Ogni inizio anno il settore Finance si riempie di previsioni. Intelligenza artificiale, automazione, dati in tempo reale: i titoli cambiano poco, mentre la tecnologia avanza velocemente. Eppure, guardando al 2026, il vero punto non è cosa farà l’AI, ma come le aziende sceglieranno di usarla. O, più precisamente, quanto a lungo continueranno a rimandare.
Negli ultimi anni i direttori finanziari hanno affrontato l’innovazione con una cautela comprensibile. Gestire il rischio fa parte del loro mestiere. Ma oggi questa prudenza rischia di trasformarsi in un limite, perché molti sistemi legacy semplicemente non sono più in grado di sostenere il ritmo della finanza moderna. L’AI, in questo contesto, non è una scommessa futuristica: è uno strumento concreto per lavorare meglio, con più controllo e più trasparenza.
Il cambiamento più evidente che vedremo nel 2026 è proprio questo: i leader finance inizieranno a usare l’AI con maggiore sicurezza e intenzionalità. Non più progetti pilota isolati, ma applicazioni quotidiane che incidono davvero sulla produttività dei team.
L’AI permette di automatizzare attività ripetitive, liberando tempo per lavori a maggior valore. Ma soprattutto offre l’opportunità di far crescere le competenze delle persone, spostando l’attenzione dall’operatività pura all’analisi, alla strategia, alle decisioni. È un passaggio culturale prima ancora che tecnologico.
Un esempio emblematico in tal senso è la gestione delle frodi. Oggi cresce la preoccupazione per l’uso dell’AI nella creazione di documenti falsi, come ricevute o giustificativi di spesa. Secondo i dati di Soldo, il 41% dei responsabili finanziari italiani teme l’arrivo di frodi legate a ricevute false generate dall’AI.È un timore reale, che porta molte aziende a irrigidire i controlli e rallentare i processi.
Ma il problema non è l’AI in sé. Il problema sono i sistemi frammentati e opachi che lasciano spazio a errori, manipolazioni e zone grigie. Un approccio moderno e trasparente alla spesa, in cui ogni pagamento digitale è tracciabile, collegato automaticamente alle note spese e visibile in tempo reale, riduce drasticamente questi rischi.
Usata nel modo giusto, l’AI non toglie controllo ma lo rafforza. Aiuta i team finance a individuare anomalie più rapidamente e ad agire con maggiore sicurezza, senza bloccare il business. Ed è proprio questo equilibrio – controllo senza paralisi – che farà la differenza.
C’è poi un rischio meno evidente, ma altrettanto rilevante: la frizione interna. Sistemi complessi e policy poco chiare non danneggiano solo l’efficienza amministrativa, ma anche la crescita.
Molte aziende del Finance faticano a costruire relazioni commerciali solide perché i dipendenti si sentono poco supportati nello spendere per conto dell’azienda. Secondo i dati Soldo, il 45% dei dipendenti italiani è titubante nel presentare una nota spese e il 39% evita del tutto, rinunciando a rimborsi che sarebbero legittimi. Pranzi di lavoro, incontri con clienti, spese operative necessarie: quando i processi sono macchinosi o le regole ambigue, le persone rinunciano. Il risultato è duplice: opportunità perse e una visione distorta della spesa reale.
Nel 2026, sottovalutare l’impatto di sistemi frammentati e policy poco comprensibili sarà un errore strategico. Centralizzare la gestione della spesa e renderla accessibile, chiara e tracciabile significa non solo avere dati migliori, ma mettere le persone nelle condizioni di contribuire alla crescita.
Se oggi dovessimo consigliare il leadership team di una banca o di un’azienda finanziaria, indicheremmo una priorità chiara: costruire uno stack tecnologico moderno, davvero adatto allo scopo. Non si tratta di accumulare strumenti, ma di scegliere soluzioni coerenti con obiettivi di business precisi e basate su dati puliti e di qualità.
L’adozione responsabile dell’AI sarà centrale in questo percorso. Aiuterà a semplificare l’amministrazione finanziaria, colmare i vuoti informativi sulla spesa, migliorare l’efficienza quotidiana e individuare attività sospette con maggiore rapidità. Senza una base solida, però, anche la tecnologia più avanzata rischia di fallire.
Guardando al 2026 e oltre, l’AI non sarà un “nice to have” per i team finance. Diventerà una necessità competitiva. Le organizzazioni che continueranno a rimandare la modernizzazione dei propri sistemi rischiano di muoversi più lentamente, di prendere decisioni peggiori e di restare indietro rispetto a competitor più agili.
Il vero discrimine nel Finance non sarà chi usa l’AI, ma chi ha costruito sistemi in cui le persone possono usarla senza paura. È lì che si giocherà la partita.
di Gianluca Salpietro, Head of Sales di Soldo in Italia

























































