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SPID: cosa si nasconde dietro l’identità digitale?

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Tempo di lettura: 3 minuti

Sono solo passati pochi giorni dal suo lancio, ma è già ampio il fermento nato attorno a SPID il sistema pubblico d’identità digitale che garantisce l’utilizzo di un unico PIN per usufruire di tutti i servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione e dalle aziende. L’obiettivo del Governo è infatti quello di semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e pa, ma anche abbattere la scarsa propensione nell’uso dei servizi online dovuta sia da un gap di competenze, ma soprattutto per la bassa fiducia nella sicurezza di queste pratiche.

Lo SPID deve essere considerato come uno strumento strategico per l’Italia su cui puntare per migliorare l’efficienza del sistema paese – spiega Francesco Tortorelli, Dirigente Responsabile Area Architetture, standard e infrastrutture AgID – E i vantaggi sono tanti e per tutti: basti pensare che mediamente ognuno di noi possiede circa 5 diverse identità solo nei rapporti con la pubblica amministrazione (Inps, Motorizzazione, Equitalia per citarne qualcuno). Tutto ciò comporta elevati costi di gestione (una grande amministrazione ha dichiarato di spendere 3,5 euro all’anno per ogni singola identità), ma anche problemi di aggiornamento e di uniformità tra i diversi enti. Tutte criticità queste che sarebbero certamente ridotte, con anche la possibilità di aprire nuove frontiere di servizi che prima non erano realizzabili, ad esempio per attività legate ai minori”.

Ma come funziona SPID?

A partire dal 15 marzo 2016 è possibile richiedere e ricevere la propria identità digitale facendone richiesta ad uno dei 3 Identity Provider accreditati: InfoCert, Poste Italiane e Tim. La priorità, come nel caso di InfoCert, società del gruppo Tecnoinvestimenti sarà fornita a coloro che hanno formulato la propria richiesta prima del lancio ufficiale di SPID.

Per usufruire dei servizi digitali offerti dalle PA e di tutti i siti web che aderiranno al sistema SPID è per prima cosa necessario richiedere l’InfoCert ID (che è gratuito per tutti coloro che effettueranno la richiesta entro il 31/12/2016 per i primi 2 anni), un account composto da un set di Credenziali (username, password e OTP) collegate all’identità digitale di un utente. Queste le 4 modalità alternative per ottenere  l’InfoCert ID:

  1. Se si è possessori di una Firma Digitale emessa da un Ente Certificatore accreditato su Smart Card o Chiavetta USB è possibile utilizzarla per firmare digitalmente la richiesta di attivazione del servizio in modo gratuito.
  2. Se si possiede una Carta di Identità Elettronica o una Carta Nazionale dei Servizi si può utilizzarla per l’autenticazione e completare la richiesta online, gratuitamente ed in pochi minuti.
  3. Incontro “fisico” su appuntamento presso una delle sedi di InfoCert di Roma, Milano o Padova.
  4. Videochiamata attraverso una webcam nella quale un operatore accerterà le credenziali dell’utente. Il servizio è però a pagamento.

Una volta ottenuto l’InfoCert ID basterà collegarsi ad un portale che supporti lo SPID, inserire le credenziali (che dipendono dal livello di sicurezza richiesto) per utilizzare i servizi offerti.

Grande la sicurezza garantita dallo SPID

Esistono tre tipologie di identità SPID che possono essere richieste, ciascuna delle quali corrisponde ad un crescente livello di sicurezza:

  • Livello 1: Basterà inserire lo userID e il PIN unico;
  • Livello 2: Oltre a userID e password è necessario anche l’inserimento del codice OTP (One Time Password);
  • Livello 3: per questo livello è necessario richiedere un dispositivo collegato al proprio InfoCert ID, ad esempio una smart card, da utilizzare al momento dell’autenticazione

In più, per garantire una maggiore protezione del cittadino, il PIN viene cambiato ogni 6 mesi e vengono effettuate verifiche periodiche per garantire la veridicità dei dati inseriti. Lo SPID risulta inoltre un ottimo sistema antifrode in quanto risulterà molto più difficile cercare di falsificare la propria identità soprattutto quando la verifica viene effettuata attraverso la webcam.

“Siamo appena partiti, ma le cose da fare son ancora tantissime. – prosegue Tortorelli. – Entro i prossimi 2 anni tutta la pubblica amministrazione sarà obbligata ad utilizzare lo SPID e siamo convinti che l’iniziativa verrà accolta con entusiasmo anche dalle imprese private e dai cittadini”.

Nel frattempo il primo traguardo è a giugno 2016: l’obbligatorietà dello SPID riguarderà 8 regioni, 6 comuni e 8 grandi enti, che rappresentano l’80% degli utenti digitali italiani nei confronti della pubblica amministrazione.

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