
Per lungo tempo la finanza d’impresa e il ruolo del CFO si sono basati su un linguaggio lineare, centrato su margini, utili e flussi di cassa. Questi numeri, solide certezze del passato, non bastano più a descrivere ciò che rende un’azienda realmente competitiva. La sostenibilità, nelle sue dimensioni ambientale, sociale e di governance, è ormai parte integrante del capitale aziendale. L’ESG, in questo scenario, non è un’estensione etica del bilancio, né un mero adempimento: è un sistema di misurazione che integra performance finanziarie e impatti sul mondo che circonda l’impresa, con effetti diretti sul rating creditizio, sulla struttura del capitale, sui flussi di cassa futuri e sul costo del rischio.
CSRD e nuovi standard: il CFO come garante del reporting integrato
L’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), in particolare, ha segnato un punto di svolta. Le imprese oggi sono chiamate a rendicontare informazioni non finanziarie secondo gli standard ESRS con la stessa accuratezza richiesta ai dati contabili. Per il CFO, questo rappresenta una responsabilità nuova e ampia, che non vuol dire unicamente aggiungere un capitolo al bilancio: significa integrare un insieme di dati che provengono da ogni area aziendale e che devono essere raccolti, verificati e garantiti con rigore.
In tal senso, il CFO deve assicurare la tracciabilità delle informazioni ambientali e sociali, comprendere processi industriali e dinamiche HR, valutare consumi energetici, emissioni di CO₂, gestione dei rifiuti, ma anche tassi di infortuni, politiche di diversità, pratiche anticorruzione. Questa complessità rende necessario un processo di raccolta dati cross-funzionale e un controllo interno capace di evitare incoerenze e discrepanze. Il bilancio, di conseguenza, non è più solo un rendiconto economico, ma – in un certo senso – diventa una fotografia complessiva della licenza di operare dell’azienda nella società.
L’assurance esterna sui dati ESG, che affianca quella sul bilancio civilistico, aumenta ulteriormente il livello di responsabilità del CFO, che deve garantire che ogni informazione sia supportata da evidenze documentali verificabili.
Finanza ed ESG: la convergenza che sta ridisegnando i mercati
I cambiamenti, però, non riguardano solo il perimetro interno dell’impresa. La finanza globale, infatti, si sta orientando verso modelli di valutazione sempre più integrati. Oltre il 70% dei grandi fondi internazionali oggi considera i criteri ESG nei propri processi di investimento, mentre le banche stanno adottando logiche di pricing basate sul profilo di sostenibilità delle aziende. La Tassonomia UE, inoltre, classifica le attività economiche in base al loro contributo ambientale, influenzando direttamente l’accesso al capitale.
In questo contesto, il CFO assume un ruolo centrale nell’interpretare come gli investimenti “green” incidano sul costo del capitale e sulla competitività. Mappare i CapEx e gli OpEx allineati alla Tassonomia UE diventa essenziale per distinguere gli investimenti realmente sostenibili da quelli tradizionali. Allo stesso modo, la capacità di negoziare strumenti finanziari legati alla performance ESG diventa un vantaggio competitivo, come i sustainability-linked instruments che, costruiti su obiettivi misurabili come la riduzione delle emissioni, permettono alle imprese di ottenere condizioni economiche più favorevoli.
La sostenibilità, di fatto, entra nella pianificazione industriale come variabile decisiva e nei compiti del CFO, chiamato a valutare il rischio di transizione climatica nei business plan, interpretare i costi futuri della carbon tax, comprendere l’eventualità di stranded assets e gestire l’impatto regolatorio in evoluzione. La finanza, così, diventa non solo un sistema di misura, ma una leva di governo della sostenibilità.
Pianificazione e strategia: integrare la sostenibilità nel cuore della gestione
Integrare l’ESG nella pianificazione finanziaria, in sintesi, significa riscrivere le logiche con cui l’impresa pensa il proprio futuro. Il Chief Financial Officer deve essere in grado di inserire gli indicatori ESG accanto ai KPI economici, affinché la performance sia valutata nella sua interezza, ma deve anche coordinare processi che collegano la remunerazione variabile del management al raggiungimento di obiettivi misurabili, superando logiche di incentivazione esclusivamente economiche.
