
I dati del C-Suite Barometer 2026 di Forvis Mazars mostrano con chiarezza come le imprese italiane stiano affrontando la trasformazione digitale con un approccio sempre più consapevole. L’adozione dell’intelligenza artificiale procede in parallelo a una crescente attenzione alla sicurezza dei dati e alla gestione del rischio, ambiti in cui l’Italia si posiziona sopra la media globale. In Italia, infatti, l’AI non sta solo trasformando i processi aziendali, ma sta già generando nuova occupazione. È quanto rivela il Barometro dei CEO italiani che evidenzia un approccio all’innovazione capace di coniugare tecnologia, capitale umano e strategie di crescita che mostra per l’Italia un chiaro rafforzamento e un’accelerazione significativa rispetto all’anno precedente, in linea con le dinamiche di evoluzione del contesto globale.
Tecnologia al centro dell’agenda strategica dei CEO italiani
La trasformazione tecnologica si conferma la priorità strategica assoluta per i leader italiani nei prossimi 3–5 anni: il 52% la indica come primo obiettivo, contro il 39% della media globale.
L’80% delle aziende italiane dichiara di avere una strategia di trasformazione tecnologica attiva nel 2025, superando il 74% registrato a livello internazionale e con un incremento di 18 punti percentuali rispetto all’anno precedente, uno dei balzi più significativi a livello europeo.
Al centro degli investimenti si colloca l’intelligenza artificiale, considerata prioritaria dal 74% dei CEO italiani, insieme a un rafforzamento delle capacità di gestione del rischio e della governance tecnologica.
IA e lavoro: un’evoluzione già in atto
Al centro di questi percorsi di trasformazione si colloca l’intelligenza artificiale, sempre più integrata nei processi decisionali e operativi. In Italia. L’80% delle imprese ha già infatti riorganizzato i propri team, utilizzando l’intelligenza artificiale in particolare per attività di forecasting (75%), cybersecurity (66%) e customer experience (66%).
Un segnale di maturità che mostra come l’adozione dell’IA in Italia sia sempre più accompagnata da una riprogettazione consapevole dei modelli organizzativi.
Sicurezza dei dati: un vantaggio competitivo
La spinta verso l’IA procede in parallelo a una crescente attenzione alla protezione dei dati. Il 71% dei CEO italiani dichiara i propri dati “completamente protetti”, un valore superiore di 11 punti alla media globale e in crescita rispetto al 2025. La cybersecurity si conferma così uno degli ambiti a più alto ritorno atteso sugli investimenti, diventando un fattore abilitante fondamentale per l’innovazione.
Luca Savoia, Consulting Leader, Forvis Mazars afferma: I dati del C-Suite Barometer confermano che le imprese italiane stanno accelerando sull’intelligenza artificiale con un approccio sempre più strutturato e consapevole. L’attenzione alla sicurezza dei dati e alla governance tecnologica non è più un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per innovare in modo sostenibile. È un segnale importante: l’innovazione tecnologica diventa davvero un acceleratore di crescita solo quando è accompagnata da solide strategie di governance, cybersecurity e controllo.”
L’espansione oltre i confini, chiave di volta per la crescita
In un contesto internazionale segnato da incertezza economica e tensioni geopolitiche, l’87% dei CEO italiani guarda con fiducia al 2026, un dato che, pur essendo inferiore al 92% globale, riflette una resilienza interna in forte crescita.
Una fiducia generale che si traduce anche in strategie di espansione concrete in diversi mercati: oltre l’80% delle aziende ha piani di crescita all’estero e il 60% ha aggiunto nuovi Paesi target, contro il 51% della media globale. Le imprese italiane puntano con decisione su mercati come Germania, Francia, Emirati Arabi Uniti e Cina, adottando un approccio più “offensivo” rispetto ai competitor internazionali.
Competitività globale e dazi
9 leader su 10 in Italia sono fiduciosi di poter gestire i costi legati alle tariffe commerciali, con il 32% che si dichiara “molto fiducioso”. Per farlo, le aziende italiane stanno puntando su nuove efficienze operative, consolidamento delle attività, diversificazione delle risorse e offshoring, in linea con le best practice globali.
Persone e competenze a supporto del cambiamento
Accanto agli investimenti tecnologici, cresce l’attenzione verso il capitale umano come fattore di resilienza organizzativa. Il 59% dei decisori italiani prevede di aumentare gli investimenti in risorse umane, un impegno costante nel tentativo di colmare il divario con il 69% globale, riconoscendo la necessità di sviluppare competenze adeguate per accompagnare l’adozione dell’IA e sostenere la trasformazione nel tempo.
Rossana Romano, Chief People Officer, Forvis Mazars, conclude: “In un contesto di forte trasformazione tecnologica, il vero fattore distintivo resta la capacità delle organizzazioni di attrarre, sviluppare e trattenere i talenti. I risultati del Barometro mostrano come le imprese italiane stiano comprendendo sempre di più che l’adozione dell’IA deve andare di pari passo con investimenti mirati sulle persone e sulle competenze. Solo mettendo i talenti al centro è possibile sostenere l’innovazione, accompagnare il cambiamento e costruire una crescita sostenibile e duratura”.





















































