fiducia, le aspettative sulla timeline restano relativamente compresse: oltre il 43% degli intervistati prevede che i computer quantistici raggiungeranno la superiorità rispetto ai sistemi classici per determinati workflow entro cinque anni, mentre un ulteriore 37% indica un orizzonte di sei-dieci anni. Meno dell’1% ritiene che la superiorità quantistica non verrà mai raggiunta.

Questa comunicazione rappresenta la Parte 1 del Quantum Readiness Survey. Nei prossimi mesi verranno pubblicate ulteriori analisi su investimenti e procurement, aspettative tecnologiche e fattori che influenzano l’adozione commerciale.