
Il 2025 si è confermato come un anno di transizione per le telecomunicazioni italiane, che ha visto il consolidamento delle grandi operazioni strutturali (la separazione della rete fissa di TIM in FiberCop e la fusione Fastweb-Vodafone), la prosecuzione dei piani di copertura in fibra e un mercato sempre più legato alla dinamica delle componenti di spesa ICT. Sullo sfondo compare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma con effetti ancora relativamente marginali sui conti dei principali attori del settore.
Gli effetti delle operazioni straordinarie annunciate nel 2024 si dispiegheranno di fatto pienamente solo nel 2026, a valle delle decisioni regolamentari che riguardano FiberCop e della piena integrazione tra Fastweb e Vodafone. Mentre quest’ultima fa nascere un operatore leader sia sul mercato fisso che mobile, con una presenza rilevante sia sul mercato B2C che B2B, le decisioni relative a FiberCop definiranno, in ultima analisi, le nuove regole del gioco sul mercato wholesale italiano, che è diventato un punto di riferimento in Europa.
Nel corso del 2025 sono state finalizzate altre due importanti operazioni societarie che riguardano il rafforzamento di un terzo polo del mercato B2B attorno a Retelit: quest’ultima e il MEF (70%) hanno firmato con TIM un accordo per l’acquisizione di Sparkle per 700 milioni di euro. Dall’acquisizione degli asset italiani di BT Italia è inoltre nata Retelit-X. Rimane, inoltre, elevato l’interesse per l’aggregazione di operatori minori, ma anche di operazioni che riguardano competenze nell’ambito del cloud, della cybersecurity e dell’Internet of Things.
Ma qual è lo stato di avanzamento dei 6,7 miliardi di euro stanziati nel PNRR per le reti ultraveloci?
Il piano Italia 1 Giga per la connettività a almeno a 1 Gbit/s nelle aree grigie è arrivato al 70% del target (3,4 milioni di civici), con 23,2% di civici in lavorazione. Il piano 5G-Densificazione per realizzare siti 5G nelle aree scoperte vede il completamento del 54,5% delle 1200 aree previste a bando, con 332 siti attivati (33,8%) e 440 in lavorazione (44,8%). Nell’altro filone del piano 5G (Backhauling) sono 7.818 i siti rilegati in fibra ottica (83,6%) e ulteriori 111 sono in lavorazione (1,2%), su un totale da piano di 9.196.
Le scuole connesse sono arrivate a 7.014 (77,9% del target), mentre le strutture sanitarie connesse sono 7.795 (89,6 del totale), oltre alle 1.961 in lavorazione (22,5%).
E il Piano Aree Bianche, avviato nel lontano 2017? Al 30 novembre 2025 il piano realizzato da Open Fiber vede la disponibilità dei servizi (FTTH e/o FWA) in 6.859 comuni. Le unità immobiliari in vendibilità FTTH sono 5,9 milioni (su 6,3 milioni pianificate) e quelle FWA 2,3 milioni. Gli operatori che utilizzano tali servizi sono 294 e gli ordini sono arrivati a 1,2 milioni, con un tasso di KO però del 29,9% (in parte successivamente conclusi positivamente).
Il piano Isole Minori risulta, infine, completato.
Nonostante, quindi, ci sembri verosimile che la scadenza di giugno 2026 non verrà rispettata, lo stato di avanzamento di tutti i Piani è molto vicino al target desiderato. Andranno gestiti i probabili ritardi, ma anche sviluppata la nuova strategia per lo sviluppo del settore. In particolare, l’orientamento per il rinnovo delle frequenze in scadenza nel 2029 è fondamentale per dare ossigeno al comparto e definire un modello di crescita sostenibile che possa conciliare innovazione, investimenti e concorrenza, rinunciando (almeno in parte) al modello di semplice generazione di cassa per lo Stato. Allo stesso tempo, è auspicabile che si affronti in modo strutturato il tema dello switch-off della rete in rame.
Oltre al tradizionale dibattito sulle infrastrutture a banda larga e ultra-larga, oggi la sfida per la competitività infrastrutturale coinvolge almeno altri due ambiti.
In primis, i Data Center di nuova generazione, un’infrastruttura strategica per l’evoluzione dei servizi cloud, ma anche per la sovranità digitale europea e nazionale. Secondo i dati del Polimi la potenza energetica installata ha raggiunto i 513 MW nel 2024, con un incremento del 17% rispetto al 2023, ma sono previsti nuovi investimenti rilevanti (pari a 10 miliardi nel biennio 2025-2026) che potrebbe portare a quadruplicare la potenza entro la fine del decennio.
Il secondo ambito, passato in secondo piano, è quello legato al completamento della “promessa 5G” e della “tripla A” (Anything, Anywhere, Anytime), con il passaggio alle reti 5G SA-Standalone. WindTre ha lanciato il servizio slicing 5G, ma non sono chiare le tempistiche dei diversi operatori per il completamento delle coperture e la definitiva disponibilità del servizio sull’intero territorio italiano.
Rimangono sostenuti gli investimenti per la rete fissa, con un incremento dell’8,7% e una crescita a due cifre contro un calo del 3,6% per quella mobile.
Il mercato della rete fissa presenta una crescita del 7,9% per il segmento residenziale, contro il 3,3% per quello affari, ma si accentua la marginalizzazione della componente dei servizi voce a vantaggio degli accessi dati (bundle) a banda ultralarga e gli altri servizi ICT che crescono addirittura del 15,2%.
Rimane la dinamica di fondo che porterà a fine 2025 ad un’incidenza degli accessi FTTH attorno a 1/3 del totale e un ruolo sempre più significativo degli accessi FWA (attorno al 13%), a scapito degli accessi rame non a banda ultralarga. Lo sviluppo dell’offerta FWA dei principali operatori mobili è la definitiva conferma del ruolo che potranno svolgere le tecnologie radio ad integrazione della copertura in fibra, senza dimenticare il ruolo, fino ad adesso marginale, dei satelliti a bassa orbita.
Il 2026 confermerà i trend in atto sul mercato delle telecomunicazioni, ma l’auspicio è che si riduca la forbice tra le dinamiche del segmento fisso e quelle della componente mobile. Take-up della fibra e monetizzazione dell’intelligenza artificiale saranno due ulteriori temi forti per l’anno appena iniziato.
A cura di Cristoforo Morandini, EVP TMT di PTS































































