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Settore IT: necessario un intervento per ridurre l’impronta energetica

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Secondo Greenpeace l’impronta energetica di tutto il settore IT è pari al 7% del consumo energetico globale. E nonostante i data center e il settore della co-location siano solo una piccola parte di tutto il settore IT, hanno invece un grosso impatto quando si parla di consumo energetico. Quello che in molti non hanno realizzato è che un notevole dispiego di energia è necessario per gestire il flusso di dati che si utilizzano per lavorare, per le infrastrutture sociali e per tutto l’entertainment a cui si ha accesso tramite internet. La maggior parte dell’energia è utilizzata per far funzionare l’infrastruttura digitale e raffreddare i grandi centri di data storage. E visto che le nostre vite diventano sempre più connesse, questo dispiego di energia non può che crescere.

Per mitigare l’impatto e ambire alla creazione di un internet più “green”, è necessario che il settore adotti strategie diverse e orientate a una maggiore collaborazione. Prima di tutto dovrebbe cercare di introdurre tecnologie e sistemi più innovativi per consumare meno energia, e farlo in modo prioritario nei piani di ogni azienda e non come un’opzione secondaria. I modi per implementarla sono molteplici, si può fare attraverso lo sviluppo di algoritmi che lavorano i dati con meno potenza di calcolo, utilizzando soluzioni edge cloud in modo che la trasmissione dei dati avvenga tra distanze più brevi o soluzioni pratiche come lo spostamento dei data center in luoghi sotterranei a bassa temperatura e più facili da mantenere freschi.

Il settore sta facendo progressi con il continuo miglioramento dell’efficienza dei macchinari, dei server e dall’infrastruttura dei data center, ma nonostante questo si continua a registrare un aumento del consumo di energia. La spiegazione va trovata nel crescente numero di persone e imprese che usano sempre di più i device connessi e accedono a un sempre più maggiore numero di servizi e contenuti disponibili online. Uno studio finanziato dalla Commissione Europea ha evidenziato che i data center nei paesi Europei nel 2017 hanno consumato il 25% in più rispetto al 2014.

Il secondo grande elemento da tenere in considerazione è l’origine di questa energia. Passando alle fonti di energia rinnovabile, le aziende che dipendono dai dati e i fornitori di CDN possono fare una notevole differenza per l’impatto globale dell’intero settore.

Ci sono altri modi tramite i quali il settore IT potrebbe guidare il cambiamento, educando e informando il grande pubblico di questo problema. Nonostante il grande numero di servizi digitali accessibili a tutti, il problema rimane invisibile per i consumatori. Non c’è un modo scontato per far capire alle persone che una domenica sul divano con un’abbuffata di serie tv o con l’album preferito in streaming tutto il giorno, faccia crescere notevolmente la propria carbon footprint; è tutto molto intangibile. Ma ci sono altri modi con cui i consumatori possono avere un ruolo rilevante, mantenendo lo stesso livello di intrattenimento. Un esempio potrebbe essere quello di avere le proprie canzoni preferite direttamente nella cache del proprio device, invece di ascoltarla in streaming ogni volta. Utilizzare il Wi-Fi appena possibile, a livello energetico è più efficiente del 3G o del 4G. Sono piccoli cambiamenti, semplici da implementare, ma se fatti da molti, aiutano.

Il settore tecnologico gioca un ruolo vitale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, considerando che secondo l’ONU rimangono 11 anni per prevenire danni irreversibili all’ambiente. Il consumo energetico per far funzionare e mantenere la temperatura dei data center si prevede che raggiunga 73 miliardi di kWh entro il 2020, è quindi arrivato il momento che le aziende tecnologiche capiscano come ridurre il loro impatto negativo sull’ambiente. Un approccio olistico e trasparente richiede alle organizzazioni di implementare strategie di sostenibilità ed estendere queste attività dalla presidenza fino al livello di base, aumentando la consapevolezza del cambiamento climatico in tutta l’azienda.

Rendendo gli stakeholder, i dipendenti e i clienti più consapevoli della pressione del settore tecnologico sull’ambiente, sarà più facile redarguire chi ignora gli impegni di sostenibilità.

A cura di Mike Mattera, Director of Corporate Sustainability di Akamai

 

Redazione BitMAThttps://www.bitmat.it/
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