Uno degli aspetti più delicati di questo percorso, infatti, riguarda la valutazione degli investimenti sostenibili. Il CFO è chiamato a considerare non solo il payback period tradizionale, ma anche i benefici indiretti delle politiche “green” adottate: riduzione di sanzioni ambientali, diminuzione dei consumi energetici, maggiore efficienza produttiva, accesso a condizioni creditizie agevolate. Questi elementi, spesso non immediati, ridefiniscono la convenienza economica degli investimenti sostenibili.
La contabilità analitica ESG, in questo scenario, assume un ruolo specifico e chiede al CFO di tracciare i costi della transizione in modo puntuale, distinguendo gli investimenti in efficientamento, le certificazioni ambientali, i programmi di formazione interni e tutte le iniziative legate alla sostenibilità. Questo nuovo livello di dettaglio consente all’impresa di avere una visione chiara e verificabile della propria traiettoria evolutiva in linea con i criteri ESG.
Governance dei dati: l’argine strutturale al rischio di greenwashing
L’attenzione crescente alla sostenibilità, però, porta con sé un rischio significativo: quello di comunicare un’immagine più virtuosa di quanto non sia la realtà. Il fenomeno del greenwashing, infatti, può emergere non solo da comportamenti opportunistici, ma anche da dati raccolti in modo approssimativo o da processi non completamente strutturati. Per questo la governance dei dati ESG deve essere parte integrante del ruolo del CFO.
La funzione amministrativo-finanziaria è chiamata ad assicurare sistemi informativi integrati, strumenti digitali avanzati, audit trail completi e procedure interne di validazione che isolino eventuali incoerenze. Anche il presidio del rischio reputazionale e di conformità rientra nelle responsabilità del CFO, che deve garantire che ogni dato ESG sia verificabile come un dato contabile. In questo percorso, diventa cruciale anche la formazione del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Controllo e Rischi, affinché possano interpretare correttamente i nuovi indicatori e tradurli in decisioni strategiche consapevoli.
PMI: un percorso più complesso, ma non rinviabile
Per le piccole e medie imprese, integrare i criteri ESG in modo strutturato presenta sfide particolarmente rilevanti. Molte PMI, infatti, non dispongono delle risorse né delle competenze necessarie per misurare indicatori complessi, soprattutto quelli relativi alle emissioni indirette. Capire l’impatto dei fornitori, quantificare gli spostamenti dei dipendenti o analizzare in dettaglio la composizione dell’energia acquistata richiede strumenti e professionalità che spesso non sono presenti internamente.
Questa difficoltà espone le PMI a un rischio concreto di stime poco accurate, che possono alimentare involontariamente rappresentazioni distorte o incomplete. Anche il rapporto con il sistema bancario può risultare complesso. Molti questionari ESG degli istituti di credito non sono calibrati sulle realtà di servizi o sulle specificità del tessuto produttivo italiano, generando valutazioni che non riflettono la reale sostenibilità dell’azienda. Allo stesso tempo, molte banche stanno sviluppando prodotti finanziari che prevedono condizioni più favorevoli a fronte di impegni misurabili in termini di sostenibilità, chiedendo alle imprese di dimostrare progressi anche quando il percorso è appena iniziato.
Nonostante le difficoltà, per le PMI, così come per le grandi imprese, il tema non è rinviabile. La sostenibilità dovrà essere integrata gradualmente nei processi aziendali, attraverso strumenti digitali più evoluti, una raccolta dati più strutturata e un percorso di consapevolezza interna che coinvolga sia le funzioni operative che quelle decisionali. Un percorso in cui il CFO sarà sempre più chiamato a giocare un ruolo chiave, di garante e custode della credibilità complessiva dell’impresa.
A cura dell’Ufficio Analisi di Finanza.tech


























































