Le supply chain del retail saranno irrimediabilmente modificate dal cambiamento nelle abitudini di acquisto

Covid-19 e abitudini di consumo: le difficoltà dei grocer
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Nei mesi di marzo e aprile una nuova ricerca condotta da Blue Yonder sui consumatori europei e statunitensi ha evidenziato come i comportamenti di acquisto siano cambiati durante la pandemia COVID-19. In entrambi i continenti è emerso che il settore della vendita al dettaglio di generi alimentari è stato letteralmente inondato dagli ordini online. Ciò ha portato pesanti conseguenze al servizio offerto dai grocer, in particolare in ambito di ritardi e disponibilità dei servizi di consegna.

  • Stati Uniti: quasi tre quarti (74%) dei consumatori intervistati nel mese di aprile hanno affermato che stavano facendo più acquisti online che in negozio in risposta al COVID-19, in crescita rispetto al 57%, dato emerso dalla stessa ricerca condotta nel mese di marzo.
  • Stati Uniti: sulla base dei risultati dell’indagine di aprile, oltre i due terzi (69%) dei consumatori statunitensi continuano ad acquistare generi alimentari in negozio nonostante la pandemia di COVID-19. Tra i consumatori statunitensi che hanno usufruito della consegna a domicilio di generi alimentari, più della metà (54%) ha dichiarato che ci sono stati ritardi, e il 28% ha affermato che la consegna ha subito oltre tre giorni di ritardo.
  • Europa: quasi due terzi (63%) degli acquirenti che stanno spendendo di più online per la spesa quotidiana affermano che continueranno a farlo anche una volta che la crisi sarà superata.
  • Europa: lo shopping in negozio continuerà a svolgere un ruolo importante nel mondo post COVID-19, tuttavia il 19% degli intervistati (il 23% in Italia) ha dichiarato che probabilmente visiterà i negozi di alimentari e largo consumo meno di quanto facesse prima, un dato che sale al 27% (34% in Italia) per le altre tipologie di negozi.

“I servizi di consegna di generi alimentari e di largo consumo online hanno visto una grande tendenza al rialzo e attirato molti nuovi clienti, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. L’esperienza iniziale dei nuovi clienti è probabile che influenzi la loro decisione di utilizzare nuovamente questo servizio in futuro, quindi è fondamentale che sia positiva”, ha dichiarato JoAnn Martin, vice president, retail industry strategist, Blue Yonder.

“È chiaro che il comportamento di acquisto online e in negozio cambierà a seguito della pandemia COVID-19, ha affermato Wayne Snyder, vice president, retail strategy EMEA, Blue Yonder. Da un lato, molti retailer dovranno incrementare le operazioni di fulfilment online per soddisfare la crescente domanda e le aspettative dei clienti. Dall’altro, dovranno considerare attentamente per il futuro processi adeguati a reagire rapidamente, ma in modo efficiente, alle mutevoli esigenze della domanda per servizi e attività online e offline.”

Garantire il giusto mix di assortimento

La disponibilità delle scorte è stata una delle principali sfide che i retailer si sono trovati ad affrontare durante la pandemia COVID-19:

  • Stati Uniti: quasi nove consumatori su dieci (87%) si sono confrontati con la mancata disponibilità di prodotti.
  • Stati Uniti: tre quarti (75%) hanno dichiarato di essere più propensi ad acquistare lo stesso prodotto da un rivenditore diverso nel caso fosse esaurito presso quello abituale, mentre il 78% ha affermato che preferiva comprare un prodotto di un’altra marca presso lo stesso retailer, se quello del brand desiderato era esaurito.
  • Europa: il 38% degli acquirenti ha dichiarato che, rispetto all’inizio della crisi COVID-19, capita più spesso che i loro articoli e brand preferiti siano esauriti presso la GDO.
  • Europa: i consumatori hanno indicato che prima della crisi ritenevano prioritari, nell’ordine prezzo (72%), gamma di prodotti (54%) e disponibilità di stock (48%). I dati equivalenti per l’Italia sono: prezzo (76%), disponibilità delle scorte (57%) e gamma dei prodotti (55%). Ora invece, la disponibilità dei prodotti è balzata al primo posto (58%), seguita da prezzo (56%) e gamma di prodotti (39%). Anche in Italia si colloca al primo posto la disponibilità dei prodotti (64%), seguita da prezzo (60%) e dalla prossimità del negozio (42%). Questo dato mette in evidenza la rilevanza della prossimità per i consumatori Italiani, che per gli intervistati europei si colloca invece tra il quarto e il quinto posto.

“I modelli di acquisto stanno cambiando, e stiamo assistendo a una rinascita della grande spesa settimanale. È chiaro che i consumatori sono disposti a scendere a compromessi sul prodotto e sul prezzo, a condizione che gli articoli di cui hanno bisogno siano disponibili. I retailer devono pensare all’effetto che questo cambiamento di comportamento avrà e adeguare di conseguenza gli assortimenti dei prodotti, per esempio trovando il giusto bilanciamento tra fresco e prodotti a lunga conservazione”, ha aggiunto Martin.

Impatto a lungo termine sulle abitudini di acquisto di prodotti non alimentari

I risultati chiave hanno rivelato che in Europa quasi la metà (47%) dei consumatori spende di più per i generi alimentari da quando sono state messe in atto le misure per combattere il COVID-19, con oltre un terzo (35%) che ha dichiarato di aver aumentato gli acquisti di generi alimentari online. In Italia il 44% degli intervistati ha dichiarato di aver aumentato gli acquisti online di generi alimentari, e il 40% quelli online di generi non alimentari Il COVID-19 avrà chiaramente un impatto a lungo termine sulle modalità di acquisto di prodotti non alimentari. In Europa, più della metà (58%) dei consumatori ha ridotto le spese di abbigliamento da quanto sono state messe in atto le restrizioni contro il COVID-19 (il 77% in Italia, il 68% in Francia, il 57% in UK, il 48% in Svezia e il 39% in Germania). C’è stata una tendenza simile per i settori fai da te ed elettronica, che hanno registrato una diminuzione della spesa rispettivamente da parte del 40% e 45% (il 48% e 61% in Italia). Comprensibilmente, il settore sanitario ha invertito il trend, con il 23% degli acquirenti che ha detto di aver speso di più durante questo periodo ( contro una media del 17%, in Italia 26% ).

“La preoccupazione costante per i retailer è il rischio che gli acquirenti spendano meno o non visitino i negozi con la stessa frequenza. Per avere successo, le supply chain dei retailer devono essere pronte a fornire ai consumatori i prodotti che desiderano, online o in negozio, nel modo più efficiente possibile. Questo renderà necessario migliorare le capacità di previsione e avere una maggiore visibilità delle supply chain rispetto al passato. L’Intelligenza artificiale e il machine learning possono svolgere un ruolo importante non solo nell’aiutare i rivenditori ad anticipare meglio la domanda, ma anche nell’identificare e risolvere i problemi a un livello più granulare”, ha concluso Snyder.